Rigopiano: nonostante l’allerta, la Polizia provinciale scortava i clienti per raggiungere l’hotel

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Il processo mediatico sui fatti di Rigopiano, l’hotel travolto da una valanga con una massa di migliaia di tonnellate di neve, continua sul palcoscenico delle Tv nazionali.

di Antonio Del Furbo

Durante la trasmissione di Massimo Giletti, L’Arena, sono venute fuori altre importanti verità. 

“Perché la strada era chiusa dalla neve?” ha chiesto il conduttore al sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta.

“La strada è di competenza Provinciale e non ero attrezzato per pulirla. Lo Stato non solo ci abbandona quando ci sono questi eventi importanti, ma lo fa sistematicamente anche nella quotidianità. In quei giorni sono salito su per vedere se le strade erano in sicurezza. Martedì ho soccorso disabili. Mi sono attivato con la Regione per avere soccorsi. E siccome non arrivavano ho ricontattato nuovamente la Regione mercoledì mattina. I soccorsi sono arrivati solo quando la situazione era degenerata”.

Giampiero Parete, il superstite che aveva avvertito Quintino Marcella appena venuta giù la valanga sull’hotel, riferisce un dettaglio importante:

“sono arrivato il martedì pomeriggio, scortato dalla Polizia Provinciale per raggiungere l’hotel. Davanti a noi c’era lo spazzaneve per farci passare e raggiungere l’hotel. La polizia provinciale era al bivio di Farindola”.

E Giletti puntualizza:“ma com’è stato possibile che, nonostante l’altissimo rischio valanghe diffuso dal bollettino Meteomont che indicava un pericolo di 4 su 5, le auto continuavano a salire?” 

Il valore ‘4’ significava “marcato pericolo”: un rischio reale. Ora i carabinieri del Nucleo investigativo e i Carabinieri forestali hanno sequestrato quei bollettini per capire se quell’allarme è stato rilanciato oppure no ai Comuni montani. 

E se intanto si fosse evacuato l’Hotel?

“Noi non avevamo il compito né di evacuare l’hotel né di dare l’allerta” precisa Lacchetta. Eppure, oltre all’allerta, c’era un precedente già accaduto: l’8 marzo 2015 in venti rimasero sequestrati nell’hotel per via della neve. In quell’occasione gli elicotteri pensarono a distribuire medicinali e cibo.

Io ho chiamato alle 7 di mattina” racconta un uomo che non vuol farsi riconoscere. “Avevo già avvertito che la situazione qui era drammatica. Mi hanno detto che la turbina era sulla Majella. E l’altro? La Provincia ha a disposizione due mezzi. Dov’era l’altro?”.

Lunimoc è l’altro mezzo a disposizione della Provincia che però è in riparazione dal 7 gennaio:“la trasmissione è rotta e ci vogliono ventimila euro per ripararla” dicono dell’officina dov’è in riparazione. Insomma, la Provincia ha a disposizione due operai e due mezzi (di cui uno rotto) per gestire 900 km di strade abruzzesi. 

“La mattina del mercoledì abbiamo partecipato al tavolo con il prefetto e ho segnalato la drammaticità della situazione” ha riferito Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara.

“Nessuno ha mai pensato che la viabilità potesse essere interrotta. La mail non l’ho vista. I nostri mezzi non erano all’altezza di gestire la situazione. La Provincia aveva 28 operatori esterni e 20 interni e avevamo un piano neve adeguato a quello che accade in Abruzzo in generale”. 

Parete riferisce:

“Noi avevamo fatto il check out e pronti per andare via il mercoledì” e Massimo Giannini di Repubblica sottolinea:“gli altri il martedì sono andati via nonostante l’invito del gestore dell’albergo a rimanere e nonostante avesse proposto uno sconto. Il martedì la gente continuava a salire mentre i giovani scendevano”.

E Parete conferma:“c’era la Polizia provinciale che ci scortava per raggiungere l’albergo”

Dunque, l’ordine cronologico dei fatti: 

– il 18 gennaio ore 13.57 una mail viene inviata dal direttore dell’albergo al Provincia di Pescara, Polizia Provinciale e oPrefettura; 

– alle 17.08 arriva una prima telefonata di Giampiero Parete al 118 che viene agganciata al centralino di Chieti:

“Noi stiamo all’hotel Rigopiano di Farindola c’è stata una…valanga”. Dall’altra parte del telefono:“Resti in linea, le passo Pescara”. Parete:“All’hotel Rigopiano di Farindola c’è stata una slavina: l’Hotel non c’è più. Ci sono dispersi. Non c’è più niente. È crollato tutto…è crollato…”. 

Le segnalazione viene passata alla prefettura che alle 17.40 contatta il direttore dell’albergo che risponde:

“Ho chattato un’ora fa con l’hotel”. Ma il direttore non è in hotel ma a Pescara.

 – Alle 18 parete scrive a Marcella:“aiuto, aiuto qui è venuto giù tutto”. Marcella comincia a chiamare tutti i numeri di emergenza:“mi sente…il mio cuoco mi ha contattato e Rigopiano è crollato” riferisce in una delle tante telefonate Marcella.

dall’altra parte del telefono però rispondono:“il 118 mi conferma che è tutto ok…hanno parlato con il direttore”

– alle 19.01 Parete effettua una seconda telefonata al 118:

“a Rigopiano c’è stata una valanga…mi sente…Farindola…Rigopiano…c’è stata una valanga…l’hotel non c’è più…”

Nella telefonata si sente qualcuno da lontano che dice:“no, no, lasciamo perdere…”, come se Parete si stesse inventando tutto.

Finalmente c’è qualcuno che crede a Marcella e fa scattare la macchina dei soccorsi. 

 “In quel momento stavo fuori di testa perché continuavo a ripetere a tutti i numeri d’emergenza…che Rigoopiano non c’era più” aggiunge Marcella.

E Parete lo hanno richiamato? “A me nessuno mi ha richiamato”.

“Stiamo perdendo la memoria della natura. La valanga non dice quando scende ma ti dice che lì cadrà” osserva Mauro Corona, scrittore, alpinista e scultore italiano.

Partono le immagini dell’elicottero che sorvola Rigopiano dopo la tragedia e Giletti nota un’altra costruzione che è posizionata tale e quale a quella dell’hotel. 

Al rientro in studio c’è la telefonata in diretta di Alessio Feniello, il padre che ha perso il figlio sotto la valanga:

“ho provato a fare un confronto con Prefetto, presidente di Regione, Provincia, sindaco di Farindola e tutti gli Enti ma nessuno mi ha detto nulla. Voglio risposte e basta. Lì ci poteva essere il figlio del prefetto o di qualsiasi altra persona. Cosa avrebbero fatto loro in quel caso? Quelle persone sono state uccise.”

La trasmissione mette in risalto un altro aspetto non di poco conto: il rifugio Tito Acerbo, inglobato poi nell’hotel Rigopiano, era costruito in maniera che non si opponesse alla valanga. Perché la nuova struttura non è stata costruita seguendo le stesse dinamiche? Eppure la Commissione valanghe di Farindola, istituita nel 1999 e per qualche strano mistero sciolta nel 2005, aveva avvertito più volte della pericolosità.

La guida alpina Pasquale Iannetti nel 1999 scriveva:

“In merito alla possibilità di caduta di masse nevose, slavine o valanghe nell’area di Rigopiano, non vi è dubbio che sia il piazzale antistante il rifugio Acerbo che la strada provinciale che porta a Vado di Sole possano essere interessate da caduta di masse nevose o valanghe”.

“La zona di Rigopiano deve essere tenuta sotto stretto controllo.Vero è che si ha memoria di un fenomeno rilevante risalente al 1959, ciò non deve essere considerato un fatto che non si possa ripetere. Con questi dati la Commissione valanghe potrà fornire indicazioni certe affinché per il futuro si possa garantire la sicurezza delle infrastrutture alberghiere, delle strade e dei parcheggi di Rigopiano”.

Nel Verbale del 11 marzo 1999 si legge:

“Si è ritenuto opportuno di tenere sotto controllo la zona di Valle Bruciata, piazzale di sosta Rigopiano in prossimità del bivio di accesso per Castelli e Fonte della Canaluccia mediante controlli quotidiani a vista nelle ore più calde, se si notassero distacchi e principi di scivolamento si potrà prendere tempestivamente precauzioni a garanzia di eventuali calamità”. Verbale del 4 marzo 2003: “La Provincia ha ritenuto di non provvedere allo sgombero della neve tra Vado Sole a Rigopiano in modo da non consentire il transito, per garantire l’incolumità pubblica e privata “.

A febbraio 2003 la Commissione scrive:

“Il rischio valanghe su entrambi i versanti risulta di livello 4, con condizione di pericolo forte, per cui sono da aspettarsi valanghe spontanee di medie dimensione anche singole grandi”, si legge nella relazione finale. In Commissione, dunque, è noto a tutti che le vie d’accesso al sito dell’albergo e località ad esso molto vicine possono rappresentare un grave pericolo per l’incolumità delle persone in certi periodi dell’anno”.

Il 24 febbraio 2005 arriva l’ultimo verbale: quel giorno presiede il sindaco Massimiliano Giancaterino:

“La volontà politica del Comune di Farindola è quella di tenere sgombera dalla neve la provinciale fino alla località Fonte Vetica, al fine di non precludere le attività legate al turismo invernale nella zona”. Fonte Vetica ospita un rifugio e si trova sul versante opposto. Ha con l’hotel Rigopiano un paio di similarità: è difficile da raggiungere quando nevica forte; stimola l’indotto.”

Da quel 2005 la Commissione valanghe di Farindola sparisce nonostante la Prefettura di Pescara abbia ribadito ai sindaci la necessità di ricostituirla.

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