Rubli alla Lega: la trappola per Salvini, il falso dossier sul Russiagate e il “nazista” Savoini

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Dopo la bomba lanciata ieri dal sito americano Buzzfeed, inevitabilmente si è sviluppato, oltre a un dibattito politico, anche una questione morale sulla vicenda che ha coinvolto la Lega sui presunti accordi per trasferire fondi russi al partito.

I petrolieri russi e i fondi della Lega: “questione politica, vogliamo finanziare la campagna elettorale”

Gianluca Savoini sembra molto nervoso dopo le ultime rivelazioni del giornale online: “Mistificazione, inganno, falsità, mascalzonata, ecco cos’è” ha detto a Repubblica. Savoini è stato giornalista all’Indipendente e alla Padania, poi portavoce di Bobo Maroni, oggi vicepresidente del Corecom Lombardia e, infine, capo dell’associazione Lombardia-Russia.

“E che ne so, chi se lo ricorda? Guardi che oggi come oggi non serve molto per manomettere un file, tagliare frasi, alterare la voce. È malafede, una porcheria, anche perché chi l’ha fatta non ha mica la prova del versamento su un conto corrente. Non c’è niente perché non c’è mai stata neanche l’intenzione di fare niente del genere”.

Così Savoini risponde a Matteo Pucciarelli di Repubblica che gli chiede conto dell’audio. E, riguardo ai presunti rubli non messi in bilancio, Savoini aggiunge:

“ma dico: si citano grandi aziende, le sembra che abbiano bisogno di me? Io di queste cose non ne capisco nulla, non me ne sono mai occupato. Le pare poi che io, se fosse, ne parlerei nella hall di un grande albergo, in un luogo pubblico? Non prendiamoci per i fondelli su”.

E come sarebbe uscito fuori l’audio? 

“Lo avrà fatto qualcuno e lo avrà passato ai giornalisti, poi non mi riconosco nella voce né nei discorsi che faccio, ci sono un sacco di rumori; e comunque io ero lì che bevevo un caffè insieme ad altra gente, c’erano dieci-quindici persone, non so neanche bene di cosa parlassero”.

Savoini non ha dubbi: quelle persone non le conosceva.  

“Conosco solo Andrea Mascetti di banca Intesa, mi hanno chiesto se lo conoscevo e ho risposto di sì, come posso conoscere lei se mi fanno la domanda no? Lui è nella Lega dal 1991, tra l’altro, come me. Comunque il punto è che se serve un colpevole allora mi offro, anche se non ho fatto nulla. Salvini in questa vicenda non c’entra niente, non sa niente, ero io lì e non lui, se la prendessero con me.” Dopodiché aggiungo che ogni partito sarebbe meglio guardasse a casa propria”.

Savoini non ha dubbi: la vicenda è una trappola per Matteo Salvini.

“Questa è una spy story all’amatriciana, soldi non ce ne sono, valigette non ce ne sono, non ho mai fatto nulla di illegale nella vita, soldi non ne sono arrivati”. “Qualcosa di losco c’è. Guarda caso, arriva Putin in Italia ed ecco qua…”.

Savoini: il sovranista neonazista

Per Matteo Salvini, dunque, il problema è Gianluca Savoini, ligure di Alassio di 56 anni, sovranista neonazista ante litteram, agente di influenza russo e plenipotenziario dei rapporti politici ed economici della Lega con il Cremlino di Vladimir Putin.
Il nome di Savoini uscì all’epoca dell’inchiesta della Procura di Genova sui mercenari italiani neonazisti avviati nel Donbass per affiancare le formazioni paramilitari filo russe. Savoini ai tempi della redazione della Padania (1997) aveva rapporti con camerati come Maurizio Murelli (condannato a 17 anni per una bomba a Milano nel 1973). Un “neonazista”, come raccontano nel libro di Claudio Gatti, i suoi ex colleghi al quotidiano della Lega. “Nessun altro come lui aveva quelle pulsioni fascistoidi-naziste”, dice l’ex caporedattrice Stefania Piazzo. Insieme all’ex deputato leghista Claudio D’Amico stende un network di società di import-export, molte con sede in Russia.

I limiti dell’inchiesta

Si tratta di capire, a questo punto, quanto sia affidabile il sito Buzzfeed visto che è lo stesso giornale che ha pubblicato il falso dossier sulla Russiagate redatto dall’ex spia britannica Christopher Steele contro Donald Trump.

Tra l’altro il giornale non è stato in grado di determinare né l’identità dei russi che hanno partecipato all’incontro né degli accompagnatori italiani di Savoini. Né tantomeno di accertare se i soldi di cui si parla sono poi finiti effettivamente nelle casse della Lega. Le dichiarazioni di Savoini in cui parla di voler cambiare l’Europa proverebbero, appunto, solo una legittima volontà politica.

“Come mai il sito americano ha pubblicato un file tutto sommato ininfluente attribuito a Gianluca Savoini e non ha diffuso altri estratti della conversazione durata circa un’ora e un quarto?” chiede il Giornale.

Ancora. Riguardo la transazione in cui sarebbe coinvolto un gigante dell’energia russo per vendere 3 milioni di tonnellate di petrolio all’Eni per il valore di 1,5 miliardi di dollari, sarebbero avanzati 65 milioni di dollari finiti nelle casse della Lega. Ma, anche qui, il sito americano non è in grado di affermare se la transizione sia effettivamente avvenuta o meno. Buzzfeed ammette: “Non è chiaro se l’accordo negoziato al Metropol sia mai stato eseguito, o se la Lega abbia ricevuto finanziamenti, ma la registrazione ha sollevato seri interrogativi sui legami tra Lega e Mosca”.

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