Scandalo Rai: la “Vita in diretta” fa business con il dolore

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I belli della diretta offendono la dignità di un padre e di una madre con un figlio affetto da una patologia neurodegenerativa. Davanti le telecamere sorrisi e cortesie ma dietro solo indifferenza e business. Il papà di Giovanni Procentese, Giuseppe, ci ha raccontato la triste vicenda che ha vissuto.

I belli della diretta offendono la dignità di un padre e di una madre con un figlio affetto da una patologia neurodegenerativa. Davanti le telecamere sorrisi e cortesie ma dietro solo indifferenza e business. Il papà di Giovanni Procentese, Giuseppe, che abbiamo conosciuto qualche mese fa quando ci ha fatto conoscere il dramma familiare, (Giovanni Procentese, il bimbo condannato a morire) ci ha raccontato la triste vicenda avuta con “La vita in diretta” di Rai Uno. “Martedì sera sono stato contattato dalla Rai, mi hanno chiesto se l’indomani (il mercoledì) avrei voluto partecipare alla trasmissione, con una diretta da casa mia per raccontare la raccapricciante storia di mio figlio Giovanni, in lista di attesa a Brescia, per le cure con cellule staminali”. Il piccolo Giovanni attende dal 18 marzo scorso, nonostante un giudice del lavoro del tribunale di Salerno abbia ordinato agli Spedali di effettuare la terapia. “Giovanni non è stato chiamato – racconta Giuseppe – anzi è stato scavalcato da altri pazienti che, con sentenze successive a quella nostra, ad oggi sono già alla terza o quarta infusione”. Giuseppe comunica la propria disponibilità all’azienda di partecipare alla diretta e il mercoledì mattina, alle 11, i tecnici iniziano la sistemazione delle attrezzature.

“Siamo stati a completa disposizione del regista e della giornalista che avrebbero dovuto intervistarmi”. Vista l’occasione di poter raccontare all’Italia intera il dramma e chiedere un aiuto e un supporto, Giovanni è rimasto in casa senza nemmeno fare la terapia. “Finalmente alle 17 ci siamo posizionati per andare in onda, facendo tutte le dovute prove ed alle 17 e 40 avremmo dovuto intervenire in diretta con la trasmissione. Giunta l’ora vedevamo nel monitor il protrarsi dei tempi di altre pagine in scaletta, fino a quando si è avuta la notizia della decadenza di Berlusconi da senatore. Noi siamo rimasti lì fermi in attesa del collegamento e, a noi ed agli operatori, nessuno comunicava nulla. Ad un certo punto, pochi minuti prima della conclusione della trasmissione, alla giornalista che mi era accanto è stato comunicato che non c’era più tempo per la nostra diretta”. Quindi Giuseppe è diventato una furia:”Sono sobbalzato dal divano gettando via microfono e chiedendo loro di smontare tutto ed andare via. Mi sono sentito davvero umiliato, la storia di un bambino con una patologia dall’esito infausto buttata fuori dalla scaletta per dare spazio a notizie, che seppur importanti, non avevano alcun diritto di cancellare la parola alla mia famiglia che vive una situazione così grave. Neanche il buon gusto di scusarsi dagli studi per la mancata diretta: il resto e’ solo rabbia..sdegno e mortificazione”. Solo nella serata, ci racconta Giuseppe, sono arrivate per telefono le scuse dei direttori e degli autori. “A loro ho detto semplicemente di essere lasciato tranquillo con la mia famiglia. Anche se afflitti dal dolore abbiamo una dignità che va rispettata e non calpestata”.

ZdO 




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