Soldi del gioco d’azzardo ai politici: gli eletti abruzzesi ne sanno qualcosa?

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Filippo Roma lo ha denunciato ieri sera in un servizio de “Le Iene” ma Enrico Letta è sfuggito alle domande. I nostri parlamentari sanno che i soldi del gioco d’azzardo servono anche per finanziare la fondazione del premier?

Filippo Roma lo ha denunciato ieri sera in un servizio de “Le Iene” ma Enrico Letta è sfuggito alle domande. I nostri parlamentari sanno che i soldi del gioco d’azzardo servono anche per finanziare la fondazione del premier? Difficile saperlo se nessuno glielo chiede. Non dobbiamo mai dimenticare che gli abruzzesi sono stati capaci di eleggere personaggi del calibro di Antonio Razzi in Senato. Poi, sempre in Abruzzo, sono stati mandati in Parlamento e trasformati in Ministri e Sottosegretari uomini come Gaetano Quagliariello e Giovanni Legnini. Saranno sicuramente contenti quanti speravano per una risoluzione del conflitto nelle due Coree, in cui si è tanto adoperato Razzi portando una ventata di democrazia, quindi la marineria pescarese che, grazie a Quagliariello, ha incassato la vittoria della difficile questione draga. Legnini, invece, è famoso per aver finalmente risolto anche la questione, tanto cara agli editori con le pezze al culo, che, in regione, credono di fare informazione. Il Sottosegretario all’Editoria ha promesso, da tempo, altra valanga di soldi per ridare fiato a un settore in crisi. In questo quadro molto triste chi è che dovrebbe fare qualche domanduccia scomoda ai politici? 

La fondazione Vedrò “è un think net – si legge sul sito – nato per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori, ma possibili, per il nostro Paese”. Nata nel 2005 rappresenta “una rete di scambio di conoscenza formata da più di 4.000 persone: professori universitari, imprenditori, scienziati, liberi professionisti, politici, artisti, giornalisti, scrittori, registi, esponenti dell’associazionismo. I vedroidi, oltre che dal dato generazionale, sono accomunati dalla disponibilità ad apprendere costantemente, a mettersi in discussione, ad analizzare temi e fenomeni senza barriere ideologiche o tesi precostituite, secondo una chiave interpretativa lungimirante che vada oltre la contingenza dei dibattiti in corso. VeDrò ha fatto dell’informalità la propria cifra e tutti gli eventi organizzati sono costruiti sull’interazione paritaria e de-gerarchizzata, dove l’ibridazione di competenze diverse diventa progetto e dove l’incontro è tra persone, non tra ruoli”. 

Ora, vi rendete conto in mano a chi stiamo? Vedrò è la fondazione del nipote di Gianni Letta che è il nostro Presidente del Consiglio. Se si accede nella sezione “Chi” vengono fuori ben 16 nomi, tra cui Nunzia De Girolamo e Lelio Alfonso. Ognuno dei personaggi con un ruolo ben determinato in settori ben specifici. Lelio Alfonso, guarda caso è Direttore Rapporti Istituzionali, Relazioni Esterne e Media di RCS, e nella fondazione, guardate sempre il caso, è a capo del settore in-formazione. Strano vero? 

La struttura di questa fondazione a me ricorda qualcosa: la struttura massonica della P2 di Licio Gelli. È da chiarire che la Propaganda massonica era illegale e ordinò crimini efferati per la sovversione dello Stato. Nulla di tutto ciò ha a che fare con la fondazione Vedrò. Io parlo di organizzazione e struttura. Perché un Premier deve avere una sorta di “para-Stato” per discutere, proporre e analizzare? Qual è il fine? Queste personalità che incidenza hanno sulle decisioni del Governo in carica? Il fatto di rendere pubblici i nomi degli appartenenti a Vedrò può significare, inoltre, che Enrico Letta voglia apparire puro e, allo stesso momento, essere cosciente del fatto che nessuno possa muovergli contestazioni per il suo progetto alla luce del sole. Che la fondazione Vedrò sia uno specchietto per le allodole è confermato proprio dal servizio di Filippo Roma che chiedeva, a Enrico Letta, in che rapporto sta con i potenti del gioco d’azzardo. Quello che Letta e le decine e decine di giornalisti che fanno parte della lobby di Vedrò non scrivono sono, ad esempio, che la fondazione ha preso 30mila euro dagli imprenditori delle slot-machine. Per farci cosa? Magari potrebbe farcelo sapere qualche Ordine dei Giornalisti che, credo, rappresenti quei professionisti iscritti a Vedrò. Secondo quanto raccontato da un portaborse di un senatore a Filippo Roma, ci sarebbero rappresentanti di multinazionali che girano per Camera e Senato per consegnare soldi a deputati e senatori alla vigilia di votazioni che riguardano la categoria. Si spiegherebbe, quindi, come mai il Governo Letta, alcune settimane fa, abbia deciso un condono per una parte di debito accumulato dai concessionari di slot e video poker nei confronti dello Stato: da 2,5 miliardi di euro a 600 milioni di euro.

Gli eletti abruzzesi potrebbero spiegarci qualcosa?

di Antonio Del Furbo





 

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