Stadio Roma: “Raggi, Di Maio e Grillo erano a conoscenza del sistema”. E chi non era d’accordo veniva cacciato.

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Marcello De Vito sul nuovo stadio della Roma sempre è sempre stato ambiguo. Questa vicenda sarà la pietra tombale del M5s a Roma ma anche a livello nazionale perché tutti sapevano”.




A dirlo alla redazione di Michele Santoro è Cristina Grancio, consigliera capitolina del gruppo Misto, espulsa dal Movimento 5 stelle perché in contrasto con il progetto dello stadio della Roma.

Appena appresa la notizia dell’arresto di Marcello De Vito, accusato di corruzione per favorire la costruzione dell’impianto sportivo, l’ex grillina riferisce di “non essere rimasta sorpresa. Ci avevo visto lungo. La verità è che Di Maio aveva mandato a Roma i suoi delegati, Fraccaro e Bonafede, che erano alle riunioni di maggioranza e sapevano come si stesse svolgendo la dinamica sulla costruzione dello Stadio”.

Stando alla ricostruzione dei pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli l’esponente grillino avrebbe incassato direttamente o indirettamente soldi per facilitare la costruzione del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. Con De Vito, molto vicino a Roberta Lombardi, è stato arrestato anche l’avvocato Camillo Mezzacapo, con cui l’ex presidente del Campidoglio parlava. L’inchiesta in cui è stato coinvolto De Vito è nata da quella sul progetto del nuovo impianto sportivo e in cui sono finiti dentro il costruttore Luca Parnasi e l’avvocato Luca Lanzalone, superconsulente M5s prima di Livorno e poi di Roma finito alla presidenza dell’Acea. “Chi lo pagava?” si è più volte chiesta Grancio.

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