Stato-mafia: Napolitano ha detto di non sapere

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È durata 3 ore l’audizione che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha tenuto davanti ai giudici che indagano nell’ambito della presunta trattativa avvenuta negli anni ’90 tra rappresentanti delle istituzioni e uomini della mafia.

 

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“Non ho mai saputo di accordi” ha detto Napolitano nel corso dell’udienza davanti alla Corte d’assise di Palermo. Il Presidente ha riferito dei suoi rapporti con Loris D’Ambrosioconsigliere giuridico del capo dello Stato morto in seguito ad un infarto nel luglio 2012. In particolare i giudici hanno voluto sapere quali erano quegli ‘indicibili accordi’ di cui gli parlò D’Ambrosio e se fosse a conoscenza di un attentato mafioso che gli uomini di Cosa nostra stavano progettando nei suoi confronti all’epoca in cui era presidente della Camera.

Napolitano non avrebbe opposto limiti di riservatezza nemmeno alle domande fatte da Luca Cianferoni, legale di Totò Riina. “Ha risposto alle domande senza opporre limiti di riservatezza connessi alle sue prerogative costituzionali né obiezioni riguardo alla stretta pertinenza ai capitoli di prova ammessi dalla Corte stessa”, precisano dal Colle. In realtà qualche limite c’è stato quando lo stesso Napolitano ha citato l’ordinanza della Corte d’Assise di Palermo che gli impone il diritto alla totale riservatezza del capo dello Stato sui fatti relativi alla propria funzione.

Comunque pare che D’Ambrosio non chiarì mai a cosa si riferissero quegli ‘indicibili accordi’ e che la parola ‘trattativa’ non fu mai usata. Napolitano oltre ad aver detto di non essere mai stato “turbato” dalle notizie su presunti attentati messi in atto nei suoi confronti, ha ribadito di essere totalmente all’oscuro di accordi tra Stato e Cosa nostra. 

Soddisfatto il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi:”Abbiamo incassato un risultato straordinario dal punto di vista processuale. Napolitano ha detto che subito dopo le stragi di Roma, Firenze e Milano del ’93 tutte le più alte istituzioni hanno capito che era la prosecuzione del piano stragista di Cosa nostra, che tendeva a ottenere un aut aut – ha detto Teresi – O si ottenevano benefici di natura penitenziaria per l’organizzazione o ci sarebbero state finalità destabilizzanti. Questo per noi è il cuore del processo. E questo è arrivato dalla viva voce del Capo dello Stato”. 

Per il difensore di Riina la Corte ha “difeso Napolitano” e ha aggiunto:”Se resta viva un po’ di gente questa vicenda del ’93 alla fine darà molte sorprese…”. I legali di Nicola Mancino hanno invece presentato una eccezione di nullità del processo perché inibito l’ingresso e preclusa la partecipazione degli imputati.

ZdO

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