Svimez, 2 milioni hanno lasciato il Sud: la metà sono giovani

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Un addio iniziato all’inizio del secolo e che a oggi conta ben 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovani con un fino a 34 anni, quasi un quinto laureati.

A dirlo il Rapporto Svimez, che lancia l’allarme sulla “trappola demografica”. In Italia nel 2018 si è raggiunto “un nuovo minimo storico delle nascite”, si ricorda, sottolineando che al Sud sono nati circa 157 mila bambini, 6 mila in meno del 2017. La novità, spiega, è “che il contributo garantito dalle donne straniere non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli”.

Aumenta il gap occupazionale con il Nord

Il tutto influisce sul gap occupazione tra Sud e Centro-Nord, che si riallarga: negli ultimi dieci anni è aumentato dal 19,6% al 21,6%. “Ciò comporta che i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono circa 3 milioni”

La recessione e l’impatto del Reddito di cittadinanza

Il 2019 vede il Sud entrare in “recessione”, con un Pil stimato in calo dello 0,2%, a fronte del +0,3% del Centro-Nord (+0,2% la media nazionale). Il Rapporto precisa che per il 2020 è prevista una “debole ripresa”: con il Mezzogiorno che crescerà non oltre lo 0,2% (a fronte dello 0,6% dell’Italia nel complesso). Nella sua analisi, Svimez giudica “utile il Reddito di cittadinanza”, ma sostiene che “la povertà non si combatte solo con un contributo monetario: occorre ridefinire le politiche di welfare ed estendere a tutti in egual misura i diritti di cittadinanza”. “Peraltro – sottolinea il Rapporto – l’impatto del Reddito sul mercato del lavoro è nullo, in quanto la misura, invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato del lavoro”.

La ricetta dello Svimez

Puntare sul Sud come “piattaforma verde del Paese”. “La bioeconomia meridionale si può valutare tra i 50 e i 60 miliardi di euro, equivalenti a un peso tra il 15% e il 18% di quello nazionale”, stima il Rapporto, che per bocca del suo direttore Luca Bianchi invita a vedere nel “Green New Deal un’opportunità di rinascita economica del Mezzogiorno», che può fare da vera «piattaforma green del Paese”.

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