Tagliacozzo: l’esplosione che arriva un anno dopo quella di Città Sant’Angelo

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Sono tre i morti e quattro i feriti. Il bilancio dell’assurda e violenta esplosione che poco prima delle 14 ha sventrato la casamatta della “Pirotecnica Paolelli” è impietoso. La fabbrica di fuochi d’artificio si trovava in località San Donato a Tagliacozzo, in provincia dell’Aquila.

Le vittime di questa ennesima tragedia sono il figlio del titolare della ditta e due operai: i cadaveri carbonizzati dei primi due sono stati recuperati dai soccorritori mentre il corpo del terzo è stato individuato sotto le macerie. Le ricerche sono state interrotte e riprese questa mattina. I morti sono Antonello D’Ambrosio, Sergio Paolelli (figlio del titolare) e Antonio Morsani.

Uno scenario impressionante materializzatosi davanti agli occhi dei soccorritori: in soli 20 minuti si sono succeduti 3 esplosioni mentre i residenti dei comuni limitrofi hanno riferito di finestre andate in frantumi, di energia elettrica saltata e di impressione che la terra avesse tremato, “come per un terremoto”.

La prima deflagrazione ha provocato una densa colonna di fumo, visibile anche a distanza di alcuni chilometri, mentre nel bosco circostante si sono innescati alcun focolai di incendio. Vigili del fuoco, carabinieri e forestale hanno subito provveduto ad interdire la zona prima di perimetrare e sequestrare l’ampia area interessata dall’evento. Ancora da accertare le cause dell’esplosione.

 

LE DRAMMATICHE ANALOGIE

La tragedia di Tagliacozzo ha drammatiche e inquietanti analogie con quella di quasi un anno fa di Città Sant’Angelo a due passi da Pescara. Era il 25 luglio del 2013 quando nella frazione di Villa Cipressi esplosero 100 quintali di materiali nella fabbrica di fuochi d’artificio dei fratelli Di Giacomo. L’esplosione riuscì a sventrare una collina. radendo al suolo sette depositi. Furono cinque le vittime tra cui un Vigile del Fuoco che faceva parte della prima squadra di soccorso. L’uomo perse la vita a Roma dopo mesi di sofferenza e lotta contro le ustioni e la moglie, Patrizia Colatriani, oggi su Facebook scrive:”Se vi può consolare sono io la moglie del vvf morto nell’esplosione dei Di Giacomo…queste fabbriche vanno chiuse. Io me ne frego della legge scrivo quello che penso. Ho perso mio marito 47 anni…stava lì x soccorso chi me lo ridà? Loro rischiano ma lo fanno x soldi un vvf rischia la vita x una miseria”.

La ditta di fuochi dei Di Giacomo ospitava anche materiale sotto sequestro giudiziario. Alcuni giorni dopo la sciagura qualcuno parlò di una eventuale ritorsione da parte di gruppi della criminalità organizzata a cui erano stati sequestrati botti illegali.

 

ZdO

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