Tazze e vino a Verona e cabaret in Consiglio. L’Abruzzo del pianto

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L’impressione è che si stia svolgendo una gara per aggiudicarsi il primo posto nella classifica del più narcisista di tutti. A discapito, ovviamente, del popolo abruzzese. di Antonio Del Furbo

Sono convinto che nemmeno registi e sceneggiatori del neorealismo italiano avrebbero potuto intrecciare una storia come quella accaduta in queste ore nel piccolo quartiere verde del mondo. Il merito, però, va equamente distribuito anche sui protagonisti di questa commedia all’italiana che, se non fossero conosciuti come politici, potrebbero essere perfettamente scambiati per attori. Comici. 

La storia è molto semplice ma fa scompisciare dalle risate. Mentre l’Abruzzo conta ancora i danni del maltempo dei giorni scorsi con strade chiuse e frane che hanno isolato interi paesi, gran parte dei politicanti se ne sono andati in quel di Verona a brindare all’eccellenza abruzzese esposta al Vinitaly. Non bastava solo un assessore a presenziare l’evento? Non bastava, per dire, l’assessore all’Agricoltura Dino Pepe per sostenere l’iniziativa veronese? E no, amici cari, proprio non bastava. Chi avrebbe fatto le passerelle negli stand del nord-est leghista? E poi: a che sarebbero serviti i soldi che la Regione ha dato alle tv abruzzesi se nessun politicante si fosse fatto intervistare? Del resto un ente che dà soldi alle tv locali per dire agli abruzzesi che al Vinitaly hanno esposto aziende abruzzesi rasenta il ridicolo. È come dire, ad esempio, a un romano che ‘l’abbacchio’ è un ottimo piatto. Il messaggio, però, c’è stato ed è rimbombato in tutte la case e le strade crollate della regione:”l’attenzione dell’Istituzione regionale su questo fronte sia alta e punti a valorizzare al massimo la produzione vitivinicola, impegnandosi ad incrementare la biodiversità agricola e alimentare”  ha detto il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio. Tradotto potrebbe voler dire: possiamo trovare soldi per il settore. E, a supportare questo sforzo galattico di strategia politica, sono accorsi altri grandi attori della scena neorealista abruzzese: Antonio Razzi, Camillo D’Alessandro e Donato Di Matteo. Insomma, mentre dieci famiglie di Ripa di Civitella del Tronto evacuavano dalla loro case perché una frana avanzava distruggendo 50 ettari di bosco e stava per arrivare alle proprie abitazioni, i nostri politici brindavano.  

Tutto finito? Nemmeno per sogno. L’attore principale, Luciano D’Alfonso, mancava. Come mai? Perché questa mattina il Big doveva essere in quel di Schiavi D’Abruzzo per un sopralluogo, alle 7.30, di alcune zone colpite dagli eventi calamitosi. Lui? E l’assessore regionale delegato alla Protezione civile, Mario Mazzocca, a che serve? Cosa se lo sarà portato a fare Big se non gli ha fatto fare nemmeno una dichiarazione? Infatti a riassicurare i sindaci del comprensorio ci ha pensato D’Alfonso:“abbiamo 80 milioni i fondi a disposizioni. Segnalate alla Regione tutte le frane, tutti i siti dissestati, nel dettaglio. Interverremo subito con lavori di somma urgenza”. Lo dice sempre lui. E Mazzocca? Ma soprattutto: le strade dissestate della Regione (non se ne salva una) verranno tirate a lucido?

Fatto sta che nella foga di assicurare milioni a destra e a manca, D’Alfonso non era in grado di arrivare in tempo alle 11 a L’Aquila per la seduta di Consiglio Regionale, tant’è che il vicepresidente Paolini è stato costretto ad annunciare che il presidente era stato “trattenuto da impegni urgenti istituzionali”. E se nel vastese ci fosse andato l’assessore preposto e lui avesse partecipato alla seduta per rispondere a interpellanze e interrogazioni sul dissesto idrogeologico ed i punti nascita? Appena data la notizia a saltare sui banchi (si fa per dire) è stato Mauro Febbo di Forza Italia, partito da Verona alle 5 per arrivare puntuale al Consiglio. Febbo a Verona? A che fare? A far compagnia a Fabrizio Di Stefano? Sì, ma Di Stefano a Verona? A che fare?

Tutto finito? Manco per niente. Alla fine, giusto per dare un tocco di colore a tutta la vicenda, i presenti, tra cui anche i rappresentanti del Movimento 5 stelle, hanno messo uno striscione sui banchi della maggioranza contro Powercrop.

Finita? Sì, per fortuna. E ora speriamo che la Germania ci invada. Ancora.

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