Terra dei Fuochi: in 100mila in piazza mentre mafia e politica bruciano la Campania

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La terra dei fuochi rappresenta una vasta area situata nell’Italia meridionale, tra le province di Napoli e di Caserta, fortemente caratterizzata dalla presenza di roghi di rifiuti. Nel corso degli anni nessuno ha voluto risolvere il problema perché, chiaramente, le mafie non lo vogliono. 

La terra dei fuochi rappresenta una vasta area situata nell’Italia meridionale, tra le province di Napoli e di Caserta, fortemente caratterizzata dalla presenza di roghi di rifiuti. Nel corso degli anni nessuno ha voluto risolvere il problema perché, chiaramente, le mafie non lo vogliono. Alta è la percentuale di criminalità organizzata che controlla il territorio come alto è il numero di roghi che giornalmente “scoppiano” volontariamente. Qualunque strada si percorra, Statale o Provinciale che sia, è facile vedere fiamme e fumi neri che si alzano al cielo. Nel solo territorio di Acerra ci sono 8mila tonnellate di rifiuti tossici provenienti, guarda caso, da quel Nord tanto amato dai leghisti. E mentre “l’opulento” Nord manda rifiuti al Sud, il neonatologo dell’ospedale di Caserta, Gaetano Rivezzi, parla di nuovo olocausto. E parla con dati alla mano. Mentre la politica territoriale fa affari con mafia e camorra, i pazienti affetti da tumori nella sola Frattamaggiore sono passati da 136 del 2009 a 420 del 2012 con un curva che continua a salire in maniera esponenziale. Il distretto sanitario conta 100mila abitanti. Quasi 4mila roghi in un anno provenienti da scarti industriali e rifiuti altamente tossici smaltiti, ovviamente, in maniera illegale. Una delle sostanze più pericolose è il policlorobifenile che nel 1983 è stata dichiarata illegale perché altamente tossica. Siccome lo smaltimento costava tanto la camorra ha monopolizzato lo smaltimento spalmando il rifiuto in tutte le campagne del circondario dove, tra l’altro, si registra la più alta percentuale di tumori. 

Politica e mafia hanno ucciso con un tumore al cervello Tonia di sei anni e mezzo, morta tra le braccia della mamma. Altri bambini sono ammalati di tumore ma i genitori non possono nemmeno parlare di responsabilità dell’inquinamento perché potrebbero finire sotto processo. Quelli che hanno ucciso Tonia e continueranno a far morire ogni essere umano nel triangolo della morte sono degli assassini. Sono politici delinquenti. Sono mafiosi e camorristi con nomi e cognomi. Sono aziende pluricondannate per traffici illegali.Su 56mila abitanti del comune di Acerra tre bambini sono malati della stessa patologia. Un caso? No di certo. Come non era un caso che la Montefibre del gruppo Montedison abbia per anni sotterrato i rifiuti industriali inquinando falde acquifere e territorio. Per anni i residenti hanno mangiato pomodori al manganese e allevato pecore con sangue alla diossina. Loo Stato ha mosso un dito? Mai. Lo Stato è quell’esecutore materiale che certifica la morte dei poveracci quando li impicca con le cartelle di Equitalia. Lo Stato è quel delinquente che perseguita la povera gente senza dargli via di fuga. Lo Stato è quello che spesso fa affari con mafia, ‘ndrangheta e camorra. I furfanti del parlamento non sanno che tra Napoli e Caserta l’aumento dei tumori è arrivato al 47%. E questa gentaccia cosa risponde? Che “per il ministero la risposta è tutta nello stile di vita della popolazione locale. In assenza di studi adeguati il ministero non poteva rispondere diversamente”, spiega Antonio Marfella ricercatore di medici per l’ambiente in un intervista al Corriere. “Il nodo è come sempre il nesso di causalità – aggiunge Marfella -. Ovvero il collegamento scientificamente dimostrato tra inquinamento e patologie correlate. In Campania non è stato accertato perché, ad oggi, nessun istituzione lo vuole cercare». Stessa logica e stessa tattica del metodo Stamina: negare sempre. Anche l’evidenza.

La gente però è stanca e non si arrende. In 100mila hanno partecipato all’ultima manifestazione per dire no ai roghi tossici. Angelo Ferrillo che da anni è il promotore della battaglia ha detto:”Non ci fermeremo”.

di Antonio Del Furbo











 


 

 


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