Toghe sporche: il Csm e le trame di Palamara. Spunta la P5 e il reato di “eversione”

Notizie

Altro giorno, altre carte. La telenovela sul caso “toghe sporche” continua senza interruzione. Lo stillicidio di informazioni, al momento, non conosce tregua. Oggi, dall’informativa del Gico della guardia di finanza, spuntano nuove rivelazioni sul caso Palamara.

di Antonio Del Furbo

Dalle intercettazioni emergono trame e piani per gestire il potere giudiziario e, dunque, piegare a proprio favore gli sviluppi delle inchieste in corso. Luca Palamara, parlando con Stefano Fava, si autodefinisce il regista di una sorta di “P5”. Non solo riunioni notturne nelle quali si discuteva delle nomine per le più importanti procure italiane. In quegli incontri si premeva per far sedere Marcello Viola alla poltrona di procuratore di Roma. Tra i protagonisti compariva anche Luca Lotti, imputato proprio nel caso Consip, che cercava alcuni dossier da usare contro il pm Paolo Ielo, che lo aveva rinviato a giudizio per favoreggiamento.

Toghe sporche, Lotti contrattacca: “Contro di me solo fango”





Dalle nuove intercettazioni, rese note dall’Espresso, si delinea un quadro che comprende ricatti, minacce, fascicoli usati contro gli avversari e fuge di notizie appositamente studiate. Una sorta di “P5”, che richiama la loggia “P2” di Licio Gelli. A definirla così è proprio Palamara, quando confida a Fava di temere di essere tenuto sotto controllo da tempo:

Fava: “Penso che ti ha intercettato, sto pezzo…”
Palamara: “Io non lo escludo più. Ma io, se mi chiama qualcuno in Prima Commissione (del Csm, ndr) devo dire: “Signori, voi mi chiamate qui… io purtroppo conosco questa storia… ve la dico oggi… la so da un anno e mezzo…”
Fava: “Eh”
Palamara: “Vediamo, come dici tu… per il fascicolo loro mi fanno vedere le intercettazioni? Ci dovrebbero… mi dovrebbero dare pure quelle… e che teoricamente sono irrilevanti ai fini dell’ipotesi principale no? Perché se io parlo… se a Roma viene Lo Voi, o Creazzo…”
Fava: “Vabbè certo… certo”
Palamara: “Eh… però loro ti possono dire che io sono la P5… che sono quello che fa le nomine!

Stando al rapporto del Gico si evince anche l’odio di Palamara verso il pm Pignatone, che a detta del magistrato indagato per corruzione, starebbe costruendo un complotto. La soluzione sarebbe quella di fare pressioni fino ad arrivare a una probabile punizione. Le nuove intercettazioni sono un concentrato di intimidazioni, ricatti e decisioni, volte a manovrare il sistema giuridico.

La nuova P5
A invocare una sorta di loggia massonica è il pm Giuseppe Cascini. C’è di tutto in quel gruppetto di pubblici ufficiali che si incontravano: ricatti incrociati, minacce, veleni, dossieraggi contro i nemici. Fughe di notizie, e un uso strumentale dei giornali. Condotte che per qualcuno potrebbero essere al limite dell’eversione.

E, a dare la definizione di P5, gli stessi protagonisti dell’affaire.

Fava: “Io non ho mai visto un’indagine fatta da Perugia… su un magistrato romano… mai!”
Palamara: “Eh! Beh! L’informativa è del Gico… è di coso…”
Fava: “Del Gico… Ovviamente è sicuro questo… perché ovviamente il Gico indagava nel nostro procedimento”
Palamara: “Liguori mi ha detto… che ero archiviato… però a questo punto secondo me non è vero”.

Palamara sa che l’inchiesta per presunta corruzione dei pm di Perugia rischia di farlo finire nella polvere, e di far saltare tutta l’operazione. La strategia è quella che da un lato spinge il suo candidato (Marcello Viola) nella commissione del Csm, dall’altro vuole distruggere – attraverso dossier – quelli che considera i suoi avversari: a partire da Creazzo, Pignatone e Paolo Ielo, i due che hanno inviato a Perugia la storia dei presunti viaggi pagati da Centofanti.

Palamara: “… E soprattutto quel matto di Pignatone. Perché il matto vero è Pignatone…”
Spina: “E che c’ha da capì”
Palamara: “Perché tu… dopo tutte ste cose che sappiamo…”
Spina: “Luca… ma come che c’è da capire… ancora non hai capito. Il potere! Luca…”
Palamara: “Esatto. Ma qualcuno ha ricattato Pignatone… Pignatone…”
Spina: “Eh ma…è ricattabile Pignatone…”
Palamara: “Lo Voi (il procuratore capo di Palermo, ndr) lo fa Pignatone…. il ricorso di Guido Lo Forte (ex procuratore che nel 2015 fece ricorso al Tar e al Consiglio di Stato contro la designazione di Lo Voi, vincendo in primo grado e perdendo al secondo)… c’è pure Pignatone in mezzo… vabbè è meglio che non ti racconto… loro sono dei matti perché Peppe, Peppe…”
Spina: “È soltanto potere”
Palamara: “Scherza col fuoco… tu devi solo fargli capì… secondo me, se gli fate rode il culo finisce male”

Dunque, stando alle intercettazioni, Palamara suggerisce a Spina di andare a fare pressioni su “Peppe” (cioè Pignatone).

Una nomina, quella decisa dal Csm, contestata sia da Lo Forte sia dal collega Sergio Lari.

La sentenza a Palazzo Spada fu firmata dal presidente Riccardo Virgilio e da Nicola Russo, come ha scritto il Fatto Quotidiano qualche giorno fa. Il primo è stato indagato e il secondo è finito in carcere proprio a seguito di un’inchiesta della procura di Roma (e di Messina) su una sospetta compravendita di sentenze, ordita dall’imprenditore Piero Amara.

Palamara parla con Spina, è ancora un fiume in piena.

Palamara: “A Stefano (Fava probabilmente, ndr) gli raccontavo i fatti, e lui diceva, allora c’è qualcosa che non va…’guarda che ti vogliono inculare, occhio che lo utilizzano (Centofanti, ndr) come arma di ricatto’, mi faceva ‘dimmi la verità, hai fatto qualche processo e l’hai aiutato’. ‘Stefano, mai: perché non stavo in ruolo, nel 2011 ero nel pieno dell’Anm’…e allora (Stefano) ha iniziato a dire, viene fuori il fratello di Pignatone, di Ielo… mi ha detto ‘fottitene, vai in fondo, qualsiasi cosa ti fanno, li vendi”.

Insomma, Palamara minaccia, ipotizza apertura di fascicoli e intimidazioni assortite e poi, definisce“dei banditi…ricattatori di professione”. L’idea finale dei due amici è quella di scrivere un libro contro di loro. Contro Pignatone, in particolare.

Palamara: “Cioè qui la cosa… è capire se pure Sebastiano (presumibilmente Ardita, pm e consigliere attuale del Csm della corrente di Davigo, ndr) capisce che cazzo c’è dietro. Sebastiano è forse l’unico che può capì sti ricatti”
Fava: “ma ora, ieri, ha chiamato a Erminio…”
Palamara: “Però dopo lo sai che facciamo, facciamo un libro, io faccio un libro, no non sto scherzando”
Fava: …(ride)…
Palamara: “… Na specie de ricatto…tu mi dai le co..eh..e tutto… è diciamo quello che cazzo è successo”
Fava: “Il titolo è “Ricatto alla Palermitana”…”Ricatto” punto “alla Palermitana”
Palamara: “alla Palermitana…”

Dopo ci sarebbero, a detta dei protagonisti, alleanze particolari, come quella con Davigo (membro del Csm e capo della corrente di Autonomia e Indipendenza) fatte da Ferri; Davigo, è un fatto, ha votato a favore di Viola, ma può certamente averlo fatto per convinzione personale.

Spina: “Cè coso che vuole spingere… Sebastiano… digli di stare calmo..”
Ferri: “Ti volevo dire… scusami… ma voleva convocare Ielo?”
Spina: “No, voleva convocare Fava…per farsi…”
Corrado: “Calma, calma, calma…”
Spina: “Calma… più sta quella pratica meglio è”
Ferri: “Però Ardita lo inizio a rivalutare”
Palamara: “Sì”
Ferri: “È tosto… e nostro alleato è diventato… sai cosa, io l’ho capito Ardita… lui vuole rientrare e prendere in mano Magistratura indipendente politicamente… come segreteria, perché lui il cuore ce lo ha lì, dai”
Spina: “È più a destra di tutti Ardita, ragazzi…”
Ferri: “E poi lui gli piace la politica, perché è uno che ragiona… cioè lui non è un coglione”.

Palamara e Spina parlano di nomine e magheggi anche in auto mentre il Gico li sta intercettando. I due parlano di Cesare Sirignano, importante pm antimafia, anche lui intercettato dal trojan di Palamara.

Palamara: “Ognuno di Napoli si scredita con l’altro. Cioè, la Sica dice che Sirignano non conta un ca… Sirignano dice che la Sica non conta un ca… Sirignano su Napoli è l’unica carta che ci possiamo giocare…in questo momento mi fido di più di Sirignano”.

Come fa notare l’Espresso, il pm indagato per corruzione e Sirignano in un dialogo captato il 7 maggio sembrano davvero in ottimi rapporti. Anche loro discutono di nomine e di pedine da muovere sul tavolo della scacchiera del potere giudiziario.

Palamara: “Eh no tu hai detto Borrelli… Borrelli non ce l’hai?”
Sirignano: “Borrelli è come hai detto tu… viene dopo di Maresca…. perché Maresca (presumibilmente Catello, ndr) è Unicost sicuramente, Borrelli mezzo e mezzo…”
Palamara: “E quindi che facciamo su Perugia? Tu mi hai chiesto che volevi… che bisognava dargli quello”
Sirignano: “Si perché tu non hai alternative… perché non puoi fare andare Antonio D’Amato come si prospettava”
Palamara: “Non si può Viola a Roma e D’Amato, no”

Nel momento in cui Palamara chiede se Borrelli è in grado, una volta diventato capo a Perugia, di aprire un’inchiesta penale contro Ielo, Sirignano sembra capire al volo di che sta parlando il sodale:

Sirignano: “Ma quella cosa lì di quale, di Fava? … E quindi che cosa significa quella cosa lì deve andare avanti contro questi qua?”
Palamara: “Eh… deve aprire un procedimento penale su Ielo… cioè stiamo a parlà di questo… non lo farà mai!”
Sirignano: “Io non lo so se Ielo è amico di Melillo… Se sono della stessa parte… tieni conto che Melillo e lui stanno in contrasto però”
Palamara: “Melillo e Borrelli?”
Sirignano: “Se voi non li uccidete questi qua…”
Palamara: “…non lo faremo mai…”
Sirignano: “…è chiaro che questa cosa non si fa”
Palamara: “Esatto”
Sirignano: “Uccidere questa gente significa andare a mettere le pedine nei posti giusti…significa dare visibilità alle vostre scelte”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *