Trattativa Stato-mafia: l’accusa chiede 9 anni per Calogero Mannino

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La procura generale chiede il ribaltamento dell’assoluzione di primo grado, in abbreviato, e di condannare Mannino a 9 anni di carcere, per il reato di minaccia a corpo politico dello Stato.

“Le acquisizioni probatorie -spiegano i pm- confermano inoppugnabilmente il timore dell’onorevole Calogero Mannino di essere ucciso, così come sostenuto dall’accusa, e le sue azioni per attivare un ‘turpe do ut des’ per stoppare la strategia stragista avviata da Cosa nostra”.

L’accusa ribadisce le dichiarazioni del pentito Giovanni Busca, già emerse in primo grado: “Il collaboratore ha dichiarato di avere ricevuto l’incarico di predisporre, subito dopo l’attentato di Capaci, l’omicidio dell’odierno imputato, Calogero Mannino. Anche Francesco Onorato ha confermato che Mannino ‘si doveva uccidere’. E l’ex capo mandamento Antonino Giuffre’, vicino al boss Provenzano, ha detto che ‘Falcone, Lima e Mannino erano nella lista delle persone da uccidere’ lista deliberata dalla riunione della commissione provinciale di Cosa nostra, riunitasi nel dicembre 1991. Decisione da adottare in caso di esito sfavorevole della sentenza del maxi processo da parte della Cassazione”.

Stando dunque alla ricostruzione dell’accusa, Mannino, minacciato, avrebbe attivato i carabinieri per fermare la strategia stragista ponendosi così come motore della trattativa Stato-mafia.

Il processo di secondo grado a carico di Mannino è iniziato il 10 maggio 2017. Due anni di udienze con una riapertura dell’istruttoria dibattimentale in cui, tra gli altri, è stato risentito il pentito Brusca. Nel 2015, era arrivata l’assoluzione, emessa dal gup Marina Petruzzella. La scorsa settimana, davanti alla corte d’assise d’appello di Palermo, è iniziato il processo di secondo grado agli altri imputati della Trattativa: ex ufficiali del Ros come Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, i boss Leoluca Bagarella e Antonio Cinà, Massimo Ciancimino e Marcello Dell’Utri, tutti condannati, al contrario di Mannino, a pene pesantissime.

“La richiesta che l’ufficio dell’accusa ha avanzato – dice Mannino – è priva di ogni fondamento e prova. Se prova v’è, è quella di una pretesa pregiudiziale e fantasiosa. Anche alla stregua della stessa sentenza Montalto, che tutta la trattativa si riduca alla paura del sottoscritto e dalla sua ispirazione ad un generale dei carabinieri è soltanto una fake-news, è tesi priva di fondamento e consistenza, e quindi di prova. Sottolineo che la richiesta dei sostituti procuratori generali non è giudizio. Attendo fiduciosamente quello”.

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