Turbativa d’asta: pm chiede 7 anni e 6 mesi per Mantovani. “La pubblica accusa non ha collaborato alla ricerca della verità”

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“Oggi abbiamo ascoltato dalla voce del Pubblico Ministero del processo nel quale mi difendo da 3 anni, senza aver mai saltato neppure un’udienza, delle richieste di condanna che non esito a definire grottesche”.



Con queste parole l’ex vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani ha commentato la richiesta di condanna per lui a 7 anni e 6 mesi di carcere per corruzione, concussione e turbativa d’asta, nel processo che vede tra gli imputati anche il viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia, per il quale sono stati chiesti 2 anni. “Nel seguire con attenzione tutto quanto sostenuto dal Pm in aula – ha aggiunto Mantovani – ho avuto la conferma che la pubblica accusa non ha collaborato alla ricerca della verità. Ho ascoltato una sequela di accuse ferme a un teorema vecchio di 4 anni, come se nulla fosse successo in decine e decine di udienze, dove sono sfilati 30 testimoni dell’accusa che di fatto hanno smentito le tesi del Pm e nonostante il fatto che il Collegio Giudicante ha ritenuto superfluo ascoltare decine di testimoni della difesa. Spiace pertanto rilevare come il Pm non abbia tenuto conto del dibattimento in tutta la sua evidente ampiezza”.

Nella scorsa udienza nella prima parte della requisitoria, terminata oggi, il pm aveva spiegato che l’ex assessore lombardo leghista e ora viceministro Garavaglia, assieme all’ex assessore regionale alla Sanità ed ex vicepresidente della Regione Mantovani, avrebbe dato “specifiche disposizioni” e “l’input iniziale” al fine di vanificare gli esiti del bando di una gara da 11 milioni di euro, indetta nel 2014 “in forma aggregata” da tre Asl, per il servizio di trasporto di persone dializzate.

Nell’imputazione di turbativa d’asta concorre, tra gli altri, anche Giovanni Tomasini, presidente della Croce Azzurra Ticina Onlus, associazione che, secondo il pm, aveva deciso di non presentare offerte per aggiudicarsi quella gara perché “le tariffe per i servizi erano troppo basse”. Altre associazioni di volontariato si aggiudicarono la gara ma, secondo l’accusa, l’esito del bando venne boicottato perché Croce Azzurra non aveva potuto partecipare alla gara. Sempre secondo il pm l’ex vicepresidente della Regione Lombardia era “a capo” di un sistema di favori e gestiva un groviglio di interessi pubblici e privati che si concentrava nella sua figura, un sistema gestito anche dal suo entourage e dalle sue persone di fiducia”.

“È il processo alle persone perbene, anche Garavaglia è una persona perbene”, ha detto Mantovani fuori dall’aula ai cronisti, precisando che l’accusa di turbativa d’asta in concorso con Garavaglia è una “cosa inesistente, è l’accusa per una telefonata“.

“Peraltro su altre ipotesi di reato a suo carico – ha spiegato uno dei difensori di Mantovani, l’avvocato Roberto Lassini – la Procura di Milano non si è conformata alle due pronunce di annullamento della Cassazione e ha lasciato indeterminato il danno e la stessa imputazione dopo che e’ stata sollevata la questione della ‘indeterminatezza e genericità dei capi di imputazione”.

Sull’inchiesta espresse un giudizio molto duro anche l’attuale vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini:“I giudici lavorino senza essere coccolati o imboccati dalla politica”. E aggiunse:“Un normale cittadino potrebbe chiedersi se non sia altro che un modo per mettere uno stop al clamore per le cene di Marino e di Renzi con un bello scandalo della sanità lombarda”. E su Garavaglia non aveva dubbi: “Non raccoglierebbe nemmeno un pacchetto di caramelle da terra se non fosse suo, mi fa schifo il fatto che sia indagato“. “Quando mi rendo conto che c’è un attacco premeditato che porta allo sputtanamento di qualcuno mi arrabbio“.

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