“Università bandita”: cade la testa del rettore dell’Università di Catania

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Francesco Basile lascia il suo ufficio indirizzando una lettera al ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti. Il rettore dell’Università di Catania abbandona l’ateneo dopo due anni dal suo insediamento.

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La sospensione di Basile, insieme al suo predecessore e altri otto professori, era stata decisa dal gip etneo, nell’ambito dell’inchiesta “Università bandita”, che ha svelato un sistema diffuso di concorsi truccati. “A seguito della nota vicenda giudiziaria avviata dalla procura della Repubblica di Catania che vede coinvolti, in qualità di indagati, numerosi docenti dell’Università di Catania ed anche me, in qualità di rettore – ha scritto Basile al ministro Bussetti – ho avuto modo di riflettere profondamente sulle decisioni più opportune da prendere per il bene dell’ateneo. Con lo stesso spirito di servizio che ha contraddistinto il mio mandato e per il rispetto e la considerazione che ho sempre manifestato per il ruolo che ricopro e nei confronti della magistratura, ritengo doveroso rassegnare le mie dimissioni dalla carica di rettore dell’Università di Catania”.

Seppur “sofferta” la decisione, Basile precisa che viene assunta “per la tutela dell’istituzione, dei docenti, dei dirigenti e del personale universitario che sento a me particolarmente vicini in questo momento e per garantire agli studenti serenità nel loro percorso di studio. Ritengo che, spogliandomi del ruolo istituzionale, potrò con maggiore libertà e incisività e senza condizionamenti esterni, dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti che mi vengono contestati”.

In mattinata gli studenti di Mua, Coordinamento universitario, Link e Fgc hanno occupato il rettorato.

Gli studenti chiedono garanzie sulle conseguenze dell’inchiesta. “Innanzitutto – dice Manganaro – i vertici dell’ateneo devono smentire pubblicamente quello che sembra emergere dai documenti dell’indagine: l’università non può essere un luogo d’élite, gestito ad esclusivo uso e consumo di alcune famiglie. Bisogna ribadire la centralità degli studenti all’interno dell’università, ma soprattutto bisogna che i vertici dell’ateneo ci garantiscano che questa indagine non intacchi la vita degli studenti”.

L’inchiesta è esplosa venerdì e ha portato sotto inchiesta l’ex rettore Basile, i suoi predecessori Giacomo Pignataro e Antonino Recca, l’ex procuratore di Catania Vincenzo D’Agata e numerosi professori universitari attualmente in servizio nell’ateneo della città etnea. L’accusa è quella di aver costituito una “cricca” in grado di controllare l’esito di 23 concorsi per i docenti universitari.

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