VIOLENZA SULLE DONNE: 98 VITTIME NEL 2012

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Un dramma che non conosce crisi in Italia

Il centro Ananke vuole accogliere e aiutare le donne vittime di maltrattamenti e violenze. La sua azione (gratuita) sul territorio della provincia di Pescara, a fianco a chi ha bisogno di aiuto, e’ ormai una certezza, considerato che attorno a questa realta’ si e’ sviluppata una vera e propria rete. Attivita’, progetti e necessita’ del Centro antiviolenza sono stati esaminati nel corso di una riunione della commissione provinciale presieduta da Camillo Savini a cui hanno preso parte anche Doriana Gagliardone, vice presidente dell’associazione, e Brunella Capisciotti, psicoterapeuta, due delle otto operatrici a disposizione dell’utenza. «Nel 2012 – hanno spiegato ai componenti della commissione – sono state 510 le donne che si sono rivolte al pronto soccorso dell’ospedale di Pescara perche’ vittime di violenza e il servizio sociale del Comune ha accolto quattro donne che hanno subito violenza. Per quanto ci riguarda lo scorso anno ci siamo occupate complessivamente di 273 utenti, di cui 184 ci hanno contattato telefonicamente, 75 sono state prese in carico dal nostro personale e 14 che seguivamo gia’ dal 2011. Le nostre prestazioni sono di vario genere: oltre all’accoglienza, vengono assicurate consulenze psicologiche e legali ed e’ previsto l’inserimento in casa rifugio, il sostegno nella ricerca di una abitazione o di un lavoro». Delle 75 donne prese in carico nel 2012 la maggior parte ha tra 41 e 60 anni (40 donne), molte altre hanno tra 26 e 40 anni (24 donne). Sul totale, 35 sono sposate, 13 nubili e 12 separate, e 63 su 75 sono italiane. Il titolo di studio e’ prevalentemente il diploma superiore (37 donne su 75), seguito da licenza media (20 donne) e laurea (10). La professione: tra le vittime ci sono disoccupate (30 donne), occupate (30 donne) e casalinghe (11). Le violenze maggiormente riscontrate sono di tipo psicologico (32 casi), seguite da violenze fisiche (25), sessuali (23) economiche (21) e stalking (10)”.

DALLA VIOLENZA SI PUO’ USCIRE

Gagliardone e Capisciotti sottolineano che il problema non va sottovalutato ma affrontato con un approccio specialistico, facendo capire alle donne che uscire dalla violenza si puo’. L’Ananke ha chiesto alla commissione che venga ripreso un protocollo stipulato con la precedente amministrazione provinciale, con l’obiettivo di favorire l’inserimento lavorativo delle donne che si rivolgono all’associazione e che spesso non sono autonome dal punto di vista economico, per cui si sentono soggiogate rispetto a chi ne garantisce il mantenimento. Il Centro, che dal 2005 ha preso in carico 615 donne ed e’ collegato al numero verde nazionale anti-violenza donna (1522), punta a farsi conoscere sempre piu’ nel pescarese per pubblicizzare i servizi che offre, anche a favore dei minori. Il numero di telefono da comporre, oltre al 1522 (gratuito e multilingue, 24 h su 24) e’ 0854283851 e 0854315294. La sede e’ in via Tavo 248. Tante le domande in commissione dei consiglieri mentre Savini ha assicurato che si fara’ portavoce delle istanze dell’associazione, che necessita della collaborazione delle istituzioni e di fondi per portare avanti l’attivita’.

VIOLENZA SULLE DONNE: 98 VITTIME NEL 2012

Novantotto donne uccise nel 2012: un dato impressionante se si pensa che ne muore praticamente una ogni due giorni. Il dato è stato diffuso da Telefono Rosa, l’associazione di riferimento per le donne con richieste di aiuto.

Secondo l’associazione si è passati da un omicidio ogni tre giorni, registrato nel 2011, a uno ogni due giorni. Nella maggior parte dei casi si tratta diviolenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati ed ex partner.

L’ISTAT CONFERMA GLI STESSI DATI

Secondo l’Istituto di statistica negli ultimi anni in Italia è aumentato il tasso di omicidi che avvengono in ambito familiare o sentimentale. E dato che solo il 15% delle vittime sono uomini, nella maggior parte dei casi si tratta di violenza sulle donne.

SE QUESTA È VIOLENZA

La donna che decide di abortire dopo essere stata stuprata commette il reato di “inquinamento delle prove” e quindi va punita con una pena che può arrivare fino a tre anni di carcere. Le “belle” bocche maschili repubblicane americane sono state in grado di pronunciare queste frasi. La proposta di legge, tra l’altro presentata da una donna, è stata portata il 23 gennaio al Congresso del New Mexico. Cathrynn Brown pensa che la vittima di una violenza carnale deve portare a termine l’eventuale gravidanza perché il feto possa essere utilizzato in sede di processo come prova del reato. Evviva la civile America.

 

di Antonio Del Furbo

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