Vittorio Di Battista che voleva rimettere a posto l’Italia ma che fa fallire un’azienda

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Le istituzioni sono una “ciurma di delinquenti” disse Di Battista senior qualche mese fa autodefinendosi, senza se e senza ma, “un fascista”. “Datemi il potere assoluto per sei mesi e risolvo tutti i problemi d’Italia” tuonò l’imprenditore. Peccato che Di Battista non è riuscito, fino ad oggi, a risolvere un problemino un po’ più modesto: quello del lavoratore in nero nell’azienda familiare, la Di.Bi. Tec. Da un lato, dunque, il podestà in attesa dei poteri, dall’altro l’imprenditore che ha fatto colare a picco un’azienda soffocata dai debiti. Lui, Vittorio, narciso e  moralista con gli altri, indulgente con se stesso.

“Questa mattina mi ha chiamato mio papà: mi ha detto che era stato avvicinato dalle Iene, che gli hanno fatto alcune domande sull’impresa. E gli hanno chiesto: ma lei ha un lavoratore in nero? Mio padre gli ha detto sì” ha raccontato “Dibba” in un lungo video su Facebook. E subito dopo spiega: “Questa cosa l’ho saputa qualche giorno fa”. E dunque la notizia del lavoratore in nero gli era già nota. “Quando sono tornato, erano usciti articoli di giornale con notizie piuttosto diffamatorie sull’azienda di famiglia, che non se la passa bene. Allora, ho chiesto: ‘Papà, è tutto a posto? Sei sicuro? Io adesso mi rimetto in pista, quindi voglio sapere, è tutto a posto? Lui mi ha detto no'”.

L’ex parlamentare dei 5 Stelle prova a contestualizzare il comportamento che sembra immaginare come piuttosto diffuso:“Non sto giustificando niente, ma è un piccolo imprenditore e capisco le difficoltà. Prima le cose andavano bene, poi benino, poi mi diceva che viveva alla giornata. Io non mi sono mai interessato all’impresa. Sono nel cda e ho delle quote, perché la speranza di mio padre era che proseguissi. Ma ho scelto un’altra strada”. E il padre Vittorio alle Iene aveva ammesso: “Pensi che scoop, sì ne ho uno per quattro, cinque ore a settimana di media”. È legittimo il lavoro in nero? “Per certi aspetti lo giustifico, è diffuso in maniera totale. Anche perché si devono pagare cifre enormi per i contributi”.

Insomma, è proprio vero che quella scatoletta di tonno è stata aperta ma mai rovesciata.

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