Affidi: il dramma genitoriale. L'inchiesta di Zone d'Ombra

È il 30 agosto. Alcune mamme, provenienti da tutta Italia, si danno appuntamento a Piazza Montecitorio. La speranza è di farsi ascoltare dalle istituzioni, tutt’ora indifferenti alle loro grida di dolore. 

La protesta è incentrata soprattutto sulla Pas, la Sindrome da alienazione parentale spesso utilizzata nei tribunali per determinare gli affidi dei minori o l’allontanamento dei bambini in strutture residenziali. Il tema è spinoso seppur viene sconfessato l’utilizzo da parte della Suprema Corte, è tutt’ora utilizzato nei tribunali per allontanare i bimbi dalle loro madri. Tante le testimonianze che abbiamo raccolto. E tutte accomunate da un comune denominatore: rapporti pessimi tra i genitori e mariti spesso violenti.

Storie come quella di Francesca – nome di fantasia – quando a giugno 2019 il tribunale di Lecce decide di togliergli il figlio per affidarlo al padre.

Si tratta di un uomo rinviato a processo per le violenze e le botte verso la sua ex compagna e che la donna ha denunciato più volte. Francesca si è vista sottrarre il bambino dal Tribunale di Lecce perché, dicono i giudici, la mamma è “condizionante”: significa che, secondo loro, il bimbo non vuole vedere il padre perché condizionato dalla mamma. 

Durante il nostro percorso abbiamo incontrato il giudice Roberto Tanisi che era stato nominato Presidente del Tribunale di Lecce e che aveva sentenziato sulla vicenda di Francesca. Peccato, però, che il giudice avrebbe avuto un conflitto d’interesse evidenziato dai giudici e che, appunto, “impone l’annullamento, per invalidità derivata, del contestato provvedimento di nomina”.

Raffaelina, invece, ha avuto a che fare con la struttura Casa Sonrisa a Stiava, nel comune di Massarosa.

La cooperativa gestisce dal 2011, in convenzione diretta, una struttura di tipo residenziale per l’accoglienza di madri in difficoltà familiare e/o sociale, con figli minori fino all’età scolare, dove possono essere accolti fino a cinque nuclei familiari. “Ci chiudevano a chiave dentro le stanze e ci toglievano i telefoni” racconta la donna. “Ci dicevano che eravamo alcolizzate”.

Giada Giunti è una professionista romana del settore televisivo.

La donna ha denunciato l’ex marito in seguito a un’aggressione avvenuta davanti al figlio. Presa per il collo, minacciata. Il bimbo, che assisteva al fatto, cercava di trascinare la madre via. In questo documento il bimbo racconta il fatto all’assistente sociale.

E, infine, ci sono due storie di papà: quella di Andrea e quella di Antonio.

A Andrea tolgono la figlia. La madre la porta in un’abitazione dei genitori. E da qui inizia la battaglia di un padre. Antonio, invece, ha attraversato a piedi l’Italia in lungo e largo, facendo tappa in oltre 40 città. Una marcia, la sua, per difendere la bi-genitorialità, il diritto dei figli di crescere sia con la mamma che con il papà, e per sensibilizzare l’opinione pubblica ma soprattutto le istituzioni su questa delicata problematica. 

Di Antonio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *