Caso David Rossi, la verità solo grazie a familiari e Commissione. Ma non ai pm - video
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È sempre più chiara l’ipotesi che David Rossi non si è ucciso. Il manager del Monte dei Paschi di Siena è stato ucciso.

Due nuove perizie di parte ricostruiscono come Rossi sia stato picchiato e fatto cadere dalla finestra, a breve arriveranno le risultanze investigative affidate ai Carabinieri dalla Commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi. E, infine, ci sono le audizioni svolte a San Macuto negli ultimi dieci mesi oltre agli esiti del lavoro compiuto dai componenti della commissione sulle carte acquisite da numerose Procure e analizzate in maniera (finalmente) approfondita.

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Riassumendo: grazie al lavoro di periti e avvocati dei familiari, di una ventina di parlamentari oltre a quello di alcuni giornalisti (Le Iene in primis) si sta arrivando a scrivere una verità almeno credibile su quanto accaduto a Rossi.

Chi pagherà per il lavoro compiuto da altri al posto dei magistrati? Ovviamente nessuno.

La vedova di David, Antonella, la mamma Sofia, i fratelli Ranieri e Filippo, la figlia acquisita Carolina hanno per nove anni investito risorse in periti e legali per scoprire ciò che avrebbero dovuto scoprire sin da subito i magistrati di Siena, perché quello era il loro lavoro e per quel lavoro vengono pagati.

Ma non sono bastati i periti e gli avvocati dei familiari a spingere la magistratura a compiere nuove indagini seguendo i tanti spunti forniti ma è poi servita l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta ed è servito l’impegno di alcuni onorevoli. Sarebbe bastato, molto semplicemente, che i pm avessero fatto il loro lavoro. Invece, ascoltando le audizioni si capisce quanto non è stato fatto.

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La Polizia scientifica chiamata ore dopo, l’ufficio inquinato con un via vai di soggetti che neanche dovevano entrarci, reperti spariti, mail e messaggi cancellati. Insomma: le indagini svolte dai pm di Siena sul caso David Rossi dovrebbero essere studiate come esempio su come non si fanno le indagini. Sono una sequela di errori (e orrori) investigativi per nove anni tenuti nascosti. L’aspetto ancora più grave è che quegli stessi pm nei mesi in cui avrebbero dovuto indagare su Rossi in realtà indagavano la vedova, Antonella, per poi portarla a un processo farsa terminato con una assoluzione piena.

Quindi io continuo a chiedermi come sia possibile che con tutto quello che è accaduto a Siena il Csm non abbia mai sentito la necessità di intervenire, la Procura di Genova non abbia mai individuato alcuna sbavatura nel lavoro compiuto in Toscana e che oggi un pm che viene smentito sulle indagini in commissione parlamentare persino dalla Polizia Postale sia a capo della Procura dove lavora da decenni.

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