Con 210mila euro d’incassi la pasticceria chiude per tasse. Un caso che spalancherebbe le porte del carcere all’imprenditore

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Le norme restrittive messe in piedi dal governo vogliono ancor di più incidere sulla vita delle imprese. In maniera negativa, ovviamente. Già oggi per molte imprese medio-piccole è difficile rimanere sul mercato per via, soprattutto, del cumulo di tasse da pagare unita all’azione spietata del Fisco.

Un caso emblematico dei tempi che viviamo viene dalla Toscana, dove una pasticceria ha messo a disposizione i suoi bilanci per capire come mai, nonostante il lavoro, abbia dovuto chiudere. L’attività comprendeva anche il reparto bar con 4 dipendenti più il titolare. Incassi totali di 210mila euro: 118mila dalla pasticceria e dal bar, 79.756,00 dai servizi di catering e 8mila dai buoni pasto. E per arrivare ai 210mila euro di entrate, ci sono le rimanenze di magazzino: 5mila euro.

Come spiega Scenari economici al netto dei costi, alla fine l’utile risultante è di 26.149,00 €. Se fosse così, il titolare avrebbe lavorato per 2.149,00 €. Ma così non è. Togliamo i 5.000,00 € di rimanenze finali: 21.000,00 € di utile. E poi bisogna pagare le tasse.

L’utile rimasto, alla fine, è di 9.114,44 €, ovvero 759,54 € al mese, senza tredicesima, senza TFR, senza malattia, né ferie. Questa è la vita di molti negozianti e artigiani.

La pasticceria avrebbe reso appena il 4,5% se fosse stato un investimento. Nessun investitore sano di mente avrebbe rischiato il proprio capitale per il 4,5%. Mentre il nostro pasticcere ha rischiato tutto il suo capitale mettendoci il proprio lavoro e, alla fine, ha dato lavoro per anni a 4 dipendenti.  

Le tasse. Alle 12.685,34 € vanno aggiunti 21.000,00 € di Iva al 10% e poi 10.067,00 euro di contributi ai dipendenti: totale 44.098,50 €.

Riassumendo: 210.434,00 € ricavi totali, 797,10 € di incasso giornaliero, dei quali solo 34,50 € per lo stipendio del titolare per arrivare a totalizzare la fantasmagorica cifra di 759,00 € al mese. Ovvero sui 22 giorni aperti al mese, soltanto uno va al titolare.  

Se per ipotesi le cose non andassero bene per qualche giorno, l’imprenditore dovrà scegliere tra pagare i dipendenti, l’affitto o il Fisco. E se il titolare scegliesse di rimandare il pagamento delle tasse per l’attuale Governo è un evasore che rischia il carcere, perché è facile in un’attività così accumulare più di 50mila euro di tasse non pagate. Basta andare in crisi un anno. Poi ci pensa Equitalia (che oggi si chiama “Agenzia delle Entrate e Riscossione”) a raddoppiare la cifra, con interessi, aggi e more.

Il pasticcere è riuscito a vendere la propria pasticceria alla fine del 2018, sperando che vada meglio al nuovo proprietario.  

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