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Debiti con l’Agenzia delle Entrate: ecco come “patteggiare”

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Quando si hanno debiti pendenti con l’Agenzia Entrate Riscossione con cartelle scadute e non pagate, cosa si può fare? La soluzione c’è e si può mettere in atto un processo di “patteggiamento”.

Se l’intenzione del contribuente è quello di arrivare a ottenere un saldo e stralcio c’è la possibilità, come indica La legge per tutti, di arrivare a un accordo in grado di porre fine ai debiti.

Conoscere l’ammontare dei debiti

Per conoscere l’ammontare del debito cono lo Stato bisogna chiedere un estratto di ruolo, ovvero un documento analitico che indica tutte le cartelle esattoriali notificate sino ad oggi e che non sono state ancora pagate. La richiesta può essere fatta online oppure direttamente agli uffici più vicini dell’esattore.

Dall’elenco vanno eliminate le cartelle cadute in prescrizione e quelle mai ricevute per difetto di notifica. In entrambi i casi, però, deve essere fatto un ricorso al giudice affinché cancelli definitivamente questi debiti dalla tua posizione. 

Si può transare con Agenzia Entrate Riscossione?

Gli enti pubblici e quelli concessionari di un pubblico servizio hanno l’obbligo di trattare i cittadini allo stesso modo, senza accordare preferenze. Dunque, una transazione aprirebbe spazio a discriminazioni con possibili abusi. La pubblica amministrazione non può agire discrezionalmente, ma deve sempre muoversi nella cornice prefissata dalla legge. “Ebbene, ad oggi, non esiste alcuna norma che consenta di “patteggiare” i debiti con l’Agenzia Entrate Riscossione. Quindi, è esclusa a priori la possibilità di presentare un saldo e stralcio, ossia una decurtazione del debito con un pagamento forfettario”.

Come fare per ridurre i debiti?

L’unica possibilità di ottenere un beneficio – perché consentita dalla normativa – è la richiesta di rateazione ossia una dilazione del debito.

Una seconda chance di ottenere un’agevolazione è contenuta nella cosiddetta legge sul sovraindebitamento, anche chiamata legge salva-suicidi. Questa normativa consente a chi abbia così tanti debiti da non poterli pagare né con il proprio patrimonio, né con il lavoro futuro, di rivolgersi al giudice e chiedere una decurtazione dell’importo totale. 

In alcuni casi, è stata concessa una decurtazione fino al 70-80%: si è trattato di contribuenti che versavano in condizioni davvero disperate.

Se non si possiede nulla cosa si rischia?

Con  nessun bene intestato, ma anche con pochi, non rischi nulla. Agenzia Entrate Riscossione, infatti, non può avviare il pignoramento né nei confronti dei nullatenenti né di coloro che hanno solo i beni necessari alla sopravvivenza. Tra questi ultimi La legge per tutti ricorda:

  • la prima casa: essa, infatti, non è pignorabile sempre che il contribuente non abbia altri immobili intestati, neanche per quote;
  • la pensione di invalidità;
  • la pensione minima (ossia il cosiddetto minimo vitale) che è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale;
  • il conto corrente di appoggio dello stipendio, solo per la parte che non eccede il triplo dell’assegno sociale (il residuo può essere pignorato e le mensilità successive, che verranno accreditate, solo nei limiti di un quinto ciascuna). 

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