Decreto Ristori: bar e ristoranti dovranno pagare le tasse entro marzo 2021

Il Decreto “Ristori” oltre agli indennizzi per le attività colpite dal dpcm e un prolungamento della cassa integrazione per tutte le imprese, introduce anche uno sconto contributivo destinato alle imprese.

Lo sconto è in realtà un’esenzione e una sospensione a seconda del tipo di attività.

Nessun contributo per chi non chiede la Cig

Insieme all’estensione della Cassa integrazione Covid, il decreto Ristori proroga lo sconto sui contributi per alcuni datori. Sono quelli del settore privato che non accedono all’ammortizzatore sociale di emergenza, ma che l’avevano fatto in passato.

Ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, che non richiedono i trattamenti della cassa Covid è riconosciuto l’esonero del versamenti dei contributi previdenziali per un ulteriore periodo massimo di quattro settimane, fruibili entro il 31 gennaio 2021, nei limiti delle ore di integrazione salariale già fruite nel giugno scorso.

In parallelo all’estensione della cassa alla fine di gennaio si estende anche l’incentivo a non richiederla.

L’articolo pubblicato in Gazzetta ufficiale differisce dall’impostazione che era presente nella relazione tecnica iniziale. La relazione prevedeva che i datori di lavoro che rinunciassero alla Cig potessero sfruttare un esonero dal versamento dei contributi per quattro mesi, fruibili entro il 31 maggio 2021. L’esonero sarebbe stato parametrato alla perdita di fatturato subita con la pandemia. Una misura che avrebbe comportato un effetto finanziario sul 2020 da oltre 590 milioni, contro i 61 milioni stimati in Gazzetta per la versione finale.

Bar e ristoranti, stop a novembre

Il decreto Ristori prevede, nell’articolo 13, il provvedimento che introduce una sospensione dei contributi contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria per tutto il mese di novembre.

A differenza dell’esonero previsto per le aziende che non usufruiscono della cassa integrazione, si tratta però non di una cancellazione ma di una sospensione. Cioè l’importo non versato ora dovrà essere pagato nel 2021.

I pagamenti sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2021 o mediante rateizzazione fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 marzo 2021″.

Di fatto quindi entro metà marzo bisognerà saldare interamente quanto dovuto.

Di Antonio

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