Editoria Abruzzo: il colpo del padrone delle cliniche

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Lo avevo annunciato, era nell’aria e si sapeva. E, alla fine, il sogno di mister Pierangeli si è avverato. Ora, per davvero, il “quarto potere” è nelle sue mani.

Antonio Del Furbo

L’Affaire è stato chiuso ieri, ben prima di quel 15 settembre, data entro il quale bisognava stringere l’accordo del passaggio del quotidiano Il Centro dal gruppo L’Espresso ai nuovi compratori.

Infatti, con Luigi Pierangeli ci sono altri tre soci che non hanno nulla a che vedere con l’editoria.

A coordinare l’operazione è stato il manager romano Alberto Leonardis, vicinissimo al Partito Democratico nonché “amicissimo” del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso. In società con Pierangeli e Leonardis c’è anche Cristiano Artoni che è presidente del Credito Cooperativo di Teramo e distributore de Il Centro. Infine, c’è Luigi Palmerini, un costruttore aquilano che con tutti gli altri detiene il 25% del gruppo.

Dunque, le domande da farsi sono tante. Iniziamo con i perché.  

Perché la neo cordata ha messo sul piatto belli e pronti 6 milioni di euro? Perché hanno comprato “un’azienda” che ha 700 milioni di perdite? Perché si sono accollati (almeno per il momento) 60 dipendenti e oltre un centinaio di collaboratori? Perché, soprattutto, la società non è ancora costituita, come riferiscono i lavoratori del Centro? La sensazione è di aver fatto tutti in fretta e furia.

Ci saranno novità sul piano editoriale? Pare di no, a sentire De Leonardis:

“Dobbiamo rafforzare l’immagine del giornale locale, ci si dovrà occupare ancora di più di cronaca dei territori”.

In attesa di capire dove De Leonardis andrà a carpire le notizie, il dato interessante è che, in mezzo a questa operazione faccia capolino anche la Banca Popolare di Bari. Cosa c’entra la banca pugliese? Ha fornito liquidità? Se sì, perché e quali interessi ha la Popolare?

Escludendo la bontà dei protagonisti nel fare “opere di bene” non rimane che pensare che l’intento sia quello di “braccare” l’informazione abruzzese all’interno di un piccolo cerchio di “amici”. Non bisogna dimenticare che Rete 8 è la rete ammiraglia regionale. E ora, nelle mani di Pierangeli è finito anche il giornale più venduto della regione.

C’è da preoccuparsi?

Qualcuno, a quanto pare, si preoccupa. Il Cdr e l’Rsu del Centro, in una nota, si dicono preoccupati di finire in mani regionali e di imprenditori “impuri”. 

Sarà davvero che l’operazione serva a chiarire a tutti che l’informazione passa solo da una parte? Chissà cosa ne pensano i giornalisti di Rete 8. Vorrebbe dire chiedere troppo a professionisti che, sempre, rimangono in silenzio su certi temi. E chissà cosa ne pensano del direttore che a breve gli verrà calato dall’esterno.

Chissà.

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