Ferrara, il centro dello spaccio nigeriano a due passi dalla stazione ferroviaria – il video

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Appena dopo mezzogiorno un gruppetto di ragazzi stranieri, nel centro di Ferrara, occupa le altalene dei bambini. Aspetta clienti in cerca di un po’ di droga da asporto.

“Cosa vuoi? Cocaina va bene? Quanta ne vuoi?”domandano. Fanno cento euro al grammo. “Ne ordiniamo alcune dosi per la sera, l’appuntamento (a cui non ci presenteremo) è per le 18” raccontano i reporter del Giornale.

È “mafia nigeriana” quella che controlla lo spaccio. La centrale dello spaccio ruota attorno alla stazione ferroviaria, tra via Roboni, piazzale Castellina e il parchetto Enrico Toti. È la zona del Gad, non lontano dallo stadio della Spal. Tre grattacieli malridotti fanno da teatro al più classico dei set sul degrado: vedette a ogni angolo, droga nascosta sotto gli alberi, traffici quotidiani. 

Le cronache locali raccontano di una vera e propria guerra per la gestione del traffico di stupefacenti.

La città ricorda sconvolta l’aggressione a colpi di machete nell’agosto dell’anno scorso. Al raid ne seguirono altri tre, in una lunga scia di violenze che ha portato all’arresto di sette componenti di una gang nigeriana.  

Il neo-sindaco Alan Fabbri promette battaglia: i prossimi passi sono “armare i vigili”, entrare “nei locali multietnici ricettacolo di degrado”, rispolverare le telecamere e “aumentare il presidio del territorio”. L’obiettivo è quello di rivalutare una zona ormai abbandonata a sé stessa, coi prezzi delle case crollati in pochi anni. “Il mio appartamento valeva 190mila euro, ora mi hanno consigliato di venderlo a 40mila”, spiega Graziano. Chi aveva acquistato nei grattacieli si ritrova a svenderli per 130 euro al metro quadro, regalandoli ai “pakistani che poi li subaffittano a nomadi e nigeriani”.

Da poco sono finite 45 persone. Un anno e mezzo di indagini ferrate, agenti sotto copertura che hanno permesso il sequestro di 10kg di droga e fino a 1000 cessioni registrate ogni mese. Gli inquirenti hanno tracciato la droga proveniente dalla Nigeria, documentandone la filiera: il grossista a Bologna, le donne-corriere, i 4 capi fornitori in città e le decine di piccoli spacciatori.  

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