Giuseppe Conte e la sua rete di potere: dal Vaticano ai Servizi segreti

Un uomo potentissimo. Il premier Giuseppe Conte in questi anni ha consolidato alcune colonne del potere reale. E ora cerca la salvezza in Aula.

Giuseppe Conte è alla ricerca disperata di quelli che vengono definiti “costruttori”, ovvero parlamentari situati in altri schieramenti che potrebbero salvargli la poltrona. Oltre a un’operazione di facciata per raccattare i voltagabbana c’è anche una regia che si muove dietro le quinte, in totale silenzio. Si tratta di una rete di potere che il premier è riuscito a costruire in questi anni.

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Nella testa del premier c’è la volontà di annunciare una sua discesa in campo per rassicurare proprio quei poteri forti. I rapporti che Conte ha consolidato con servizi segreti, grandi aziende partecipate, Vaticano, sistema dell’informazione, Confindustria e sindacati contribuiranno alla nascita di una lista personale?

La rete di Conte

Il nome pesante è quello del generale Gennaro Vecchione, capo del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Lui rappresenta la personalità di maggior fiducia di Conte. È stato lui il protagonista del parto di diversi contiani anche nel mondo della grandi partecipate: come riportato da La Stampa, vicini al presidente del Consiglio sono ritenuti Matteo Del Fante (amministratore delegato di Poste italiane), Michele Crisostomo dell’Enel, Fabrizio Palermo (presidente di Cassa depositi e prestiti) e Giuseppe Busia (nuovo capo dell’Anticorruzione). Con le parti sociali ha mosso qualche passo significativo: un partito di Conte – fanno sapere – avrebbe un ottimo rapporto con la Cisl.

Conte e la Chiesa

Il premier guarda con grande simpatia a Villa Nazareth, il collegio universitario nel quale ha conosciuto a suo tempo Pietro Parolin. I politici italiani cercano comunque di salvaguardare i canali speciali con alcuni cardinali. Non a caso in questi giorni di crisi politica molti attori della scena religiosa si stanno muovendo. Tra questi spicca monsignor Giancarlo Bregantini, che ha lanciato un appello “al senso di responsabilità dei costruttori” per consentire a Conte di proseguire la sua avventura al governo con una coalizione ampia. L’arcivescovo di Campobasso-Bojano, intervistato da La Stampa, ha confessato di intravedere lo spazio per la nascita “di un partito a vocazione cattolica, ispirato al popolarismo cristiano”.

“I poteri forti” sopra Conte

“Sopra di lui ci stanno sempre quei soliti poteri…”. Si tratta, riferisce il Giornale, di Alessandro Goracci, il 42enne capo di gabinetto del premier Giuseppe Conte messo in quell’importante ruolo di potere perché vicino ad ambienti del Vaticano.

Il renziano Michele Anzaldi, che ieri ha annunciato un’interrogazione parlamentare sulle rivelazioni fatte da La Stampa, ha la convinzione che “l’avvocato del popolo’ sta lì senza fare niente perché tutti i poteri forti che il M5S doveva rottamare si sono apparecchiati…”. Tra questi poteri ci sarebbe, appunto, il Vaticano e l’anello di congiunzione tra Palazzo Chigi e l’Oltretevere sembra essere proprio il capo di gabinetto di Conte, figlio del compianto Carlo Goracci, vicesegretario generale della Camera dei deputati, all’epoca di Ugo Zampetti, oggi al Quirinale al fianco di Sergio Mattarella.

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Goracci jr dopo aver vinto il concorso da dirigente in Senato, è diventato un importante funzionario della Commissione Affari Costituzionali al tempo in cui era presieduta da Anna Finocchiaro. Lavorò anche per la commissione Banche, presieduta da Pier Ferdinando Casini, prima di essere notato da Giuseppe Conte col quale ha stretto un rapporto non solo professionale, ma anche personale.

“È lui che mantiene i rapporti in Vaticano, ma non funziona più purtroppo”, rivela una fonte al Giornale. “Ha cercato sostegno alla Cei per far capire che è necessario che Conte resti al suo posto, ma…”.

Ecco, le difficoltà di convincere i senatori cattolici a entrare nel gruppo Maie-Italia23 e raggiungere quota 161 stanno proprio in quel “ma”.

Palazzo Chigi, dal canto suo, ieri, ha ufficialmente smentito l’esistenza del “presunto ‘network’ che farebbe capo al Presidente del Consiglio al fine di ampliare la maggioranza e reclutare nuovi senatori”. E, in particolare, viene respinto ogni coinvolgimento dell’Intelligence. Nessuna smentita però è arrivata dalla Cei.

Di Antonio

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