Il vero volto del Cashback, ovvero tasse per le imprese

Il cashback è stato presentato dal governo come l’ennesimo strumento grazie al quale si fornisce un aiuto concreto a imprese e cittadini. Peccato però, che nessuno dica che, in realtà, rapparesenta una nuova tassa per le aziende.

Lotta all’evasione: il Governo sceglie il concorso a premi

Effettuata la transazione si può ottenere un rimborso massimo di € 150, pari a €300 annui. Non c’è un importo minimo di spesa. Ogni acquisto effettuato con carte e app di pagamento registrate ai fini del Cashback, fa accumulare il 10% dell’importo speso, fino a un massimo di €15 per singola transazione. Oltre a questo il governo ha messo a punto anche il super cashback. “A partire dal 1° gennaio 2021 – si legge sul sito dell’App Ioi primi 100mila partecipanti che, nel singolo semestre di riferimento, abbiano totalizzato il maggior numero di transazioni con carte e app di pagamento registrati ai fini del Programma, ricevono un Super Cashback di €1500. Anche in questo caso, non c’è un importo minimo di spesa.

Insomma, un progetto concretizzatosi e che il premier Conte ha illustrato addirittura durante la presentazione delle nuove regole riguardanti le zone italiane.

 “I primi 100mila a semestre, che effettueranno acquisti continuativi, anche un caffé vale, avranno 1.500 euro a testa. In più ci sono 50 milioni all’anno con una lotteria per estrazioni periodiche”.

Già nel decreto Agosto il governo ha riproposto il meccanismo cashback con l’obiettivo di ridurre la circolazione del contante contrastando così l’evasione fiscale. Il piano faceva già parte dell’ultima legge di Bilancio entrata in vigore il 1° dicembre. L’altro obiettivo di “Italia Cashless” è quello di modernizzare il Paese e, soprattutto, combattere l’evasione fiscale.

Tutte intenzioni buone ma – a quanto pare – il governo ancora una volta dimentica una riforma molto importante: quella della burocrazia che continua a tenere sotto scacco le imprese italiane.

Così accade, ad esempio, che le aziende ancora una volta sono chiamate a sborsare soldi per adeguarsi all’ennesimo “spot” elettorale del governo Conte bis.

L’ennesima batosta alle imprese

Le aziende italiane, in queste ore, stanno ricevendo una mail in cui si chiede “l’aggiornamento lotteria degli socntrini”. Tradotto vuol dire che gli imprenditori dovranno aggiornare “i registratori telematici per l’adeguamento”. In soldoni significa che “il costo dell’aggiornamento è pari a “85+Iva per chi ha il contratto di assistenza e 110+Iva per chi non ha il contratto di assistenza”.

Non solo. Le imprese devono acquistare anche il “lettore barcode per acquisizione codice lotteria in Promo al costo di 80 euro+Iva”. Il tutto serve per tracciare i “corrispettivi richiesti dall’Agenzia delle entrate”.

Dunque, le imprese dovranno cacciare ben 200 euro per adeguarsi alla nuova “campagna elettorale” del governo.

“Prima ci hanno costretto a cambiare tutti i registratori di cassa facendoci spendere dalle 400 euro alle 700 euro – ci spiega Antonio Tavani dell’Hotel Camerlengo di Fara San Martino – . Ogni sera dobbiamo scaricare i dati per l’Agenzia. Questo tipo di registratore costa in assistenza circa 200 euro l’anno”.

Poi, c’è l’impatto del Covid.

“Abbiamo azzerato gli incassi con il lockdown di marzo. A metà giugno abbiamo toccato il -63%”. Continua Tavani: “A ottobre registro un -50% di fatturato, ovvero 480mila euro di perdita secca”. E poi c’è la seconda ondata: “A novembre ho deciso di chiudere e riaprire il primo aprile. Il mio personale ha ricevuto la cassa integrazione che ho anticipato io e non l’Inps. Ad oggi ho ricevuto, a fronte della grave perdita, solo 18mila euro. E l’Inps mi scrive che non ho pagato gli F24. Dove la prendo la liquidità secondo Tridico?”

Di Antonio

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