Corte di giustizia UE

La Corte europea condanna l’Italia per il ritardo nei pagamenti. E un’altra azienda fallisce

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La Corte di Giustizia Ue ha  l’Italia per i 53 miliardi di debiti verso le imprese e per i tempi di pagamento comunque troppo lunghi della pubblica amministrazione.

Il caso simbolo è stato quello di Sergio Bramini, fallito e sfrattato da casa nonostante vantasse 4 milioni di euro di credito con lo Stato. “La situazione è peggio di prima”, ha detto lo stesso Bramini, oggi consulente del governo, alle Iene

Stato italiano colpevole

Lo Stato italiano è colpevole del ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione e, proprio per questo, la Corte di Giustizia Ue lo condanna per aver violato la direttiva del 2011 che chiede “agli enti pubblici, nelle loro transazioni commerciali con imprese private, di pagare entro 30 giorni e 60 per gli enti del servizio sanitario nazionale”. La Corte, inoltre, contesta anche il debito troppo alto della pubblica amministrazione, che si attesta ancora a 53 miliardi di euro. I pagamenti in ritardo sono in media sui 4 mesi, con casi estremi che arrivano oltre l’anno soprattutto in alcune zone del Sud.

La vicenda Bramini

Sergio Bramini, l’imprenditore fallito nonostante vantasse 4 milioni di euro di crediti dallo Stato e poi sgomberato dalla sua casa, è andato nel 2018 al Parlamento Bruxelles per parlare dei debiti della Pubblica amministrazione. “Ho parlato della situazione generale della piccola media impresa e degli imprenditori che falliscono uno dietro l’altro”, dice Bramini, che al momento è anche consulente del governo. “La situazione è peggio di prima. L’Italia intanto continua a pagare sanzioni: è totalmente immorale, sarebbe meglio mettersi in regola”.

“Se mi fossi venduto tre piani di uffici e la mia villa, non sarei forse rimasto come adesso, un pezzente”, dice Sergio deluso. “Invece ci ho creduto nello Stato, nella mia impresa e mi sono comportato non di conseguenza”.

L’azienda dei rifiuti finita sul lastrico

L’azienda di Bramini si occupava di smaltimento rifiuti. Proprio perché “servizio pubblico” l’azienda non poteva smettere di lavorare nonostante non venisse pagata. Per far fronte alle spettanze di fornitori e dipendenti ha dovuto accendere un mutuo ipotecando la sua casa. Sergio era infatti certo che prima o poi lo Stato avrebbe pagato e lui avrebbe potuto saldare la banca. Così però non è stato e lui è fallito perdendo anche i suoi beni personali.

Bramini, consulente del governo

Oggi Bramini è un consulente del Governo ed ogni giorno incontra imprenditori che stanno vivendo ciò che lui ha vissuto qualche anno fa. Uno dei casi emblematici è quello della Dusty srl, un’azienda siciliana impegnata nello smaltimento rifiuti. La Dusty srl sta fallendo per via dei 17 milioni di euro di crediti mai pagati dallo Stato. Poi, dopo un servizio delle Iene, è avvenuto “il miracolo”: i crediti dell’impresa sono stati riconosciuti, “certificati”, senza nessuna opposizione e andranno a finire in tasse da pagare.

La titolare della Dusty, Rossella Pezzino De Geronimo ha detto alle Iene: “Lo stesso Stato che non ti paga pretende puntualità sul pagamento dei tributi, non considerando che è molto difficile pagare le tasse quando si hanno milioni e milioni di euro non incassati”.

In poche parole, se un’impresa non paga i tributi allo Stato, rischia anche un reato penale. E se volesse, a questo punto, pagarli rateizzandoli, “viene impostato un 40 per cento in più rispetto al tributo iniziale”.

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