L'Agenzia delle Entrate è pronta a fare fuoco sui contribuenti: il post covid "lacrime e sangue"

L’Agenzia delle Entrate è pronta a fare fuoco sui contribuenti: il post covid “lacrime e sangue”

Inchieste Notizie

L’Agenzia delle Entrate è sul piede di guerra pronta a portare all’incasso i mancati introiti dovuti al covid. Tra non molto per gli italiani arriverà il periodo di lacrime e sangue con 22 milioni di atti di riscossione, che coinvolgono altrettante cartelle esattoriali.

La conferma è arrivata anche da Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel corso di un audizione alla Camera.

Soluzioni per la rottamazione…a rischio!

Come ha sottolineato Antonio Martino, deputato di Forza Italia, il timore è che possa arrivare una valanga di richieste di denaro da parte dell’Agenzia delle Entrate. Un’ondata anomala di richieste di soldi, che potrebbe travolgere cittadini e imprese: per questo motivo sarebbe importante e necessario intervenire fin da subito.  

Le pendenze con il Fisco possono essere saldate in un’unica soluzione entro il 31 ottobre 2020 con uno sconto del 40% o mediante rateizzazione nell’arco di cinque anni con uno sconto del 20% e l’applicazione di un tasso di interesse del 3%. L’ultima soluzione è quella di una rateizzazione per venti anni con l’applicazione di un tasso di interesse del 2%. Queste procedure, però, potrebbero essere cestinate se il governo non si interviene rapidamente.

Rottamazione: le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate

La rottamazione delle cartelle esattoriali venne introdotta con l’articolo 3 del Decreto Legge n. 119/2018. Una misura che ha permesso a molti contribuenti di mettersi in regola con il fisco pagando il proprio debito, senza interessi e sanzioni. La rottamazione-ter, invece, insieme al saldo e stralcio, aveva permesso di saldare quanto dovuto all’Agenzia delle Entrate, a rate in cinque anni. Il nuovo decreto ha predisposto la proroga di tutte le rate per il 2020, che di quelle scadute, che potranno essere onorate entro il 10 dicembre.

Con la pace fiscale introdotta ultimamente si può scegliere tra due opzioni diverse: il saldo delle tasse rimaste al palo per i mesi di marzo, aprile e maggio, che dovrebbe essere effettuato il prossimo 16 settembre. Sarà possibile saldare tutto in un’unica soluzione o in quattro comode rate, una al mese fino a dicembre. In altre parole tutte le rate scadute nei mesi di febbraio, marzo e maggio dovranno essere saldate entro il 10 dicembre. Non è ammessa alcuna tolleranza nei giorni. Non sono previsti degli interessi, ma senza dubbio il problema maggiore che assilla gli imprenditori in questi giorni è l’attività economica che stenta a partire. Il timore è che a settembre le imprese non abbiano la liquidità sufficiente a saldare i tre mesi arretrati ed i versamenti ordinari.

Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia, ha anticipato che nel prossimo Decreto di luglio sarà introdotta la possibilità di una rateizzazione più lunga. Il pagamento delle tasse arretrate di marzo, aprile e maggio, quindi, potrebbe proseguire anche nel 2021.

Le ipotesi allo studio

In questi giorni allo studio del governo ci sarebbe l’ipotesi di effettuare un mega stralcio delle cartelle esattoriali. Decisione che arriva dopo l’iniziativa che aveva portato alla cancellazione dei debiti inferiori ai mille euro nei confronti della vecchia Equitalia più datati (dal 2000 al 2010). A questo punto il problema è sicuramente molto importante. L’Agenzia delle Entrate dovrebbe riscuotere ancora qualcosa come 954 miliardi di euro di tasse. Un buona parte di queste, ossia il 40% – circa 400 miliardi -, non sono più incassabili. 153 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti, quasi 119 miliardi andrebbero chiesti a persone decedute e 109 miliardi di crediti sono rivolti verso nullatenenti. Per l’Agenzia delle Entrate avere questi crediti inesigibili ha un costo piuttosto alto. L’idea migliore sarebbe di cancellarli e ripulire il bilancio pubblico da queste scorie.

La proposta del Governo

L’idea del Governo sarebbe quella di una riforma della vecchia Equitalia, che è già stata trasformata da società ad ente pubblico: si vorrebbe eliminare completamente l’aggio e fiscalizzare gli oneri di funzionamento. Questo sarebbe un piccolo aiuto, in quanto l’aggio pesa il 3% sul contribuente. Ricordiamo che il prossimo 31 agosto, sempre che non intervengano nuove proroghe, terminerà il blocco delle cartelle e la riscossione ripartirà. 

Roberto Gualtieri ha ribadito l’intenzione di abbattere il peso del Fisco sul lavoro, sia dal lato dei lavoratori, sia dal lato delle imprese.

 “Verificare a priori prima di pagare”

Gli Avvocati Celeste Collovati e Guglielmo di Giovanni dello studio legale Dirittissimo spiegano che bisogna informarsi per avere la certezza, o meno, di dover pagare. “Non tutti i lettori sapranno che prima di decidere se accettare di pagare, ancorché in forma ‘ridotta’, bisognerebbe verificare, a priori, se sussista – e in che misura – l’obbligo giuridico di versare quanto sembrerebbe ancora dovuto all’Agenzia delle Entrate – Riscossione (già Equitalia)“, hanno spiegato a il Giornale gli avvocati. È per questo motivo che consultare gli esperti diventa fondamentale per non incorrere in brutte sorprese anche per situazioni diverse rispetto ai pagamenti che dobbiamo al Fisco.

“Un professionista del settore tributario, con il quale analizzare, ex ante, la propria situazione debitoria (cc.dd. estratti di ruolo), per poter valutare, ex post, se sia possibile, prima di aderire alla “rottamazione” del momento, chiedere che le autorità competenti annullino totalmente, o anche solo parzialmente, il debito. Si ritiene che tale analisi/verifica preventiva dei ruoli sia un percorso “obbligato” per tutti coloro che non vogliono rischiare di pagare un debito non dovuto, anche se solo in parte”, affermano Collovati e di Giovanni.

In tema di cartelle, condoni e rottamazione, c’è da tenere d’occhio anche il fronte previdenziale.

Su questo versante è illuminante la storia che riguarda una lavoratrice che aveva raggiunto i requisiti per andare in pensione con “l’Opzione donna” nel 2019, ovvero con 35 anni di contributi e 59 anni di età (lavoratrice autonoma) come previsto dal regolamento. La brutta sorpresa è arrivata quando ha chiesto all’Inps l’estratto conto dal quale è emerso alcuni contributi mancanti negli anni tra il 2000 e il 2010. Tali contributi erano stati, a suo tempo, rateizzati e venivano pagati regolarmente.

La cosa assurda è la cancellazione avvenuta a causa del Decreto Legge 119/2018 art.4, in base al quale veniva effettuato lo stralcio in automatico delle cartelle sotto i mille euro relativamente agli anni tra il 2000 e 2010. I signori hanno chiesto all’Inps se le cartelle stralciate avessero comunque mantenuto il diritto e la misura ma dall’Ente hanno risposto picche: tali contributi risultavano persi ed era impossibile fare richiesta della pensione proprio per la mancanza di questi contributi.

“La risposta dell’Inps (in forza della quale i contributi, oggetto di pagamento rateizzato, si dovrebbero considerare ‘persi’ a seguito dello stralcio ‘automatico’ dei ruoli fino a 1.000,00 €) non è giuridicamente corretta” ha detto l’avvocato di Giovanni. “Infatti, l’art. 4, comma 2, lett. a), del Dl 119/2018 prevede, testualmente, che ‘le somme versate anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto restano DEFINITIVAMENTE ACQUISITE’ , con ciò volendo semplicemente precisare che tali somme non potranno essere rimborsate al cittadino”. Insomma, l’Inps l’ha fatta grossa. L’avvocato ha concluso dicendo che “i contributi oggetto di regolare rateazione dovrebbero essere computati ai fini dell’adesione alla c.d. opzione donna. Ovviamente, sarà necessario accertare la sussistenza, al 31/12/2019, di TUTTI i requisiti previsti per poter aderire a tale forma di pensionamento anticipato, da valutare caso per caso”.

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