Le toghe non sono più intoccabili: passa la norma sulla responsabilità civile dei magistrati

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L’emendamento alla legge comunitaria presentato dalla Lega, si è fatto largo ed è passata alla Camera con 187 voti a favore e 180 contro.

Nel pacchetto del ddl sulle “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea” la Lega ha interamente riscritto l’articolo 26 sulla responsabilità civile dei magistrati.

 

IL TESTO 

“Chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni, ovvero per diniego di giustizia, può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale. Costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto”.

I NUMERI DEL VOTO

La norma è passata con 80 voti del Pd. Il testo è passato con 187 sì e 180 no. Il M5S, così come diversi deputati di Sel, si è astenuto sulla votazione il cui esito è stato salutato con un applauso dalla Lega. 

L’ANM INFURIATA

Per l’Associazione Nazionale Magistrati la norma presenta “evidenti profili di illegittimità costituzionale”. Ed è “grave e contraddittorio che si indebolisca l’azione giudiziaria proprio mentre la magistratura è chiamata a un forte impegno contro la corruzione”.

IL REFERENDUM DEL 1987

Correva l’anno 1987 quando il Partito Radicali Italiano, il Partito Liberale Italiano e il Partito Socialista Italiano, presentarono la “la richiesta di tre referendum per ottenere la responsabilità civile dei magistrati, l’abrogazione della Commissione inquirente e del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura, come risposta ai sempre più frequenti problemi della giustizia”. Uno dei protagonisti di quella battaglia fu Enzo Tortora, all’epoca accusato di aver fatto affari con la mafia da alcuni pentiti e per questo sbattuto in carcere. Accuse che dopo anni furono accertate essere false.

 

Enzo Tortora durante l’arresto

 

IL TESTO DEL REFERENDUM

L’otto novembre gli italiani sono chiamati ad esprimersi su due aspetti particolarmente rilevanti della crisi della giustizia. Di fronte a insensibilità politiche e a resistenza corporative, i referendum sulla giustizia rappresentano un’occasione unica offerta ai cittadini per riaffermare fondamentali principi dello stato di diritto, abolire anacronistici privilegi e irresponsabilità e rivendicare improrogabili riforme. Lo strumento referendario restituisce così la parola ai cittadini. Non è più accettabile, infatti, che i ministri responsabili di gravi reati non vengano perseguiti. Non è più accettabile che i magistrati che, per colpa grave, abbiano danneggiato un cittadino non siano chiamati a risponderne dinnanzi ad un loro collega. Introducendo la responsabilità civile dei magistrati per colpa grave (grave negligenza, grave imperizia, gravi omissioni) non si intacca ma si riafferma la loro autonomia ed indipendenza. Abrogando i poteri istruttori della commissione inquirente per i reati dei ministri si eliminano inammissibili impunità. Noi voteremo SI ed invitiamo a votare SI perché anche politici e magistrati rispondano, come ogni cittadino, di fronte alla legge“.

Il referendum dell’8 novembre 1987 registrò l’affermazione nettissima dei “Sì”, che di media raggiunsero circa l’80% delle preferenze. 

LA LEGGE BUFALA

Il governo fu costretto, quindi, a tenere conto della volontà popolare sulla responsabilità dei magistrati. Fu approvata la Legge del 13 aprile 1988, meglio nota come legge Vassalli:”Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati”. 

 

Giuliano Vassalli

 

Giuliano Vassalli senza un benché minimo di vergogna presentò la legge che prevedeva e prevede tuttora che fa ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato ma sullo Stato. Uno Stato che può sì rivalersi sul magistrato ma solo entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio. Guarda caso, in 26 anni dall’entrata in vigore della Legge, nessuna sentenza di condanna è mai stata pronunciata.

Su oltre 400 cause civili nei confronti di altrettanti magistrati, 266 sono stati ritenuti inammissibili, 71 sono ancora in attesa di ottenere l’ammissibilità da parte di un tribunale. Tra i rimanenti 25 procedimenti sono stati cassati. Ne sono rimasti 35 ovvero l’8,5% del totale. E come sono finiti i procedimenti? In 7 sono stati accolti.

La volontà popolare, come appare evidente, è stata tradita. E l’ANM non si è mai indignata per questo? E non s’indignò quando Tortora fu esibito come un agnello sacrificale a giornalisti e fotografi assetati di sangue? 

Il corto circuito tra informazione, lobby e magistratura forse vedrà una nova alba. Speriamo molto presto. Con buona pace dei Travaglio e dei Santoro.

ZdO

 

 

 

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