L'emendamento di Patuanelli (M5s) che salva Mediaset: norma inserita nel decreto anti-covid

Movimento 5 stelle e Partito democratico strizzano l’occhio alla famiglia Berlusconi. Il governo, infatti, spezza una lancia in favore di Mediaset.

La norma, che si prefigge di tutelare il “sistema-Italia” delle comunicazioni, mette, in fondo, un argine alla libera concorrenza del mercato. E riguarda anche tv e giornali. E, ovviamente, Mediaset. La norma, in sostanza, rende più difficile fare acquisizioni nel settore senza una sorta di controllo pubblico di congruità. Il primo effetto, allora, sarà mettere al riparo le aziende di Silvio Berlusconi dall’assalto della francese Vivendi.

A preparare il dispositivo è stato il ministero dello Sviluppo economico sotto la guida del grillino Stefano Patuanelli. Norma inserita nel decreto all’esame del Consiglio dei ministri e che rientra nella gestione dell’emergenza Covid. Un emendamento che anticipa in parte il riordino complessivo del settore.

La sentenza della Corte Europea

A settembre scorso i magistrati della Corte di Giustizia europea – su ricorso di Vivendi – hanno bocciato e dichiarato contrari al diritto dell’Unione le regole che impedivano al colosso d’Oltralpe di scalare Mediaset. Un colpo ben assestato al Biscione. In particolare ai “tetti” stabiliti per acquisire il controllo di società attive nel settore dei media. L’intervento comunitario ha quindi creato un vuoto, un vulnus nella legislazione italiana. E ora il governo intende porre un primo rimedio.

Ma cosa stabilirà la nuova normativa?

La normativa darà il potere all’Autorità di Garanzia per le comunicazioni di valutare se le acquisizioni possano compromettere il pluralismo dell’informazione. Quindi, se Vivendi vorrà assumere il controllo delle tv berlusconiane, non potrà semplicemente rastrellare le azioni sul mercato o lanciare un’opa, ma dovrà chiedere l’autorizzazione all’Agcom. “L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – si legge nella bozza già consegnata alla presidenza del Consiglio – svolge un’istruttoria da concludersi entro il termine di sei mesi dall’avvio del procedimento, volta a verificare la sussistenza di effetti distorsivi o di posizioni lesive del pluralismo“. E questo sulla base anche “dei ricavi, delle barriere all’ingresso nonché del livello di concorrenza nei mercati coinvolti”.

A questo punto si attende la mossa di Palazzo Chigi.

Si dovrà solo stabilire se questa norma verrà subito inserita nel testo del decreto o se si affiderà il suo inserimento a un emendamento da parte del futuro relatore durante l’iter alla Camera e al Senato. odo per tutelarsi dietro l’iniziativa parlamentare e non governativa.

Conte e la “mano tesa” a Berlusconi

Il premier resta prudente perché è consapevole delle conseguenze politiche di questa impostazione. Conte teme che questa mossa venga interpretata come una mano tesa a Berlusconi e di conseguenza a Forza Italia. Proprio in un momento in cui la maggioranza giallorossa, con i numeri traballanti del Senato, spera in un appoggio dei forzisti.

Ma il governo, ovviamente, tenta di spiegare l’operazione come un’azione volta a colmare un vuoto legislativo provocato dalla sentenza della Corte Ue. La stessa norma per i giallo-rossi serve anche a tutelare i gruppi italiani che operano in questo settore.

Un primo passo che porta al riassetto complessivo del settore.

Di Antonio

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