Ministro Roberto Speranza, risponda alle domande se ne è capace
Ministro Roberto Speranza, risponda alle domande se ne è capace
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Il ministro della Salute, Roberto Speranza, continua a ripetere lo stesso discorso da oltre due anni. Frasi fatte, nessun faccia a faccia, solo retorica sui gravi fatti generati dal Covid e da una politica inadeguata.

Roberto Speranza racconta: “Sono davanti alla tv, a vedere Roma-Gent. Ricordo tutto, tutto è nitido: uno a zero per noi, il colore delle magliette. Squilla il telefono, è l’assessore alla sanità della Lombardia. Mi dice: c’è un primo caso a Codogno”.

Ricorda così quei momenti del 20 febbraio 2020 Roberto Speranza.

“Nella mia vita esiste un prima e un dopo quella telefonata. In quel preciso momento finisce la speranza coltivata dall’Occidente: il Covid non è come la Sars, non riusciremo a impedirne l’arrivo, è già tra noi. Decido subito di partire. Firmo le prime ordinanze. Poco dopo arriva l’altra notizia: il primo morto a Vo’ Euganeo”. È la prima di 152.848 vittime. Una conta terribile: “Sì, fa impressione questa montagna di dolore”.

Il mondo di prima

Speranza alla sua narrazione aggiunge: “Questo è l’anno cruciale per capire se torneremo a un vita pienamente normale. Sono ottimista, ma la partita non è chiusa. Tra pochi mesi, un pezzo di mondo entrerà nell’autunno: osservandoli, capiremo cosa ci aspetta. A marzo parte la quarta dose per gli immunocompromessi, ma dovremo valutare il richiamo per tutti dopo l’estate. È da considerare probabile, perché il virus non stringe la mano e se ne va per sempre. Purtroppo”.

Lockdown inevitabile

Per Speranza il lockdown era inevitabile: “Molti hanno cambiato linea dieci volte: apriamo, chiudiamo, vacciniamo, anzi no. Io ne ho sempre avuto una sola: l’evidenza scientifica. La storia ci ha detto che non c’era alternativa al lockdown”. E sulle critiche al governo per non aver agito tempestivamente sui primi focolai del bergamasco precisa: “Nessuno conosceva il virus. C’erano solo parziali informazioni dalla Cina. Non mandammo subito le camionette a chiudere tutto il Paese, provammo a circoscrivere l’area, ma ci rendemmo conto che il virus era già altrove, nelle province di Piacenza, Bergamo, Brescia. La scelta del lockdown nazionale ha evitato che la prima ondata arrivasse al Sud, salvando molte vite: questa è la verità”.

Piano pandemico non aggiornato

Riguardo il Piano pandemico non aggiornato, Speranza non si addossa nessuna colpa: “Ma chi lo era nel mondo? Nessuno – neanche noi – aveva un manuale d’istruzione. Per l’Italia penso che il punto sia stato uno: affrontiamo da sempre grandi calamità naturali come terremoti e alluvioni, ma non avevamo tradizione per gestione di un’emergenza sanitaria di lunga durata come questa”.

Il ministro omette di dire che il Piano pandemico era aggiornato al 2006 e che eravamo anche sguarniti di materiali: poche mascherine, strutture sanitarie fragili.

Con un piano pandemico aggiornato si potevano evitare morti? Si poteva gestire al meglio reparti, ospedali, acquisti delle mascherine e organizzare un piano d’emergenza? Probabilmente sì. Ma Speranza ha sempre preferito chiudersi nella sua campana di vetro e raccontarci il suo discorsetto che non ha nulla a che vedere con la realtà dei fatti.

Alle contestazioni al ministro scritte nelle tre mozioni di sfiducia (tutte respinte) alcuni mesi fa, il ministro della Salute non ha mai risposto. E non ha risposto nemmeno ai magistrati bergamaschi che sospettano che il piano pandemico italiano non solo non sia mai stato aggiornato dal 2006, ma non sia neppure stato “attivato” durante la prima fase dell’epidemia.

La task force ministeriale venne inaugurata solo 17 giorni dopo, il 22 gennaio. Ma anche il blocco dei voli dalla Cina, lo stato di emergenza, la ricerca di mascherine: tutto sarebbe partito in ritardo. In uno dei verbali delle riunioni della task force, quello del 29 gennaio, emerge inoltre che anche Giuseppe Ippolito suggerì di “riferirsi alle metodologie del piano pandemico di cui è dotata l’Italia e di adeguarle alle linee guida appena rese pubbliche dall’Oms”. Il suggerimento venne seguito? Speranza, ovviamente, non risponde.

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Non una parola dal ministro Speranza sul rapporto Oms scritto da Francesco Zambon e subito ritirato, al centro di un intrigo internazionale che coinvolge la Cina, i vertici dell’Organizzazione mondiale della Sanità e il nostro ministero della Salute, accusato di aver fatto pressione per ritirare il report che definiva “improvvisata, caotica e creativa” la risposta italiana al virus. Sullo sfondo resta la questione del piano pandemico italiano: sebbene fermo al 2006 senza aggiornamenti, molti ritengono che contenesse indicazioni comunque utili ad affrontare un’epidemia sconosciuta. Il Piano però venne “scartato” dalla task force del ministero, che preferì redigere da zero un nuovo documento – definito “piano segreto” – sulla base degli scenari epidemiologici di Stefano Merler. Tra poche settimane i pm bergamaschi, coordinati da Maria Cristina Rota, dovrebbero chiudere le indagini.

I 38mila euro ai medici morti per covid

Il Senato ha deciso che le 389 famiglie di medici di base, guardie mediche, e specialisti morti a causa del Covid non avranno nessun risarcimento. Ma Speranza è intervenuto dicendo che il governo stanzierà 15 milioni di euro. Ogni famiglie, dunque, riceverà 38.500 euro.

Parole profetiche

“Molti ministri della Salute hanno lasciato dicendo: “Non ce la faccio più” dice Speranza. “A volte è stata durissima, soprattutto marzo del 2020. Ma in nessun passaggio mi sono sentito solo: avevo al mio fianco la comunità scientifica italiana, il governo e il sorriso dei miei figli. Devo essere onesto, non ho mai pensato di mollare. Neanche per un istante”.

E che Speranza sia ancora al suo posto non è un bene per l’Italia.

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