A Gioia Tauro un panificio è saltato in aria nel silenzio tombale delle vittime.

Un’indagine che nonostante il muro omertoso riesce a ricostruire tutta la filiera criminale dell’organizzazione, dare un volto a vecchie e nuove leve del clan Piromalli, individuare i contorni della rete imprenditoriale di prestanome.

Dodici persone sono state arrestate alle prime luci dell’alba dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria su richiesta della procura antimafia guidata da Giovanni Bombardieri e per ordine del tribunale. All’esito delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Gaetano Paci, dieci persone – tutte ritenute affiliate o vicine allo storico clan mafioso dei Piromalli – sono finite in manette, due ai domiciliari.

A vario titolo, sono tutti accusati di associazione a delinquere di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e illecita concorrenza con minaccia o violenza con l’aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso.

“Il pregio di questa indagine – dice il procuratore aggiunto Gaetano Paci – è che da un fatto specifico siamo riusciti a ricostruire il contesto criminale di cui è frutto, a testimonianza di un’attenzione dell’Ufficio sulla Piana di Gioia Tauro che non è mai venuta meno”.  

Di Antonio

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