Pescara, Ex-Cofa: la fretta della demolizione. Perché?

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Ormai è guerra aperta all’ex Cofa. Il cancro della città adriatica ha i giorni contati. Il primario che curerà l’Abruzzo da tutte le malattie ha preso pieno potere. Con tanto di mascherina, bisturi e assistenti scelti, ucciderà tutti virus che hanno impedito la crescita economica e politica della regione verde d’Europa. E si parte da Pescara.

L’uscita del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, sulla questione ex Cofa è avvenuta in grande stile. Un sopralluogo, con tanto di giornalisti al seguito, per sponsorizzare l’iniziativa della ‘Regione facile’ che prende di petto i problemi per poi risolverli nel più breve tempo possibile.

I segugi dell’informazione, quindi, dietro all”eletto’ per documentare lo scandalo in cui versa l’ex area del mercato all’ingrosso. Stracci, rifiuti, escrementi, di tutto di più. La situazione è drammatica e quindi serve un pugno di ferro. Non si può aspettare.

Siamo d’accordo. Che fare? Luciano le idee ce le ha chiare: demolire per “ridare la vista ai cittadini di Pescara”. Un po’ come quando i discepoli guardando un cieco chiesero a Gesù:” perché quest’uomo è nato cieco? È stato per colpa dei suoi peccati o per quelli dei suoi genitori?” E Gesù rispose: “Né per un motivo, né per l’altro, ma è così perché in lui si possa dimostrare la potenza di Dio. Finché è giorno, devo portare a termine il compito assegnatomi da Dio, che mi ha mandato. Poi viene la notte, e allora nessuno può più lavorare. Ma finché sono ancora qui sulla terra, sono io la luce del mondo”. Gesù sputò per terra, fece del fango con la saliva, lo spalmò sugli occhi del cieco e gli ordinò di andarsi a lavare nella vasca di Siloe e il cieco tornò a vedere.

Si tratta di capire però su quale terreno mister president ha sputato e, soprattutto, perché ha voluto ridare la vista ai pescaresi. Ancora: perché proprio lui ha conquistato la scena relegando, volutamente, il sindaco Alessandrini a semplice comparsa nel film andato in onda a reti regionali unificate l’altro giorno?

PAROLE, PAROLE, PAROLE

“Noi siamo i principali tutori del valore urbanistico dell’area”. “Demoliremo nel rispetto delle procedure e delle aspettative che hanno i pescaresi e gli abruzzesi che non vogliono più vedere questo detrattore ambientale“. “L’area ospiterà un giacimento turistico“. “Sarà un potente attrattore di bellezza“. Non c’è tempo da perdere quindi:”bisogna attivare una procedura d’urgenza” chiarisce D’Alfonso.

I CONFINANTI DELL’EX COFA

A qualche metro di distanza dall’ex Cofa ci sono terreni dove si stanno costruendo strutture immobiliari. La società è la ‘Pescara Porto‘ che fa capo a due nomi eccellenti della compagine abruzzese che conta: Giuliano Milia e Andrea e Luca Mammarella. Il primo è l’avvocato e amico di Luciano D’Alfonso che lo ha difeso nei processi e soprannominato il ‘principe del foro pescarese’; i secondi sono tra i più potenti costruttori della regione. Attualmente il progetto di riqualificazione dell’area denominato Waterfront è stato bloccato da ben due ricorsi al Tar. A questo punto, quindi, l’abbattimento della struttura riporterebbe in auge il PP2 (Piano particolareggiato) e farebbe ripartire d’urgenza la ricostruzione per via dell’obbligo di riqualificazione di tutta l’area. Una vera e propria colata di cemento ricoprirebbe l’area con alberghi, negozi e parcheggi.

IL BLOCCO DEL PROGETTO

Una norma contenuta nel Decreto sviluppo del governo Monti avrebbe consentito, se non fosse intervenuto il Tar, ai privati di bypassare i Piani particolareggiati dei Comuni e quindi autorizzarli a costruire sull’area senza un particolare interesse pubblico. “Nulla da eccepire sul fatto che in quell’area sia arrivato il momento di realizzare interventi edilizi, anche per rilanciare un comparto fondamentale nella nostra città come quello delle costruzioni” precisava Carlo Masci nel 2012. “Ma una cosa è realizzare un Waterfront che valorizzi l’area più pregiata di Pescara attraverso linee guida dell’amministrazione che tengano conto dell’ineludibile necessità di armonizzare fra loro tutte le trasformazioni edilizie in itinere, siano esse strade, piazze o edifici pubblici, altra è permettere a ciascuno dei proprietari di realizzare il proprio progetto senza una visione complessiva unitaria, in una sorta di spezzatino che trasformi quel tesoro in una arlecchinata di cemento”. Maurizio Acerbo gli faceva eco:”dicendo sì a questi progetti dei singoli privati si consegnerà al Pp2, che avrebbe dovuto rappresentare l’occasione di rilancio della città, un’operazione speculativa da anni ’60”.

Antonio Del Furbo

 

 

 

 

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