Pescara: obbligo di catene a bordo per andare in ‘spiaggia’. Le mille boutades dell’amministrazione comunale

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Sono sempre loro. Da quando sono ‘montati’ sulle poltrone di palazzo di città ci regalano delle grosse soddisfazioni. Loro, ovvero ‘quelli che tutto ciò che è stato fatto prima di noi è da buttare’. Quelli che…vi facciamo vedere noi come si governa.

E a distanza di quasi cinque mesi dalla nomina della giunta dei super componenti, assessori e sindaco stupiscono i cittadini con effetti speciali devastanti per la salute pubblica. 

L’ultima ordinanza, in ordine di tempo, adottata dal sindaco Marco Alessandrini è una di quelle che annulla le precedenti per imbarazzo. Il 30 ottobre scorso il primo cittadino ha infatti firmato un provvedimento che obbliga chiunque transiti sulle strade comunali del capoluogo adriatico ad essere provvisto di catene o pneumatici da neve. E guai a chi pensa di fare il furbo: i vigili urbani sono già appostati con i libretti per staccare multe fino a 335 euro. 

I pescaresi dopo aver digerito la nomina della figlia del padre, l’aumento delle tasse, la figura fatta con Luca Sofri sulla riapertura di corso Vittorio Emanuele al traffico, la rimozione di Gabriele D’Annunzio dal logo istituzionale, l’avviso pubblico (farsa) per il reperimento di sette figure di fiducia per il suo staff ora dovranno digerire anche questa. Tutto in nome della sicurezza. Sì perché il sindaco orgogliosamente rivendica la sua scelta:”le ridotte condizioni di aderenza di normali pneumatici possono creare difficoltà producendo blocchi della circolazione e incolumità pubblica e privata”. E, sempre in nome della sicurezza, cicli e motocicli dovranno restarsene a casa. Obbligatoriamente. Quel commercio che doveva ripartire “perché – scriveva Alessandrini sul blog personale – priorità del nostro programma politico” è ripartito con tutte queste iniziative? Non lo sappiamo perché il post è datato 5 giugno 2014.

Intanto appare chiaro che il salasso sulle catene è in nome di una possibile emergenza. Un altro limite alla libertà in nome di ciò che potrebbe accadere. O in nome di una lotta politica fatta con il passato.

Antonio Del Furbo

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