Poliambulatorio mai aperto a Cellino Attanasio.
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In provincia di Teramo, precisamente a Cellino Attanasio, esiste un edificio nuovo di zecca.

https://youtu.be/-w8OCYG22TU

Poliambulatorio mai aperto a Cellino Attanasio. La sanità promessa e mai arrivata. Un poliambulatorio moderno, costruito per rispondere ai bisogni sanitari di un territorio interno spesso dimenticato. Eppure, a tre anni dalla sua realizzazione, quella struttura è ancora chiusa. Mai aperta, mai entrata in funzione. E così, la sanità di prossimità rimane un’illusione.

Il progetto è stato finanziato con circa 300.000 euro di fondi pubblici. L’obiettivo era creare un presidio sanitario che potesse ospitare ambulatori per medici di base, eventuali specialisti, e garantire un punto di riferimento concreto per la popolazione locale. Dopo anni di lavoro e spese, il risultato è un edificio completamente arredato, mai attivato.

Dal 2022 ad oggi, si sono rincorse promesse, dichiarazioni e annunci. La Regione Abruzzo, già nel 2022, affermava che l’apertura del poliambulatorio era “imminente”. L’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, nel 2023 rispondeva ad un’interrogazione promettendo che “mancava poco”. E nel 2024, in piena campagna elettorale, il presidente della Regione, Marco Marsilio, si spingeva oltre: “Per aprirlo – disse – serve solo pulire gli spazi”.

Peccato che oggi, a metà 2025, quel presidio sia ancora chiuso.

A denunciare l’assurdità della situazione è stato il consigliere regionale Dino Pepe, che ha definito la vicenda “l’emblema di un sistema sanitario inefficiente e incapace di mantenere le promesse fatte ai cittadini”. Il paradosso, sottolinea Pepe, è che “ci sono voluti tre anni per aprire una struttura già pronta. Non oso immaginare quanto servirà per risolvere problemi ben più gravi come le liste d’attesa”.

Il disagio della comunità locale è reale. In molti hanno dovuto cercare un medico di famiglia fuori dal comune, affrontando disagi logistici e spostamenti. Questo in un contesto dove la sanità territoriale dovrebbe rappresentare il primo baluardo contro l’emarginazione delle aree interne. Un presidio sanitario in una realtà come Cellino Attanasio non è un vezzo, ma un’esigenza concreta, che coinvolge anziani, famiglie, bambini.

Secondo fonti interne al Comune e alla ASL, non ci sarebbero mai stati veri ostacoli tecnici all’apertura. Gli spazi sono idonei, i medici ci sarebbero, il personale è disponibile. A mancare, sembrerebbe, è solo una reale volontà politica e amministrativa di dare seguito alle parole.

Nel marzo 2025, dopo l’ennesima sollecitazione, la Regione ha finalmente concesso l’autorizzazione formale all’apertura del poliambulatorio. Un atto che, in teoria, dovrebbe sbloccare la situazione. “Ora non ci sono più scuse – ha dichiarato Dino Pepe – bisogna solo aprire la porta e far partire i servizi”.

Ma il punto è proprio questo: le promesse sono state così tante che nessuno ci crede più fino a quando non si vedrà il primo paziente entrare. Una comunità ha atteso per anni un servizio già pronto, un presidio che doveva rappresentare la risposta pubblica ai bisogni di un territorio fragile.

Questa vicenda è solo uno dei tanti casi italiani in cui le opere pubbliche vengono completate ma non attivate, diventando monumenti allo spreco e all’inefficienza. E mentre si dibatte su riforme e grandi interventi, basterebbe iniziare da cose semplici: aprire ciò che è pronto, garantire il minimo indispensabile a chi vive lontano dalle grandi città.

Il poliambulatorio di Cellino Attanasio potrebbe ancora diventare un simbolo positivo, se si avesse il coraggio e la dignità istituzionale di ammettere gli errori e rimediare davvero. Ma fino a quel giorno, resterà la fotografia di una sanità bloccata, burocratica, sorda ai bisogni della gente.

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