Post-Covid tra depressione e suicidi. Isolamento e povertà le cause principali

Negli Usa si stimano 75mila suicidi legati alla crisi del coronavirus, classificate come “morti per disperazione”. I dati appartengono a uno studio redatto dal Well Being Trust e dai ricercatori dell’American Academy of Family Physicians. La disperazione del post-Covid.

I dati comprendono sia i suicidi che i decessi per abusi di sostanze stupefacenti. Una cifra enorme, vicina alle 80mila vittime ufficiali statunitensi del Covid-19. “Ci auguriamo tra dieci anni di guardare indietro e dire che abbiamo sbagliato”, spiega John Westfall, direttore del Robert Graham Center for Policy Studies in Family Medicine and Primary Care, uno degli autori del report.

I disoccupati statunitensi sono schizzati a oltre quota 33 milioni, il triplo della Grande Depressione.

A cavarsela male anche l’Italia che -tra l’altro- non ancora smaltisce le crisi del 2008 e del 2012. Con il coronavirus il periodo è ancora più difficile. Uno studio della Link Campus University di Roma segnala tra il 2012 e il 2018 quasi mille suicidi legati a motivazioni economiche. Nei primi anni si trattava prevalentemente di imprenditori, poi soprattutto di disoccupati.

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Quest’anno l’Osservatorio suicidi per motivazioni economiche della Link Campus riporta 42 decessi, di cui 25 nelle settimane del lockdown forzato e 16 nel solo mese di aprile, ai quali si aggiungono 36 tentati suicidi, 21 dei quali nelle settimane di isolamento forzato. Più della metà delle vittime è costituita da imprenditori. “Questa impennata risulta ancora più preoccupante se confrontiamo il dato 2020 con quello rilevato appena un anno fa – sottolinea Nicola Ferrigno, direttore dell’Osservatorio al Sole24ore – : nei mesi di marzo-aprile 2019 il numero delle vittime si assestava a 14, e il fenomeno dei suicidi registrava la prima battuta d’arresto dopo anni di costante crescita”.  

Il problema vero, negli Stati Uniti, è l’isolamento.

“È un paradosso: il distanziamento sociale che ci protegge dal contagio del virus allo stesso tempo ci espone ai più grandi killer degli Stati Uniti. Ovvero suicidi, overdose di stupefacenti e malattie legate all’alcolismo”, spiega Jeffrey Reynolds, presidente dell’associazione no profit di servizi sociali the Family and Children’s Association. Le prime cifre del disagio sono impressionanti. Nel solo marzo le telefonate di americani disperati ai numeri di assistenza psicologica si sono impennate dell’891% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnala Substance Abuse and Mental Health Services Administration. E se il Governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, lancia l’allarme sul boom di alcol, droga e violenza domestica, la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health segnala un aumento significativo di manifestazioni di disagio psicologico in particolare in California, a Washington, a New York e nel Massachusetts.

Ricchi e poveri

Una variabile che incide molto sulla disperazione è il livello di reddito, soprattutto in quei Paesi – come gli Stati Uniti – dove la forbice tra ricchezza e povertà continua ad allargarsi da decenni. Mentre a Wall Street il mondo della finanza festeggia nuovi record, a Main Street centinaia di milioni di americani perdono il loro posto di lavoro. Il risultato è quello mostrato da uno studio della Kaiser Family Foundation: nella fascia di reddito inferiore ai 40mila dollari, un cittadino su quattro segnala problemi psicologici legati alla pandemia, ma per chi guadagna oltre 90mila dollari la percentuale del disagio si dimezza al 14%.

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Di Antonio

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