Province: la circolare del Ministero e la farsa dell’abolizione

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Ci eravate cascati dite la verità? Voi, italiani ‘rivoluzionari’ figli del ’68, figli di tangentopoli, figli del cambiamento e, soprattutto, figli dei figli. Avete creduto che gli organi del potere potessero essere annientati in un sol colpo dal più bello e giovane Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni? Dispiace dirvelo ma, nonostante il ‘patto del Nazareno’, nulla cambierà per le tasche degli italiani.

E la colpa non è manco dell’esecutivo ma, sicuramente, di certi finti oppositori e di certi sindacati che pur di mantenere privilegi, manda in malora un Paese intero. Parola d’ordine: non toccare stipendi e posizioni di dipendenti pubblici. Ed ecco che, ad esempio, la Provincia di Chieti, pur essendo stata salvata dal governo con la legge 56 del 2014, mantiene 300 dipendenti che costano alla collettività 12milioni di euro l’anno. Di cosa vogliamo parlare quindi?

In vista delle elezioni per il rinnovo delle Province, il Ministero dell’Interno ha mandato agli amministratori una circolare (32/14), in cui spiega il metodo con cui verranno rinnovati i cosiddetti ‘organi di secondo livello’. 

La circolare distingue tra “Elettorato attivo e passivo” come ad anticipare chi prenderà benefici dalla riforma e chi, come sempre, continuerà a vivere a pane e acqua. E chi sono quelli che beneficeranno della ‘Renzi-riforma’? I Sindaci sicuramente. I primi cittadini potranno (udite udite) essere eletti a presidenti di Provincia. Un ruolo in più per chi, in genere, non riesce ad amministrare nemmeno un rione della propria città. Ma il merito, lo sappiamo, in Italia è un valore (da tenere lontano). Chiaro, quindi, chi sia il ‘passivo’  e chi sia ‘l’attivo’ in questo capitolo ‘rivoluzionario’ della legge.

Chi sono i componenti? Anche qui, quei super dirigenti del Ministero hanno elaborato una formula che farebbe invidia alla Camera dei Comuni di  Westminster. Hanno diviso i comuni in fasce, dalla A alla I in base al numero degli abitanti. Poi hanno inserito una parola fantastica: l’indice di ponderazione. Tale indice “opera una diversificazione del peso della rappresentanza” spiegano i cervelli che pensano per la politica. “Il voto degli aventi diritto non segue il principio una testa, un voto, ma il peso complessivo dei loro voti in rapporto alla popolazione rappresentata.” In parole povere: più sei grosso più sei potente. Dunque i piccoli centri, quelli per intenderci fino a 3000 abitanti, avranno considerazione pari a zero rispetto alle politiche del territorio.

Un attacco demagogico e grave alla democrazia” secondo FdI. che con “la cosiddetta ‘ponderazione’ del voto il consigliere comunale viene pesato a seconda del paese di provenienza!”.

Ma le domande che rimangono alla fine di tutti i discorsi sono due: ma le Province non erano state chiuse già due volte? E soprattutto: le Province a che servono?

Antonio Del Furbo

 

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