"Rinascita Scott 2": l'alleanza della mafie per il petrolio

Tra cosche e colletti bianchi c’è una “nefasta sinergia” senza l’apporto dei quali le prime difficilmente avrebbero potuto far fruttare al massimo le frodi fiscali nel settore degli oli minerali.

È il quadro disegnato dagli inquirenti in merito alla maxi operazione ‘Petrolmafie Spa’ e ribattezzata Rinascita-scott 2. Inchiesta nella quale sono confluite quattro inchieste condotte, rispettivamente, dalle Dda di Napoli, Roma, Reggio Calabria e Catanzaro con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e di Eurojust. L’operazione ha portato al sequestro di beni per circa un miliardo di euro e all’esecuzione di 56 ordinanze di custodia cautelare (35 in carcere e 21 ai domiciliari) e 15 fermi.

Le indagini

Le indagini riferiscono:

“la gigantesca convergenza di strutture e pianificazioni mafiose originariamente diverse nel business della illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio di centinaia di milioni di euro in società petrolifere intestate a soggetti insospettabili, meri prestanome”.

A condurre le indagini i finanzieri dei Nuclei di Polizia economico finanziaria e dello Scico di Roma e, su Catanzaro, del Ros dei carabinieri. Evidenziato il coinvolgimento del clan camorristico Moccia nel controllo delle frodi negli oli minerali, e dei clan di ‘Ndrangheta Piromalli, Cataldo, Labate, Pelle e Italiano nel Reggino e Bonavota di S. Onofrio, gruppo di San Gregorio, Anello di Filadelfia e Piscopisani a Catanzaro. Sul fronte anti-camorra hanno operato le Dda di Napoli e Roma con indagini, rispettivamente, sul clan Moccia – ritenuto uno dei più potenti e pericolosi dell’organizzazione camorristica – e sulla Max Petroli. È emerso il rapporto avviato dal gruppo con la Max Petroli SRL – ora Made Petrol Italia – di Anna Bettozzi.

Quest’ultima, secondo l’accusa, trovandosi a gestire una società in grave crisi finanziaria, sarebbe riuscita a ottenere forti iniezioni di liquidità da parte di vari clan di camorra, riuscendo a far passare il volume d’affari da 9 a 370 milioni di euro in tre anni. Anna Bettozzi avrebbe sfruttato non solo il riciclaggio di denaro della camorra, ma anche i classici sistemi di frode con 20 società “cartiere” per eludere con la Made Petrol le pretese erariali. La rilevanza del business dei Moccia provoca anche reazioni violente da parte di altri clan della camorra. Alberto Coppola subisce due attentati prima che Antonio Moccia riesca ad imporre una pax mafiosa.

La ‘Ndrangheta

L’indagine, avviata nel giugno 2018 dalla Dda di Catanzaro quale prosecuzione dell’operazione “Rinascita-Scott”, si è incentrata sulle figure di alcuni imprenditori vibonesi. Personaggi attivi nel settore del commercio di carburanti, ritenuti espressione della cosca Mancuso di Limbadi, e collegati alle articolazioni Bonavota, Anello e Piscopisani nel vibonese e Piromalli, Italiano e Pelle nel reggino. Accertati due sistemi di frode, riguardanti il commercio del gasolio, attraverso il coinvolgimento di 12 società, 5 depositi di carburante e 37 distributori stradali, elaborati, organizzati e messi in atto proprio dagli indagati. Oltre all’evasione dell’Iva e delle accise su prodotti petroliferi, l’associazione avrebbe commesso innumerevoli reati fiscali ed economici.

La frode consisteva nell’importazione, perlopiù dall’est-Europa, di prodotti petroliferi artefatti e oli lubrificanti, successivamente immessi in commercio come gasolio per autotrazione. Un’altra tipologia di frode contemplava lo strumentale ricorso al deposito fiscale romano dalla società Made Petrol Italia promossa e organizzata a Vibo con il contributo dei medesimi imprenditori vibonesi e con la partecipazione di associazioni camorristiche napoletane. A Reggio Calabria le indagini hanno riguardato una struttura organizzata ritenuta responsabile di aver utilizzato sistemi di frode allo scopo principale di evadere le imposte.

“È una Rinascita Scott 2″

L’indagine è stata definita Rinascita Scott 2 dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri.

“Le mafie non hanno steccati né procedure da rispettare ma sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere. Questa indagine dimostra la grande sinergia tra le principali mafie italiane”, ha detto in conferenza stampa il capo della Dda di Catanzaro. “Quasi contemporaneamente quattro procure si sono trovate a indagare sullo stesso oggetto, quello dei petroli e da un’intercettazione ambientale si dice ‘ci sta fruttando più della droga’. Quattro procuratori che hanno lavorato insieme e in maniera determinata per arrivare a un risultato”. Un’indagine che nasce dalla maxi inchiesta Rinascita-Scott in cui venne messo sotto osservazione “il consigliere regionale Pietro Giamborino e i suoi rapporti con due imprenditori vibonesi, Giuseppe e Antonio D’Amico, che vantavano uno stretto rapporto con Luigi Mancuso”.

“Le mafie, ‘Ndrangheta o Camorra, indistintamente dalla loro origine, operavano su orizzonti finanziari diversi che non sono più il traffico di stupefacenti ma quello dei petroli che fino ad oggi hanno visto operare solo i colletti bianchi. Dove ci sono i soldi e gli affari le mafie intervengono. Abbiamo trovato i punti di riferimento delle varie cosche”. Il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri ha parlato quindi di “sistemi criminali” ha detto Il procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri.

“Il valore aggiunto di questa indagine – ha sottolineato Bombardieri – è il collegamento operativo che gli uffici giudiziari hanno svolto anche grazie al coordinamento della Direzione nazionale antimafia. I colleghi, hanno operato sotto il coordinamento degli aggiunti Gaetano Paci e Giuseppe Lombardo, sono riusciti a ricostruire i piani criminali sui quali operava l’organizzazione che faceva capo a imprenditori calabresi unitamente a soggetti campani.

Avevano creato un articolato sistema di cartiere, gestivano sia le false fatturazioni, le operazioni in frode d’Iva e sia la fase del riciclaggio e dell’autoriciclaggio curando nel dettaglio il recupero delle somme sottratte allo Stato. E’ un’indagine capillare che, ancora una volta, ci dimostra che l’operatività delle mafie è a tutti i livelli. Grazie a questi imprenditori di riferimento delle cosche operavano in Calabria, Campania e Sicilia. Noi abbiamo sequestrato 27 conti bancari tra Bulgaria, Ungheria, Romania, Inghilterra e Croazia.

Sono state sequestrate circa 100 società interessate alla frode fiscale e molte delle quali cartiere. Sono stati sequestrati una serie di beni di lusso, anche all’estero, che venivano utilizzati dai soggetti dell’organizzazione. Nel maggio 2019 è stato sequestrato un milione di euro in contatti che l’organizzazione da Napoli stava facendo arrivare ai promotori calabresi. Anche oggi le perquisizioni hanno consentito di avere ulteriore conferma di questa disponibilità economica di questi soggetti”.

Di Antonio

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