Sasi, il nuovo CdA grazie all'accordo tra destra e sinistra
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Nel presente abbiamo solo un dato certo: la Sasi cambia pelle. Dopo nove anni si chiude l’era di Gianfranco Basterebbe e prende forma una nuova governance, frutto di un accordo politico trasversale tra centrodestra e centrosinistra.

Sasi, il nuovo CdA grazie all’accordo tra destra e sinistra. Tutto il resto – obiettivi, strategie, linee programmatiche – è ancora avvolto in una nube d’incertezza.

La novità più significativa non è il nome del nuovo presidente, né quello dei consiglieri. È la modalità con cui si è arrivati alla loro nomina: un patto tra opposti. La composizione del nuovo consiglio d’amministrazione della Sasi, la società pubblica che gestisce il servizio idrico in gran parte del Chietino, è infatti il risultato di una mediazione politica tanto delicata quanto determinante. Una convergenza che ha sorpreso molti e lasciato interdetti altri.

I nuovi volti della Sasi

Alla guida della società arriva Nicola Scaricaciottoli, ex sindaco di Paglieta, scelto come presidente. Insieme a lui, Consuelo Di Martino, avvocata ed ex prima cittadina di Palombaro, e Mario Paolini, geometra. I primi due sono nomi espressi dal centrodestra, il terzo è la figura indicata dal centrosinistra. Una spartizione che sembra sancire un equilibrio fragile ma efficace.

Scaricaciottoli si è presentato come una figura “ponte” tra tecnica e amministrazione: “Sono abituato a leggere i dati ma anche a decidere. Mi appoggerò ai sindaci, il confronto sarà costante”. La Di Martino, con lui già in sinergia durante l’esperienza da amministratore, rappresenta la continuità di un dialogo che ha superato le appartenenze. E Paolini, seppur con meno visibilità pubblica, sarà chiamato a trovare una sintesi operativa in tempi stretti.

Un’elezione complicata, tra tensioni e mediazioni

Il nuovo CdA è stato eletto al termine di un percorso accidentato: 87 i Comuni presenti su 92, ma non tutti d’accordo. Fino all’ultimo le trattative sono proseguite anche nei corridoi della sede del Patto territoriale Sangro Aventino, a Santa Maria Imbaro. Alla fine, una lista unica è stata presentata, a suggello di un’intesa siglata (e illustrata) dal segretario provinciale di Fratelli d’Italia, Antonio Tavani, sindaco di Fara San Martino.

Non sono mancati i momenti di rottura. In particolare, il sindaco di Perano, Gianni Bellisario, ha invocato l’adozione di un amministratore unico, giudicando il CdA un “poltronificio”. La sua proposta ha però ricevuto scarso sostegno, appoggiata solo da Fossacesia e Filetto.

Alla fine, il voto ha sancito il nuovo corso: 38 favorevoli, 4 contrari, 35 astenuti. Il consenso, quindi, c’è stato, ma con molte riserve non espresse apertamente.

Un’eredità ingombrante

Si chiude così la lunga presidenza di Gianfranco Basterebbe, in carica dal 2016 al 2025. Un periodo contraddistinto da luci e ombre. Tra le ombre, il 2024: l’anno della crisi idrica che ha messo in ginocchio il territorio, riaccendendo le proteste dei cittadini e alimentando interrogativi sulla gestione della rete idrica.

Ma ci sono anche le luci. Il bilancio presentato da Basterebbe parla di un utile di 1,2 milioni di euro e di 23 milioni di euro di investimenti. Un incremento netto rispetto all’anno precedente, a detta dell’ormai ex presidente, che ha descritto la Sasi come una “società solida e moderna”, ben diversa da quella che aveva trovato nove anni fa.

Tuttavia, quei numeri, per quanto rassicuranti, non hanno impedito che si invocasse un cambio di passo. La crisi del 2024 ha lasciato un segno profondo, e ora l’estate imminente rischia di essere un banco di prova immediato per i nuovi amministratori. Come ha dichiarato lo stesso Scaricaciottoli: “I tempi sono strettissimi, bisogna mettersi subito al lavoro. L’unica fortuna è che la montagna è ancora bianca”.

Tra presente nebuloso e aspettative alte

È ancora presto per dire quale sarà la linea politica del nuovo CdA, e soprattutto se riuscirà a rispondere alle criticità strutturali del sistema idrico gestito dalla Sasi. Non c’è, al momento, un programma pubblico condiviso, né una dichiarazione ufficiale di intenti. Mancano riferimenti concreti agli investimenti futuri, alla gestione delle emergenze, alla relazione con i territori.

Ma un elemento resta chiaro: il nuovo corso nasce da un’operazione politica di compromesso, in un contesto in cui le divisioni tra partiti sembrano essersi temporaneamente sospese per favorire una regia condivisa. È un segnale di apertura o un segnale di fragilità? È la ricerca di stabilità o l’ennesima distribuzione di poltrone?

Domande a cui sarà possibile rispondere solo col tempo. Intanto, nel presente, restano due fatti: l’accordo tra destra e sinistra e l’assenza – almeno per ora – di un piano dettagliato e pubblico da parte del nuovo CdA.

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