Ursula von der Leyen ci ripensa: ora chiede scusa all’Italia e promette soldi. Ma gli aiuti arrivano dalla Nato

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Il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si scusa con gli italiani per la brutta pagina aperta sull’Italia. Scuse, però, che arrivano in estremo ritardo.

Per addolcire il cuore della von der Leyen ci sono voluti oltre 13mila morti e ben 111mila infettati di coronavirus. Ora, si tratta di capire cosa abbia spinto il cuore duro del presidente della Commissione europea a fare un passo indietro. Mi piacerebbe capire, ad esempio, come mai su Mes e coronabond, fino a qualche ora fa, la trattativa con l’Italia era chiusa senza una previsione di marcia indietro in termini di austerità ed eventuali “commissariamenti” da parte del sistema finanziario europeo.

Ancor più interessante sarebbe appurare come la von der Leyen si rapporterà con l’altro personaggio che, fino a qualche giorno fa, non ne voleva sapere nulla dell’Italia, salvo poi fare un passo indietro: Christine Lagarde. Il presidente della Bce che, in un solo giorno, è stata capace di provocare ben due disastri: offendere i morti italiani e far crollare le Borse europee.

“Non siamo qui per ridurre gli spread, non è compito nostro” (C. Lagarde)

Risultato: Milano ha perso il 16,92%, Francoforte il 12,24%. Parigi e Londra rispettivamente l’12,28% e l’10,93%. Un’ottima uscita per il presidente, non c’è che dire. Parole che hanno segnato l’Europa con una perdita di 825 miliardi in una giornata. Lo spread è volato a 262 punti dopo una puntata a 273 punti.

La lettera di Ursula von der Leyen

“L’Italia è stata colpita dal coronavirus più di ogni altro Paese europeo. Siamo testimoni dell’inimmaginabile. Migliaia di persone sottratte all’amore dei loro cari. Medici in lacrime nelle corsie degli ospedali, col volto affondato nelle mani. Un Paese intero – e quasi un intero continente – chiuso per quarantena.

Così inizia la lettera del presidente della Commissione europea

E poi continua: “Ma il Paese colpito più duramente, l’Italia, è diventato anche la più grande fonte di ispirazione per noi tutti. Migliaia di italiani – personale medico e volontari – hanno risposto alla chiamata del governo e sono accorsi ad aiutare le regioni più colpite. Le industrie della moda ora confezionano mascherine protettive, i produttori di amaro imbottigliano disinfettante per mani. La musica dai balconi ha riempito le strade deserte – scaldando i cuori di milioni di persone. Gli italiani stanno dimostrando la loro solidarietà reciproca nella quotidianità con migliaia di piccoli gesti – allo stesso tempo discreti ed eroici. E solo la solidarietà può farci riemergere da questa crisi – quella tra persone come quella tra Stati.

Oggi l’Europa si sta mobilitando al fianco dell’Italia

Purtroppo non è stato sempre così. Bisogna riconoscere che nei primi giorni della crisi, di fronte al bisogno di una risposta comune europea, in troppi hanno pensato solo ai problemi di casa propria. Non si rendevano conto che possiamo sconfiggere questa pandemia solo insieme, come Unione. È stato un comportamento dannoso e che poteva essere evitato. In questi giorni la distanza tra individui è fondamentale per la nostra sicurezza: la distanza tra nazioni europee, al contrario, mette tutti in pericolo.

Nel frattempo però l’Europa ha cambiato passo

Abbiamo fatto tutto il possibile per portare i Paesi europei a ragionare come una squadra e assicurare una risposta coordinata a un problema comune. E abbiamo visto più solidarietà qui in Europa che in qualsiasi altra parte del mondo.

Nell’ultimo mese, la Commissione europea non ha lasciato nulla di intentato per aiutare l’Italia. Grazie alla nostra azione, 25 Paesi europei hanno unito le forze e hanno spedito milioni di mascherine in Italia e in Spagna, per la protezione di tutti e in particolare degli operatori sanitari.”

Abbiamo fatto il possibile

“Abbiamo tenuto aperto il Brennero e gli altri valichi di frontiera, assicurando il flusso di merci che è la linfa della nostra economia. Abbiamo aiutato a rilocalizzare la produzione di materiale sanitario qui in Europa. Abbiamo finanziato la ricerca per un vaccino. Abbiamo sospeso alcune regole per dare al governo italiano lo spazio di manovra necessario ad agire rapidamente e con forza. Abbiamo convogliato miliardi di investimenti alla lotta contro il virus ed i suoi effetti. E continueremo a fare ancora di più. Ieri la Commissione europea ha annunciato una nuova iniziativa economica, una “cassa integrazione europea”. In questo momento, milioni di italiani non hanno la possibilità di lavorare – ma non per questo possono smettere di pagare le bollette o di fare la spesa.

Le aziende

Le aziende continuano a pagare gli stipendi anche se l’attività è ferma – dalle imprese edili agli alberghi rimasti vuoti, dalle grandi industrie agli artigiani. Migliaia di aziende forti e in salute si trovano in difficoltà a causa del coronavirus. Hanno bisogno di un sostegno per superare la crisi attuale: l’Europa sta intervenendo in loro aiuto. Esistono già strumenti a livello nazionale per aiutare i lavoratori e le aziende in tempi di crisi, ma la situazione attuale sta mettendo a dura prova le finanze dei Paesi europei. L’Europa vuole dare una mano, stanziando nuove risorse per finanziare la cassa integrazione.

Cento miliardi

L’Unione stanzierà fino a cento miliardi di euro in favore dei Paesi colpiti più duramente, a partire dall’Italia, per compensare la riduzione degli stipendi di chi lavora con un orario ridotto. Questo sarà possibile grazie a prestiti garantiti da tutti gli Stati membri – dimostrando così vera solidarietà europea. Tutti i Paesi membri contribuiranno a rendere possibile questo nuovo strumento, che si chiama “Sure”. Aiuterà lavoratori e impiegati, aiuterà le aziende e sarà una boccata d’aria fresca per le finanze pubbliche italiane.

La cassa integrazione

Questo sostegno europeo alla cassa integrazione aiuterà a salvare posti di lavoro – anche in un momento di minore attività. Quando la quarantena sarà finita, e la domanda e gli ordinativi torneranno a crescere, quelle stesse persone potranno tornare a lavorare a tempo pieno. E questo è fondamentale per far ripartire al più presto il motore dell’economia europea. Questa iniziativa fa parte di un pacchetto più ampio.

Ieri abbiamo anche proposto che ogni euro ancora disponibile nel bilancio annuale dell’Unione europea venga speso per affrontare la crisi. Aiuteremo agricoltori e pescatori, che ogni giorno danno da mangiare al nostro continente. Allo stesso tempo, la Banca europea di investimenti sta aiutando le imprese europee – in particolare le piccole e medie – a trovare i finanziamenti di cui hanno bisogno in questa situazione di emergenza.

La crisi

Questa crisi è una prova per l’Europa. E non possiamo permetterci di fallire. Le decisioni che prendiamo oggi verranno ricordate per anni. Daranno forma all’Europa di domani. Credo che l’Europa possa riemergere più forte da questa situazione, ma dobbiamo prendere le decisioni giuste – qui ed ora. Abbiamo già intrapreso alcune azioni coraggiose. Molte altre saranno ancora necessarie.

Preferiremmo tutti vivere tempi più facili. Ma oggi quello che possiamo decidere è come reagire. Ho in mente un’Europa fondata sulla solidarietà – la nostra più grande speranza e il nostro investimento in un futuro comune.”

I burocrati e la von der Leyen

Alle belle parole della von der Leyen dovranno ora seguire i fatti. Il punto è che a decidere sui fatti ci sono Consiglio europeo e alti burocrati che rappresentano interessi più grandi di loro. A decidere sarà sempre e comunque la Germania. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier è stato chiaro: nessuna concessione all’Italia per un “dibattito fantasma” sulle idee per una maggiore flessibilità in Europa.

Lagarde e Merkel

Non dimentichiamo che la stessa von der Leyen ha svolto la quasi totalità della sua carriera politica in Germania nella Cdu di Angela Merkel.  E, infatti, nel 2005, a Cancelliera le offre il ministero della Famiglia. Nel 2009 è confermata prima come Ministro della Famiglia, poi nominata Ministro del lavoro e degli affari sociali. Nel dicembre del 2013 diventa Ministro della difesa. Dunque, senza stupirci più di tanto, possiamo affermare con estrema certezza che Angela Merkel, non avendo mai mostrato alcune reale empatia per le sorti dell’Italia, sarà decisiva nelle scelte concrete della Commissione.

La linea dell’Europa anticipata dalla Bce

Le picconate all’Italia arrivavano proprio da Lagarde che, mentre Piazza Affari crollava, ribadeva il concetto voluto dalla Ue: l’Italia deve fare i compiti. Un aiutino ci sarà, certo, ma non per pietà cristiana. Lo farà finché sarà utile salvare sé stessa, a evitare il crollo sanitario prima ancora che economico. Ma poi non ci saranno sconti.  

Ospedali abbandonati dalla Ue

Al di là delle lettere strappa lacrime, il fatto rimane: l’Unione europa ha isolato l’Italia immediatamente dopo le prime notizie sui focolai di Codogno e Vo’ Euganeo senza prestare alcun soccorso reale al nostro Paese. E ha taciuto davanti agli attacchi speculativi isolandoci per settimane al punto che Roma ha dovuto sperare nell’intervento della Cina, dell’Egitto, del Brasile, poi della Russia e degli Stati Uniti.  

Nessun Eurobond, solo Coronabond

Intanto proprio la Germania insieme a Olanda, Austria e Finlandia continuano ad essere contrari alla immissione sul mercato degli eurobond.  La Germania, però, si dice d’accordo ai Coronabond utili per l’economia italiana. 

L’aiuto della Nato a Italia e Spagna

A fare fatti concreti è la Nato che in queste ore ha fatto arrivare aiuti dalla Repubblica Ceca per cercare di sostenere le capacità sanitarie nazionali nella lotta contro l’epidemia da coronavirus Covid-19.

Un aereo da trasporto militare C-130 con 10mila tute protettive e 90 respiratori per la ventilazione polmonare donati dal governo di Praga è atterrato domenica 29 marzo a Madrid, mentre un convoglio carico di altri 10mila dispositivi di protezione individuale di questo tipo è arrivato lunedì 30 a Milano, sempre proveniente dalla Repubblica Ceca.

Prime spedizioni che rientrano nella richiesta, delle due nazioni, di aiuto nel quadro del sistema della Nato per la gestione delle emergenze civili che si chiama Euro-Atlantic Disaster Response Coordination Centre (Eadrcc). Il centro di comando, che funge da organo di coordinazione sovranazionale per i Paesi dell’Alleanza e per i suoi partner, è attivo, come si legge nel sito ufficiale “tutto l’anno su base 24/7”.

I Sure della Ue

A questo puto, l’Unione europea ha dovuto dare il contentino in attesa di superare lo stallo su Mes e Coronabond. La Commissione europea ha lanciato ufficialmente il suo primo strumento anti-crsi. Si tratta di SURE, un fondo europeo contro la disoccupazione (acronimo di Support to mitigate unemployment risks in emergency) che attraverso 25 miliardi di garanzie volontarie degli stati permetterà di finanziare le “casse integrazioni” nazionali o schemi simili di protezione dei posti di lavoro. Inoltre sarà reso flessibile l’uso dei fondi non impegnati nella coesione sociale (fondo di sviluppo regionale, fondo sociale e fondo di coesione) per mobilitare le risorse per fronteggiare gli effetti della crisi sanitaria.

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