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Charlie Hebdo: Il risveglio dell’Occidente

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Chi è Charb”? Due uomini incappucciati irrompono durante la riunione di redazione di un giornale parigino e sparano. Il silenzio e poi la morte.

Colpi di kalashnikov in una via del quartiere della Porte de Vincennes a Parigi.

No, non siamo a Damasco, a Baghdad o a Kobane.

Siamo nel cuore dell’Europa.

No, non è la trama di un improbabile film americano, che provoca una sorta di sorriso sarcastico, con la convinzione che quelle scene siano solo frutto dell’immaginazione di un fantasioso regista hollywoodiano.

E’ una strage nel cuore dell’Europa.

La Francia si mobilita in una grande manifestazione: Parigi contro il bavaglio alla libertà di espressione, Parigi contro il terrorismo.

Eppure non è la prima volta che il vecchio continente subisce un attentato di matrice islamica: gli attentati dell’11 marzo 2004 a Madrid, le bombe piazzate su autobus e treni della Tube nel 2005 a Londra, gli Attentati di Tolosa e Montauban del marzo 2012.

Cosa è cambiato dunque dopo il 7 gennaio 2015?

La presa di coscienza, forse, che il “nemico” è in casa nostra, che mentre il mondo arabo è sprofondato nel medioevo oscuro dopo la nascita del sedicente califfato, il mondo occidentale pian piano si sta terzo mondializzando con la crescita delle diseguaglianze di classe, il multiculturalismo e le diversità che sempre più ci circondano.

Oggi l’Occidente con i suoi luoghi e la sua storia è abitato da genti che portano con sé altre storie, altri linguaggi ed altre geografie ed il concetto di identità è relativizzato.

Le distanze tra l’Occidente ed il resto del Mondo si sono affievolite, come scriveva Iain Chambers: “ Il Terzo mondo emigra sempre più nei centri metropolitani e nei discorsi del primo”. “ Qui le varie storie e le varie caratteristiche di classe, ma anche di genere, etnicità, sessualità, razza nazione, territorio e tradizione, sono culturalmente aggrovigliate, intessute e successivamente formate da quella rete”.

Il conflitto basilare del multiculturalismo è inevitabilmente lo scontro religioso.

Stéphane Charbonnier, con le sue vignette irriverenti, condivisibili o meno, combatteva una battaglia per la difesa della laicità intesa anche come la libertà di vivere senza dover temere l’ ”Altro”.

L’attentato di Parigi è la prova che la laicità è una conquista importante del mondo Occidentale ma non ancora del mondo globalizzato, un mondo pieno di confini.

In Francia molti musulmani appartengono alla prima o alla seconda generazione di immigrati provenienti dalle vecchie colonie francesi e vivono nei sobborghi di Parigi trasformati in pericolosi ghetti.

Giovani in profonda crisi d‘identità e facili prede da arruolare tra le file dei foreign fighters, cittadini con passaporti europei che si uniscono ai jihadisti dell’Isis in Iraq in nome di Allah.

Non combattono per questa o quella cellula terroristica, ma per un esercito che ha una consistenza statuale e territoriale.

L’attentato a Charlie Hebdo è un messaggio non soltanto contro la libertà di espressione, non soltanto contro la laicità, è la prima applicazione della sharia in Europa.

Nel mono arabo, infatti, uccidere chi “offende” Maometto è legge, un vero e proprio codice d’onore.

 

Charbonnier scriveva nell’editoriale del 15 ottobre 2012 questo testo intitolato in francese Rire, bordel de dieus, un testo profetico:

Dipingi un Maometto glorioso, e muori.

Disegna un Maometto divertente, e muori.

Scarabocchia un Maometto ignobile, e muori.

Gira un film di merda su Maometto, e muori.

Resisti al terrorismo religioso, e muori.

Lecca il culo agli integralisti, e muori.

Prendi un oscurantista per un coglione, e muori.

Cerca di discutere con un oscurantista, e muori.

Non c’è niente da negoziare con i fascisti

La libertà di ridere senza alcun ritegno la legge ce la dà già, la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.

Grazie, banda di imbecilli. 

 

Stéphane Charbonnier utilizzava la satira come strumento per analizzare la realtà dei fatti e per trasmetterla alle personeAveva capito che il pericolo più grande è la crisi dell’identità culturale europea, crisi in cui il fondamentalismo islamico si insinua, dove può accadere che un cittadino francese condanni a morte un altro cittadino francese per aver offeso Maometto.

E’ in gioco la laicità, la libertà di ridere oppure l’identità occidentale?

Se è vero che nelle tragedie i popoli riscoprono le radici profonde della propria identità, per l’Europa, la strage di Parigi è uno di quelli.

«Quello che mi fa incazzare è che li si interroga sempre in qualità di “musulmani moderati”. E’ come se mi si dicesse “Reagisci in quanto di cattolico moderato”. Non sono un cattolico moderato anche se sono battezzato. Non sono cattolico. Punto». 

 

Alessandra Di Giuseppe

 

 

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