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Fabrizio Corona marcirà in carcere perché è un avido

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Rese note le motivazioni della Cassazione che a gennaio aveva deciso di non accogliere la riduzione della pena per Fabrizio Corona, da 13 anni e due mesi a 9 anni.

Il ricorso era stato presentato dal Procuratore generale di Milano secondo il quale non sussistevano termini per lo sconto di pena per l’ex titolare di un’agenzia fotografica.

“Fabrizio Corona, autore di foto-ricatti a vip e calciatori – si legge nel documento della Suprema Corte – non può godere dello sconto per cumulo dei reati perché i crimini che ha commesso non sono frutto di un piano scaturito da un unico impulso criminale ma nascono dalla sua inclinazione a delinquere assurta a stile di vita e alimentata da impulsi contingenti e non prevedibili in anticipo, legati alla sua brama di afferrare l’occasione di guadagno”.

Corona, quindi, dal suo primo reato non ha mai preordinato i successivi. E proprio su questa valutazione che il gip, secondo la Cassazione, ha omesso alcune valutazioni e applicato il principio della continuazione dei reati.

I reati per cui è stato condannato in via definitiva sono quelli compiuti tra il 2002 al 2014: aggressione a pubblico ufficiale, estorsione e tentata estorsione, estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali, detenzione e spendita di banconote false e detenzione e ricettazione di una pistola, violazione di domicilio, appropriazione indebita, falso, corruzione, bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale. Corona è rinchiuso nel carcere Opera di Milano.

ZdO

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