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FIUME PESCARA/ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE:«VOGLIAMO LA VALUTAZIONE AMBIENTALE»

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«La nostra battaglia non è contro un Progetto, seppur brutto e devastante, ma per impedire l’ultima e definitiva devastazione del fiume Pescara».

Secondo le associazioni ambientaliste, Italia Nostra, Marevivo, Ecoistituto e Mila Donnambiente, il fiume Pescara riceve :«lo schiaffo avvelenato di Bussi. L’impatto, continua la nota, sulle prime anse libere dell’Interporto a Manoppello e lo sbarramento della diga idroelettrica Enel ad Alanno; la cementificazione totale con irregimentazione artificiale degli argini per il Megalò a Chieti scalo e infine l’alterazione totale delle sponde e del corso d’acqua, per oltre 5 km, a cavallo tra S. Giovanni Teatino e S. Teresa di Spoltore». Le associazioni si chiedono il perché del blocco dei lavori delle centrali in questa fase visto che già nel 2006, senza alcuna valutazione di impatto ambientale, sono state approvate le opere Sidital. Successivamente all’inizio dei lavori l’opera è stata bloccata dal Genio Civile-Magistratura per questioi di sicurezza pubblica da rischio alluvionale. Dopo le contestazioni delle stesse associazioni, le minacce di denuncia e ricorso anche europeo, la Commissione VIA regionale non è riuscita a portare a conclusione una procedura che prevedeva la «presa d’atto di varianti non sostanziali» per avallare le difformità realizzate. A questo punto la ditta esecutrice si è piegata a richiedere la VIA, presentando un progetto di mitigazione.

I TIMORI DELLE ASSOCIAZIONI

Le associazioni temono che si voglia discutere solo delle modifiche e non del progetto complessivo. «L’effetto ambientale dal valutare sono relativi all’intero complesso dei due progetti gemelli, a 2,5 km di distanza l’uno dall’altro, che sono stati approvati separatamente a suo tempo, per meglio giustificare l’elusione del VIA». Nel 2006 la Regione, senza alcuna valutazione, approva varianti sostanziali e peggiorative rispetto al 2003. Nel giudizio n.303 del 9/12/2003 si legge:«La finalità dell’intervento è fondamentalmente quella di sfruttare il salto residuo sul fiume Pescara, mediante la costruzione di una piccola centralina elettrica…». Secondo le associazioni non esistono salti nel fiume in quella parte pianeggiante del corso, tant’è vero che si sono realizzati degli argini laterali per rendere pensile il fiume e fargli fare il salto. Sono state costruite due centrali impegnando 5 km del corso del fiume.

COSA CHIEDONO LE ASSOCIAZIONI

Le associazioni chiedono:«l’assoggettabilità dell’opera complessiva al VIA e il ripristino naturale dei luoghi». Sempre secondo gli ambientalisti:«l’nsanabilità è dovuta a ragioni di rischio idaraulico, devastazione ambientale, deterioramento della qualità dell’acqua, considerata, a norma di legge, sia nei luoghi interessati dall’opera che nell’area vasta, ovvero quella in cui si risentono in maniera significativa gli effetti delle opere».

di Antonio Del Furbo 

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