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Riace: l’arresto del sindaco Lucano e le lacune di un’inchiesta sommaria

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Al netto delle posizioni politiche, cerchiamo di capire perché il sindaco di Riace, Domenico Lucano, è stato arrestato. Lo facciamo riportando le motivazione del Giudice per le indagini preliminari che ha confermato la misura cautelare personale (arte. 272 e SS. Cod. proc. Pen.). Il Gip, però, bacchetta anche il lavoro dei Pm che, con una certa leggerezza, hanno condotto parte delle indagini.

di Antonio Del Furbo

Un arresto eclatante quello del sindaco di Riace, simbolo dell’accoglienza. Dal fronte giudiziario, però, si evince una certa discrepanza nel merito delle azioni condotte dagli investigatori e il Gip che ha smontato le accuse. Il giudice per le indagini preliminari ha parlato di “Gestione disordinata” in cui “nessuno ha intascato un centesimo.” Sono stati fatti “errori grossolani e inesattezze nell’indagine”.

L’operazione denominata ‘Xenia’ sono state coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico. Un’inchiesta partita dopo la segnalazione della prefettura di Reggio Calabria. Le accuse per Lucano sono di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti, ma sono cadute tutte le più gravi contestazioni inizialmente ipotizzate dalla procura di Locri, fra cui malversazione, truffa ai danni dello Stato e concussione. Il gip, nel dettaglio, parla di congetture, errori procedurali grossolani, inesattezze: nell’accogliere la richiesta d’arresto nei confronti del sindaco di Riace Mimmo Lucano, il gip di Locri Domenico di Croce ha rigettato diverse accuse ipotizzate nei confronti del primo cittadino – dall’associazione a delinquere alla truffa aggravata, dal falso al concorso in corruzione, dall’abuso d’ufficio alla malversazione.

Intanto, chiariamo subito che a essere indagati sono un gran numero di personaggi che, per un motivo o per l’altro, ruotavano nella “galassia” Lucano. In 18 mesi d’indagini sono finiti nella rete dei giudici ben 31 indagati nell’ambito dell’attività amministrativa svolta dal Comune di Riace, con l’ausilio di alcune associazioni private. Al centro delle indagini è finita la gestione dell’organizzazione della permanenza in territorio comunale dei migranti; in secondo luogo la gestione della raccolta e del trasporto di rifiuti.

Uomini e donne, appunto, che si sono associati “allo scopo di commettere un numero indeterminato di delitti (contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio), così orientando l’esercizio della funzione pubblica degli uffici del Ministero dell’Interno e della Prefettura di Reggio Calabria preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito del Comune di Riace, verso il soddisfacimento del indebiti ed illeciti interessi patrimoniali delle associazioni e cooperative (enti gestori dei progetti SPRAR, CAS e MSNA), con durevole divisione di compiti e ruoli”.

In particolare Lucano, “promuoveva e organizzava l’intera struttura, definendo le linee operative delle associazioni/cooperative, controllando di fatto l’Associazione Città Futura, curando i rapporti con le Istituzioni…al fine di individuare gli strumenti necessari ad interferire sulla regolarità degli affidamenti e dei relativi pagamenti”.

I legali rappresentanti delle associazioni, invece, “garantivano la attività strumentali alla vita stessa del sodalizio criminoso e consentivano, ciascuno per la propria associazione, il funzionamento e la realizzazione del progetto criminoso”.

In che modo? Con “indebite rendicontazioni delle presenza degli immigrati allo Sprar e alla Prefettura di Reggio Calabria.” Falsate anche le derrate alimentari, le spese carburante, e false fatturazioni. Lucano effettuava prelievi di denaro contante dai conti delle associazioni senza ricevute, bolle, o fatture. Ancor più evidente, rileva il Gip, il fatto che la destinazione di quei soldi andavano in canali diversi da quelli della gestione dei progetti.

A dare supporto alla strategia del sindaco sarebbe stata Lerinò Cosimina, dipendente dell’associazione Città Futura, che “assicurava uno stabile contributo alla gestione organizzata del sodalizio” e concordava “con i fornitori false fatturazioni finalizzate a frodare gli organi di Sprar e Cas”.

Lucano, grazie a queste azioni, avrebbe procurato a Città Futura un introito di 2.300.615 euro. Una somma, come ribadisce il Giudice, non dovuta. Emblematico il lavoro svolto da Annamaria Maiolo, presidente dell’associazione “Oltre Lampedusa”, che avrebbe renbdocontsato le false presenze di “Dijoy” in “quel periodo a Milano, così inducendo in errore i funzionari del Ministero dell’Interno addetti allo Sprar” e incassando, dunque, oltre mille euro.

Lucano, quindi, per agevolare questo piano avrebbe messo in pratica una serie di Determine “per assicurare finanziamenti alle associazioni e alle cooperative”. Determine che vanno dal 2014 al 2017.

Sempre Lucano, avrebbe affidato direttamente a due cooperative sociali, Ecoriace e l’Aquilone, “alla stipula di convenzioni per la fornitura di beni e servizi”, tra i quali, la raccolta di rifiuti, pur non avendone i requisiti perché non iscritti all’Albo Regionale delle cooperative. A questo si aggiunge un altro “disegno criminoso”, ovvero quello di aver rilasciato, insieme alla compagna Maria Caterina, “carte d’identità a soggetti stranieri privi dei previsti requisiti” attestando il falso.

Esemplare il caso quello di una donna, regolarmente coniugata in Etiopia, ma che Lucano avrebbe fatto risultare nubile per far risultare sposata con il fratello della stessa e permettere l’ingresso illegale in Italia di quest’ultimo.

S.P.R.A.R. e C.A.S.

Lucano, insieme agli altri indagati, non avrebbe fatto ricorso, come previsto dalla normativa, a una procedura negoziale per l’affidamento dei servizi di accoglienza di migranti, turbando le relative gare a discapito dei principi di trasparenza, concorrenza ed economicità. Ma su questo punto il Gip ha contestato al Pm “la vaghezza e la genericità del capo d’imputazione” rendendolo inidoneo “alla custodia cautelare”.

Il Gip, però, parla di “gestione opaca” delle somme destinate agli operatori privati per la gestione dei soggetti accolti nei progetti S.P.R.A.R. e C.A.S. Ma, spiega il Giudice, “gli inquirenti sembrano incorsi in un errore grossolano da pregiudicare irrimediabilmente la validità dell’assunto accusatorio”. Il Gip parla di di “conclusioni” che poggiano “su elementi inutilizzabili” perché “ricavati da sommarie informazioni di soggetti che avrebbero dovuto essere sentiti con le garsanzie previste”. Inoltre riguardo ai relativi costi carburanti, all’acquisto di beni alimentari, si può parlare di reato solo quando, spiega il giudice, “si fosse contatto che tali cibi non erano stati mai destinati agli utenti”.

Determine comunali

Anche in questo caso il Gip, analizzando la richiesta del Pm, parla di “considerazioni laconiche”.

Concussione

Il capo d’imputazione fa riferimento alla costrizione messa in atto da Lucano, insieme al presidente di Città Futura, nei confronti del titolare di un esercizio commerciale a produrre fatture per un importo di 5mila euro per operazioni inesistenti. Anche in questo caso, però, il Gip parla della mancanza “di un maggior sforzo investigativo” perché basato solo sulla querela presentata dal titolare dell’attività. Imprenditore di cui Lucano in una telefonata del 6 ottobre 2017 ne parla così con un giornalista:”questo qua è uno che si è arrabbiato con i presidenti delle associazioni, ed anche con me, è andato a fare la denuncia alla Guardia di Finanza, ma è uno, una persona che si ruba anche la luce pubblica per il suo negozio, fa delle cose un po’ assurde.”

I prelievi in contanti dei conti correnti

Il Gip, anche in questo caso, richiama l’operato dei colleghi:”Gli elementi di prova raccolti in relazione a buona parte delle condotte che avrebbero integrato il delitto di malversazione non appaiono idonei a sorreggere validamente l’ipotesi accusatoria”. Nel dettaglio, il giudice spiega che nel caso della responsabile dell’associazione “Oltre Lampedusa”, che gestiva fondi per 218.235,45 euro, “non si vede sulla base di quale convincente ragionamento logico dovrebbe ritenersi che tale somma sia stata dalla stessa impiegata per finalità estranee a quelle che ne avevano giustificato l’accreditamento”.

Pulizia della spiaggia

Scrive il Gip:”la complessiva valutazione degli elementi di prova” portano “a dissentire dalle conclusioni cui è giunta la polizia giudiziaria”. L’accusa mossa dai pm nei confronti di Lucano e degli indagati del fatto che nel 2016 e nel 2017 la pulizia delle spiagge fosse stata in realtà svolta da “L’Aquilone” ricorrendo a personale dipendente dell’associazione “Città Futura”. Gli investigatori, spiega il Gip, avrebbero dovuto effettuare un servizio di osservazione sul posto e acquisire sommare informazioni da persone informate sui fatti. Cosa che non è avvenuta. Non è chiaro, dunque, se nell’attività appaltata siano state o meno coinvolte persone inserite nell’associazione “Città Futura”.

L’affidamento alle coop “Ecoriace” e “L’Aquilone”

Secondo i pm, nessuna delle due cooperative risultavano iscritte nell’elenco delle coop iscritte agli albi regionali.

Sulla vicenda il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune spiega agli inquirenti:

“Il sindaco Lucano voleva attuare la raccolta porta a porta dei rifiuti nel comune di piace e ha interessato l’ufficio tecnico per la predisposizione del progetto da attuarsi con la raccolta con mezzi meccanici a Riace Marina e con gli asinelli a Riace centro. Ricordo di aver ottemperato a quanto richiesto dal sindaco ed ho quantificato la spesa necessaria per ottemperare al progetto. Non ricordo con precisione l’importo, ma sicuramente era inferiore ai 200mila euro”.

Il responsabile comunale aggiunge:”Il sindaco mi disse che era sua intenzione affidare il servizio a due cooperative del luogo.” Il codice degli Appalti, però, prevedeva il ricorso a una gara aperta e non un affidamento diretto. Lucano ha però proceduto all’affidamento diretto alle due coop.

A confermarlo anche Antonio Pazzano, istruttore tecnico del Comune che, riferendosi alla revisione annuale dei requisiti in possesso selle cooperative sociali, spiega:”posso affermare che non essendo pervenuta all’ufficio tecnico, nel corso del tempo, alcuna documentazione al riguardo la stessa non è stata mai effettuata dall’Ufficio Amministrativo”.

Il Gip conferma il reato. “Affidando fraudolentemente in via diretta alla Eco-Riace ed a L’Aquilone i servizi di raccolta e trasporto di rifiuti, il Lucano impediva l’effettuazione delle necessarie procedure di gara sopra accennate, così inevitabilmente condizionando le modalità di scelta dei contraenti da parte dell’ente amministrativo da lui gestito” precisa il Gip.

Il matrimonio di comodo

Lucano, in concorso con Tesfahun, avrebbe procurato illegalmente l’ingresso nel territorio italiano Wondifraw, cittadino etiope. Lucano “non solo avrebbe rilasciato lala donna un certificato dello stato civile che ne attestava falsamente la condizione di nubile” ma inoltre si “sarebbe con lei recato in Etiopia e qui, procuratisi altri documenti, ne avrebbe organizzato il matrimonio con il summenzionato Wondifraw, che ne era in realtà il fratello. Il programma, finalizzato a consentire allo sposo di raggiungere l’Italia in base alla normativa sul ricongiungimento familiare, falliva – scrive il giudice – solo perché quest’ultimo veniva tratto in arresto dalle Autorità etiopi essendo nato trovato in possesso di documenti falsi”.

“La spregiudicatezza di Lucano nell’organizzare matrimoni”

Il sindaco organizzava “veri e propri matrimoni di convenienza tra cittadini riacesi e donne straniere al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano. Dalle intercettazioni si evince chiaramente com Lucano, nella mattinata del 6 luglio 2017, suggeriva ad una ragazza straniera di nome Joy di convolare a nozze con un uomo di piace, tale Giosi, per vedersi agevolata la concessione del permesso di soggiorno.” Un metodo, come lo stesso Lucano spiega nelle intercettazioni, più volte collaudato:

“L’ho sposata io, ta – ta – veloce…veloce…veloce, con Nazareno, non è vero che è sposata con Nazareno, capito?…Però con i documenti risulta così, sul comune di Riace, quando lei con il certificato di matrimonio…[…]”.

Qualche ora dopo, Lucano conversando con T. B. Riferisce del consiglio dato alla donna nella mattinata:

“Siamo abusivi, non c’è problema, gliel’ho fatti io i documenti, è illegale…sposati con qualcuno, come ha fatto Stella che si è sposata con Nazareno, li abbiamo sposati in un attimo, io ho azzerato tutta la burocrazia”.

Il 6 luglio del 2017, in un’altra conversazione, Lucano negli uffici dell’associazione Città Futura parla di Joy:

“…poi ne è venuta un’altra qua, Joy…un’altra disperata, una ragazza nigeriana che a Napoli si prostituisce…le hanno dato due dinieghi, lei è disperata, non vuole tornare. Sai cosa le ho detto, Joy aspetta, vai a dormire dove c…o vuoi in qualche casa…siamo abusivi, non c’è problema…sposati con qualcuno, come ha fatto Stella che si è sposata con Nazareno, li abbiamo sposati in un attimo, io ho azzerato tutta la burocrazia”. Lucano ammette:”ovviamente è una procedura forzata ma non per imbrogliare ma per venire incontro ad una ragazza che è stata sfruttata e umiliata…”.

Le intercettazioni raccontano anche di matrimoni tra donne.

“Quando C. ha chiamato alla Questura – spiega Lucano – hanno detto che il matrimonio…come si chiama…il matrimonio tra donne e donne, tra uomo e uomo non vale ai fini del permesso di soggiorno…non vale”.

In riferimento al matrimonio tra Giosi e la donna Lucano dice:

“Guarda Maria (riferendosi all’interlocutrice), Giosi è lucido, lui dice ‘questa qua vuole i documenti?…Li deve pagare!…Non li deve pagare con i soldi, li deve pagare…”. “In natura, giusto. Lei è lucida, non ho scelta, così come sto per strada e mi pagano…ovviamente ha amarezza”.

Il Gip, riguardo al “pericolo di inquinamento probatorio” fa notare che le prove “già cristallizzate” non rischiano di turbare il processo formativo ormai concluso. Impossibile anche il pericolo di fuga. Esiste, invece, secondo il Gip il pericolo di reiterazione criminosa.

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