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Ricostruzione L’Aquila: quando la politica blocca le aspettative del territorio

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La regione pare ricordarsi della Ricostruzione. Era il 12 agosto del 2012 quando con decreto legge 134/12 venne decretato la fine dello stato d’emergenza. E la Regione Abruzzo, all’epoca guidata da Gianni Chiodi, ributtò nelle mani dei Comuni, tutte le incombenze della ricostruzione uscendo ufficialmente di scena. 

Si passò ad un regime ordinario coordinato sia dall’USRA con i 59 comuni del cratere, sia dall’USRC. Gli uomini di comando furono Paolo Aielli e Paolo Esposito con uno stipendio di 200mila euro all’anno. Aielli, però, dopo continue divergenze con il Comune dell’Aquila, abbandonato di recente il campo.

Le sue dichiarazioni, a quanto pare, intendono altro:”Ho lasciato il mio incarico triennale con un anno di anticipo perché sono stati raggiunti gli obiettivi di riorganizzazione della ricostruzione dopo la gestione commissariale”. La decisione non piace né al vicepresidente Regionale di Forza Italia e Capogruppo al Comune dell’Aquila Guido Quintino Liris né al Capogruppo in Comune del Nuovo Centrodestra Alessandro Piccinini“L’amministrazione appena uscita dal commissariamento e dallo stato emergenziale ha chiesto all’Ufficio Speciale di occuparsi delle problematiche più svariate”. E quali sono? Abruzzo Engeneering, Piano di Sicurezza della Città (telecamere) e Cronoprogramma alla Gestione Macerie per dirne solo alcuni. Insomma, per i due esponenti Massimo Cialente pretenderebbe nomi di sicuro affidamento e che non facciano ‘scherzi’. Così la poltrona rimane vuota e la ricostruzione dell’Aquila si ferma. 

Intanto Luciano D’Alfonso rassicura:”non dovrà mai più accadere che si facciano nomine a dispetto del territorio, non è più festa di compleanni o crodini da stappare”. Iniziano i balletti per le nomination.

E si inizia la tarantella delle nomination. L’ex direttore dell’Usra scrive una lettera accorata a Matteo Renzi e al sottosegretario Graziano Del Rio per sollecitare un veloce passaggio di consegne e no lasciare il territorio abbandonato a se stesso. D’Alfonso intanto tocca con mano il lavoro svolto dagli uffici speciali anche per capire se le scelte fatte dall’ex ministro Barca rispondano alle attuali necessità.

E proprio a Fossa il presidente della Regione incontra i coordinatori delle otto aree omogenee che compongono l’Usrc avviando un confronto sulla specificità di ogni singola area omogenea. Sono 50 le unità con precise competenze: ricostruzione pubblica e privata, edilizia scolastica, contabilità, rimozione macerie ed espropri. Altri 56 comuni con otto aree omogenee, esaminano le richieste per gli immobili privati situati nei centri storici dei comuni del cratere. 

I punti della relazione elencati da Esposito ha evidenziato una spesa di 126 milioni di euro per gli anni 2013-2015 con un totale di 150 progetti di cui un terzo già in fase avanzata per quasi 80milioni di euro. “Esperienza formidabile e straordinaria che ha permesso di riprendere il rapporto con la cittadinanza” ha detto D’Alfonso. Un’esperienza – ha precisato – che dovrà diventare un modello che noi codificheremo nella futura legge regionale sulla ricostruzione. Cristallizzeremo questa formidabile esperienza, indicandola come expertise da prendere a riferimento”.

Dunque, piccoli Comuni che riescono a creare un modello da imitare e un comune, quello dell’Aquila, che ad oggi non è riuscito ancora a nominare qualcuno alla poltrona dei 200mila euro. Lucianone ha risolto, momentaneamente, il problema del blocco amministrativo dell’USRA.

E Cialente non poteva nominare un sostituto temporaneo prima? Ci volevano i ‘grandi numeri’ dell’USRC per far capire al Comune dell’Aquila la necessità di un cambio di registro?

Ah, la politica.

ZdO

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