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Rifuti: Di Mattia tradito da Tradeco

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Il povero sindaco di Montesilvano sulla questione rifiuti è proprio sfortunato. Se in passato avesse perso una manciata di minuti a leggere alcuni dei nostri articoli sul tema dei rifiuti non si troverebbe, oggi, a dover pelare una dozzina di gatte. Tra queste, tra l’altro tutte sulla questione rifiuti, ce ne sta una in particolare e si chiama Tra.de.co.   leggi anche     DI MATTIA E IL RIFIUTO-PENSIERO     

Il povero sindaco di Montesilvano sulla questione rifiuti è proprio sfortunato. Se in passato avesse perso una manciata di minuti a leggere alcuni dei nostri articoli sul tema dei rifiuti non si troverebbe, oggi, a dover pelare una dozzina di gatte. Tra queste, tra l’altro, tutte sulla questione rifiuti, ce ne sta una in particolare e si chiama Tra.de.co.

Una storia che parte da lontano

Pasquale Cordoma, eletto sindaco di Montesilvano nel 2007, lascia alla Ecoemme, società pubblica-privata per la raccolta dei rifiuti, la gestione della “monnezza”.  La società fu costituita nel 1998 con:«l’obiettivo di coniugare al meglio gli interessi e la sensibilità ambientali del territorio con la managerialità dell’imprenditoria privata. L’azienda è affidataria dei servizi di raccolta dei rifiuti solidi urbani e di raccolta differenziata, di spazzamento delle strade, servizi di pulizia spiagge, mercati e aree pubbliche.dei Comuni di Montesilvano e di Penne», si legge dal sito ufficiale. L’idea fu quella di rendere più efficiente il servizio, razionalizzando la raccolta, rendendola meno dispersiva e quindi più concreta; tendere al raggiungimento degli obiettivi previsti dalle norme e agevolare i conferimenti sia dei cittadini che delle grandi utenze. La struttura primordiale della siccità comprendeva la partecipazione del Comune di Montesilvano e della Deco spa, ha successivamente ampliato la propria struttura azionaria con l’ingresso di un terzo socio rappresentato dalla Comunità Montana Vestina. Anello di congiunzione tra pubblico e privato della Ecoemme è Ferdinando Di Zio. L’Ecoemme, 480 milioni di lire di capitale sociale, venne costituita il 7 agosto 1998 con atto a rogito del notaio Nicola Gioffrè. 
 
Pasquale Cordoma decide di continuare l’esperienza Ecoemme 

Il sindaco di Montesilvano, appena insediatosi, decide di lasciare la gestione rifiuti così come l’ha trovata e cioè in mano alla Ecoemme. La concessione alla società cadde il 31 dicembre 2006 ma Cordoma non procedette ad una gara pubblica per il riaffidamento della gestione per due motivi: uno perché:«nel 2010 questo tipo di società scomparirà per legge», due perché:«fare una gara europea sarebbe costato moltissimo. E poi, chi avrebbe risposto per un solo anno?». Tali parole furono criticate aspramente dall’ex presidente della Ecoemme Mimmo Di Carlo che dichiarò che:«già dal 31 dicembre 2006 il pubblico amministratore è chiamato a espletare la procedura di gara di evidenza europea, senza girare attorno alle parole. Bisogna riportare la situazione alla legalità». Per questa decisione di Cordoma rispetto alla prorogatio della gestione rifiuti della Ecoemme, fu indagato dalla procura di Pescara perché, a detta dei pm, «avrebbe ritirato un bando europeo e prorogata la gestione alla società Ecoemme». Cordoma in realtà non fece il bando per evitare che i Di Zio presentassero un ricorso molto salato per le casse comunali. Infatti la Deco, tramite l’avvocato Tommaso Marchese, precisò di poter continuare ad operare fino al 31 dicembre 2024 e non 2010. 
 
Talmente erano “fondate” le tesi della procura che il partito della Rifondazione Comunista di Montesilvano, il 17 febbraio 2011, dichiarò che:«In questa girandola c’è una sola certezza: la DECO continuerà tramite Ecoemme a gestire la raccolta dei rifiuti urbani a Montesilvano e ad incassare i proventi della Tarsu». Quindi, in realtà, la Deco non aveva tutti i torti nel fare il ricorso al Tar e, probabilmente, Cordoma agì secondo legge quando decise di prorogare l’appalto ai Di Zio.
 
Non si capisce, infatti, come mai la procura abbia indagato Cordoma per questa decisione della “prorogatio” visto che la scelta è stata sia politica che tecnica secondo legge. Non solo. Se l’azienda è una compartecipata del Comune perché privarla di un diritto? Quel 13 giugno 2007, giorno dell’elezione di Cordoma, la presidenza del cda dell’Ecoemme, organo politico, viene affidata all’Udc: il presidente diventa l’avvocato Domenico Di Carlo. Il cda dell’Ecoemme rimane scoperto per un anno. Il sindaco Cordoma in tutto il periodo supervisiona il lavoro svolto dai Di Zio.
 
Perché Cordoma, dopo essere stato indagato, decide di presentare il bando pubblico europeo?
 
Cordoma a casa, Di Mattia sindaco

Il 14 giugno 2012 fa il suo ingresso in Comune Attilio Di Mattia, in quota Idv e appoggiato alle elezioni di maggio da tutto il centro-sinistra esclusa Rifondazione Comunista. Il neo eletto sulla questione monnezza ha le idee chiare: far fuori la famiglia Di Zio. In un’intervista al quotidiano “il Centro” dichiara:«Montesilvano è sporca ed è piena di situazioni di degrado ambientale notate personalmente girando per la città e segnalate dai cittadini tramite Facebook e tramite l’e-mail comunale». Di Mattia per mesi continua una battaglia contro la Deco per sottrargli la gestione dei rifiuti. Il bando europeo, promosso dall’amministrazione Cordoma, fu vinta dalla Rieco dei Di Zio. Il neo sindaco Di Mattia però diede seguito all’affidamento tanto da costringere Rieco alle vie legali. 
Perché tanto ostracismo nei confronti di Rodolfo Di Zio? Alla base del ragionamento del neo sindaco solo ipotesi. «L’azienda, nella sua offerta – sottolinea Di Mattia a primadanoi.it – prevede di poter arrivare in tre mesi all’80% di differenziata dall’attuale 14%; mi sembra un po’ troppo in così poco tempo». Il sindaco in un’analisi a “sensazioni” e, a quanto è parso, senza riscontri oggettivi. Dimentica, infatti, che la percentuale di differenziata può essere raggiunta in novanta giorni grazie a vari elementi messi in campo, tra cui la comunicazione diretta al cittadino. Evidentemente DI Mattia i ragionamenti li improvvisa. Nell’imporre la tecnologia “Arrow bio”, la società che attualmente ha preso il posto di Rieco, ha detto che la scelta:«è stata fatta in base ad analisi e informazioni trovate su internet dai suoi collaboratori». Cioè un’amministrazione comunale ha revocato un appalto di milioni di euro ad un’azienda perché era in “vena” di nuove idee.

Rieco prova a instaurare un rapporto di collaborazione

Siamo al punto in cui il contratto non ancora viene firmato dopo che Rieco ha vinto l’appalto. Di Zio, per cercare di risolvere il contenzioso, chiede lumi ma il sindaco che dichiara a primadanoi.it:«è arrivata in Comune una nota, («l’ennesima», la definisce Di Mattia), con la quale la Rieco spa lamenta le modalità  con le quali il settore competente, in totale autonomia, ha gestito l’affidamento di modesti servizi di igiene urbana integrativi per le festività estive. «La novità è che, forse pensando di intimorirmi», denuncia il sindaco, «hanno inoltrato la citata nota anche alle Procure della Repubblica di Pescara e L’Aquila». E ci mancherebbe che un’azienda, dopo aver vinto un bando europeo, non chiedesse a qualche procura di indagare. Di Mattia, annullando il contratto alla Rieco, ha rischiato anche di pagare un’ammenda salatissima come abbiamo riportato in RIFIUTI/MONTESILVANO: BANCAROTTA PER IL COMUNE?.
 
Arrow Bio questo sconosciuto

Il sindaco di Montesilvano va oltre. Dice di avere tra le mani un sistema innovativo di gestione dei rifiuti la cosiddetta Arrow bio. In pratica i rifiuti vengono lavati e in uscita arrivano metalli ferrosi, vetro e biogas. L’azienda, unica al mondo a gestire questa tecnologia, è la “Arrow Bio”, una società israeliana. Il sindaco organizza un evento in cui, insieme ai vertici dell’azienda, presenta, nell’aula consiliare del comune di Montesilvano, “l’ingegno tecnologico”. Peccato, però, che questa fantasmagorica novità è fuorilegge in Italia e in Europa. Addirittura pare che in Israele, sede dell’azienda, la tecnologia non funzioni. Nulla preoccupa Di Mattia nemmeno le contestazioni del direttore regionale del servizio gestione rifiuti Franco Gerardini. Nel frattempo Di Mattia liquida 80mila euro alla Arrows Ecology per la realizzazione di un progetto tecnico ed economico di un sistema di trattamento dei rifiuti. Anche questa volta il sindaco si supera: affida ad una società di smaltimento rifiuti anche se è possibile e come realizzare tale tecnologia: controllati e controllori.
 
Affidamento alla Tradeco che però ha già vari problemi

A maggio 2013 l’Ecoemme passa il testimone alla ditta Tra.de.co. srl di Altamura società che fa capo alla famiglia Columella e che si occuperà del servizio comunale di gestione dei rifiuti e dell’igiene ambientale. L’offerta dell’azienda è stata tra le più basse: 18 milioni e 700mila euro per una gestione quinquennale. E come mai la ditta barese è riuscita a spuntarla con un prezzo così basso? Perché la Tra.de.co. pare non abbia i mezzi di sua proprietà per svolgere i servizi.
 
La ditta a Imperia, a maggio 2012, ha vinto un appalto identico a quello di Montesilvano ma con una cifra da capogiro: 93milioni di euro. Peccato però che da un anno il comune di Imperia ha dovuto procedere per concessioni di proroghe alle aziende uscenti, l’Ecoimperia, la ditta Aimeri, Docs Lanterna, Ottagono e Dolmen. La questione è tanto grave che addirittura se ne occupa il quotidiano nazionale “il Secolo XIX” e il giornalista Diego David, che ha seguito la vicenda, racconta:«in attesa che la società pugliese si doti di un proprio parco macchine, dovrebbe utilizzare (a noleggio) quelle in dotazione alle aziende uscenti, che, però, non sembrano per nulla propense a venire incontro alle esigenze dei nuovi titolari. Inoltre, sembrano sorgere problemi di ordine burocratico relativi all’anzianità dei mezzi in questione, il cui anno di immatricolazione è superiore a quanto era previsto nel capitolato di appalto. Insomma, si tratterebbe di mezzi obsoleti che la Tra.de.co non potrebbe utilizzare e in ogni caso, per l’azienda di Altamura non sarebbe un bel biglietto da vista presentarsi con mezzi non propri sui quali la manutenzione da parte delle società uscenti negli ultimi mesi è stata ridotta al minimo indispensabile». Inoltre, per il fatto che abbia risposto alla gara solo la Tradeco e a seguito degli esposti presentati alla procura della Repubblica del capoluogo, sono scattati sequestri di documenti inerenti all’appalto negli stessi uffici comunali competenti. 
 
Carlo Dante Colummella

Carlo Dante Colummella, 66 anni di Altamura, è il patron della Tra.de.co. “La Gazzetta del Mezzogiorno” lo definisce:«re dei rifiuti della murgia» il quale:«sarebbe anche coinvolto nell’inchiesta della procura di Bari sul presunto intreccio tra politica e affari nella gestione dello smaltimento dei rifiuti».
 
Secondo le indagini conclusesi per quel filone, nel 2010 Dante fu condannato perché:«furono realizzati tre fabbricati su altrettanti lotti di terreno confinanti e delimitati da recinzioni, in contrasto con il piano urbanistico della città e in totale difformità rispetto al permesso di costruire, peraltro illegittimo, perchè in quell’area, in contrada San Tommaso sulla statale 171 tra Altamura e Santeramo, avrebbero potuto ottenere concessioni edilizie esclusivamente per costruzioni di fabbricati rurali al servizio dell’attività agricola». 
 
Vincenzo Rutigliano, giornalista de “Il Sole24ore” racconta di una rete:«capillare composta da oltre 40 tra politici, manager di alcune Asl, dirigenti, medici ed imprenditori che, secondo i magistrati della procura di Bari sono accusati di oltre cinquanta capi d’imputazione (dall’abuso di ufficio alla concussione, passando per la turbativa d’asta), formavano una vera e propria associazione a delinquere». Il periodo in questione era il 2005-2008 anni in cui i soggetti:«hanno governato il sistema sanitario pugliese per propri profitti, anche di natura politica, spartendosi appalti e decidendo nomine di primari e dirigenti. A capo della «cupola» ci sarebbe stato, secondo i Pm, Alberto Tedesco (senatore eletto nelle liste del Pd, ex assessore regionale alla sanità pugliese) a cui l’associazione a delinquere viene contestata insieme a Mario Malcangi, suo braccio destro ai tempi in cui il primo era alla guida dell’assessorato alla Sanità, a Tommaso Antonio Stallone, Adolfo Schiraldi, Aldo Sigrisi, Elio Rubino, Emilio Balestrazzi, Michele e Carlo Dante Columella, Francesco Petronella, Diego Rana, Leonardo Giovanni Garofoli, Vitantonio Roca, Domenico Marzocca, Guido Scoditti, Vincenzo Valente, Felice De Pietro, Rocco Canosa, Filippo Tragni e Nicola Del Re».

di Antonio Del Furbo




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