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“Eyphemos”, l’operazione contro la ‘Ndrangheta che ha colpito al cuore i clan dell’Aspromonte

Operazione Eyphemos
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L’operazione “Eyphemos” che ha portato agli arresti per ‘Ndrangheta 65 persone tra cui un esponente di FdI e un senatore di Fi, ha evidenziato la presenza di tre diverse fazioni. 

In particolare, come riporta Strettoweb, c’è la presenza dei Cannizzaro, del gruppo riferibile a Idà Cosimo e quello riconducibile a Laurendi Domenico. Alla fine del 2017 si registrò una spaccatura interna. Due articolazioni mafiose, l’una facente capo a Laurendi e l’altra a Idà, erano sostanzialmente entrate “in guerra fredda” tra loro, nel tentativo di prendere l’una il sopravvento sull’altra, ricorrendo a continue affiliazioni con il fine di acquisire maggiore peso criminale in ambito locale.

I disordini all’interno dei clan

La corsa all’affiliazione a nuovi ‘ndranghetisti creò disordini interni e l’insorgere di malumore, soprattutto all’interno dello schieramento capeggiato da Laurendi. Non venivano tollerate, in sostanza, le affiliazioni effettuate dall’altro gruppo, ma anche il fatto che queste fossero state poi sostanzialmente convalidate dal boss Luppino Andrea e da Cannizzaro Francesco alias “Canneddha”.

Il compromesso

All’interno del locale fu effettuata una scelta di compromesso. Scelta che prevedeva da una parte la regolarizzazione dei riti già eseguiti, dall’altra il divieto di effettuare ulteriori riti. Decisione che determinò la reazione di Laurendi Domenico che, sostenuto dai suoi più vicini sodali, officiò alcuni “battezzi” e ne programmò altri, pretendendo l’assenso anche successivo da parte degli altri primari del locale.

Le indagini

Stando alle indagini, dunque, a Sant’Eufemia d’Aspromonte c’è un’organizzazione mafiosa pericolosissima con a disposizione un elevato quantitativo di armi anche da guerra. Agli atti ci sarebbero anni di faide e intimidazioni che hanno portato a plurimi omicidi. Un’organizzazione che traffica nel settore della droga e che controlla capillarmente il territorio, anche attraverso l’imposizione di estorsioni agli imprenditori. Una propaggine che arriva fino in Lombardia, nel Pavese, dove da tempo si è insediato Laurendi Domenico, coadiuvato da Speranza Giuseppe e Rizzotto Giuseppe. Uomini del clan che sono presenti anche in Australia dove è presente un locale di‘ndrangheta, dipendente direttamente dalla casa-madre calabrese.

Le intercettazioni

I dialoghi captati hanno fatto emergere che Firenzuoli Attilio, in passato, sarebbe andato in Australia per risolvere il problema della spoliazione di un suo zio all’interno del locale, ma il progetto sarebbe fallito. È anche emerso dalle indagini che i vertici del locale di Sant’Eufemia d’Aspromonte partecipavano alle decisioni più importanti da adottare nel locale in Australia. L’intera attività investigativa ha avuto come perno centrale la figura di Laurendi Domenico, processato per associazione mafiosa e assolto in secondo grado nel procedimento “Xenopolis”.

I rituali

Le intercettazioni hanno permesso di individuare molteplici riunioni e incontri in cui si discuteva di cariche, di gradi e di cerimonie. I vari protagonisti discutevano dei gradi della ‘ndrangheta, usando termini quali “santa”, “camorrista”, “vangelista”, “sgarrista”, “capo locale”, “contabile”.

Rappresentanti in Comune

La ‘ndrangheta è riuscita a collocare propri rappresentanti ai vertici dell’Amministrazione Comunale. A essere colpito dalla misura cautelare della custodia in carcere il Vice Sindaco, Idà Cosimo, artefice di diverse affiliazioni. Nell’inchiesta si innestano anche altri inquietanti episodi che comprovano il totale asservimento di alcuni esponenti politici alla ‘ndrangheta eufemiesee degli Alvaro. Creazzo Domenico, Sindaco del comune di Sant’Eufemia d’Aspromonte, per vincere le ultime elezioni regionali [gennaio 2020], si sarebbe rivolto alla ‘ndrangheta, ovvero a Laurendi Domenico.

Dalle indagini emerge che si era deciso che Creazzo dovesse evitare frequentazioni con soggetti notoriamente inseriti nell’ambiente della criminalità organizzata. L’intendimento però non era quello di chiudere le porte alla ‘ndrangheta.

Correva l’anno 2018

Alle elezioni politiche del 2018, quando venne eletto Senatore della Repubblica Siclari Marco, sarebbe stato raggiunto un accordo tra lo stesso Siclari e gli Alvaro funzionale allo scambio di utilità corrisposte dai candidati. Il 28.02.2018 c’era stato un incontro tra Laurendi e l’allora candidato al Senato Siclari mediato dal medico Galletta Giuseppe. Laurendi, stando alle intercettazioni, chiedeva a Lupoi Natale di appoggiare politicamente il candidato Siclari. Le analisi del dopo voto evidenziarono che Siclari era stato eletto Senatore della Repubblica nel collegio uninominale n. 4 della Calabria con una percentuale del 39,59%, riuscendo ad ottenere a Sant’Eufemia d’ Aspromonte 782 voti, pari al 46,10%, mentre nel limitrofo Comune di Sinopoli 435 voti, pari al63,41%.

Dopo il successo elettorale, tra maggio e giugno 2018, Laurendi presentò, per così dire, “il primo conto”, sollecitando un intervento del Senatore Siclari affinché una persona di suo interesse ottenesse il trasferimento presso la sede di Messina di Poste Italiane. Tale trasferimento veniva ottenuto. 

Le armi

L’associazione mafiosa è armata in quanto dispone di numerose armi, anche ad elevato potenziale offensivo, in parte sequestrate nel corso delle indagini. Rinvenuto anche un bazooka, al quale gli indagati facevano riferimento durante le intercettazioni. 

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