Abruzzo, fiume Trigno inquinato e i Comuni non avvertono la popolazione. Bimbo di due anni infettato dalla salmonella

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Prima il bagnetto in spiaggia a Vasto Marina subito dopo i sintomi tipici dell’infezione da salmonella. La brutta storia del piccolo Massimo, ora ricoverato in ospedale a Lanciano, è iniziata il 10 giugno. E il papà presenta un esposto in procura:”Non ho visto divieti di balneazione”.

“Martedì 10 giugno ho portato mio figlio di due anni in spiaggia. Il bambino ha fatto il bagnetto ed è tornato a casa. Il giorno successivo ha cominciato a stare male tanto che è arrivata la febbre e la mattina seguente forti scariche diarroiche”. Così Stefano Moretti, papà del piccolo, racconta la triste avventura capitatagli martedì scorso sul litorale vastese e che è finita con il ricovero del figlio presso il reparto di Pediatria dell’Ospedale di Lanciano“Ad oggi la situazione non ancora migliora” spiega parlando dello stato di salute del figlio. “Venerdì ho fatto fare le analisi delle feci da cui è comparso del sangue. In definitiva tutti i medici sono concordi che la responsabilità è dell’acqua del mare inquinata visto che nel fiune Trigno ci sono veri e propri party di Salmonella. Domani avrò la conferma e se così dovesse essere denuncerò tutti i sindaci della zona. Se così dovesse essere DEVONO ANDARE SOTTO PROCESSO. Il Sindaco ha la responsabilità della salute pubblica ma questa norma insignificante viene costantemente disattesa perché l’interesse degli operatori turistici è superiore a quello dei bambini e della popolazione”.

 Stefano Moretti

 

L’ESPOSTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

In una lettera urgente a mezzo fax alla procura della Repubblica di Larino Moretti specifica:”Il piccolo il giorno successivo” il bagno al mare “ha cominciato a mostrare i primi sintomi di disagiofisico fino a registrare nella serata un aumento improvviso ed ingiustificato della temperatura”. Moretti chiede di “svolgere tutte le indagini del caso” al fine di “accertare l’esistenza di colpevoli”. 

 

L’esposto alla procura di Larino

 

“Nessuno sequestra, nessuno mette i divieti di balneazione. Poi se faccio come ho fatto qualche anno che resto in spiaggia fino alle 23 per far mettere i divieti di balneazione il sindaco ed i suoi scagnozzi dicono in giro che sono un disfattista” attacca Moretti. “Domani mattina mi giro tutte le procure di Abruzzo e Molise e vediamo se questo andazzo di corruzione finisce”. 

FIUME TRIGNO: UNA STORIA CONOSCIUTA

Il fiume nasce bello limpido e puro a ben 1200 metri a Capo Trigno in provincia di Isernia per sfociare nel mare Adriatico. A quanto pare, però, durante il suo percorso incontra molti agenti inquinanti. E chi la inquina? Non è dato saperlo. Come sempre, in vista di gravi fatti che potrebbero turbare economie locali, Comuni, Province ed enti preposti tacciono. E noi li paghiamo. Paghiamo Commissari straordinari, sindaci, presidenti di provincia, direttori e mega direttori Arta e Arpa, manager e funzionari. Per cosa? Per nulla. E ci ritroviamo, tanto per cambiare, magistrature e giudici tra i piedi a dover far rispettare le leggi. Possibile che i giudici devono decidere le nostre vite? Cosa fare, cosa mangiare, dove andare e cosa pensare?

L’INTERVENTO DEL MINISTERO 

Il ministero dell’Ambiente, già nel 2013, è intervenuto sul grave degrado del fiume Trigno. Gli organi preposti di cui sopra non avrebbero provveduto alla potabilizzazione delle acque.  Di cosa vogliamo parlare, quindi?

La popolazione non sa. La popolazione chiede notizie ma gli enti non rispondono dopo che si è diffusa la notizia della presenza nelle acque di Salmonella. Comuni e Consorzio di Bonifica hanno vietato l’uso dell’acqua “per scopi umani” e per irrigazione.

Come mai la comunicazione è arrivata in ritardo? Possibile che prima bisogna avvelenare la gente e poi magari arrestare qualche funzionario perché qualcosa cambi? Il Consorzio di Bonifica  Trigno e Biferno perché non hanno diffuso prima la notizia? E il sindaco di Vasto sapeva? Il sindaco di San Salvo sapeva?

Già nel 2010 a Fosso Marino (Vasto) c’erano forti presenze di agenti inquinanti tale da costringere il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, ad installare un cartello con il quale veniva sconsigliata la balneazione. 

E se qualche funzionario o sindaco risalisse a nuoto il Fiume per scoprire chi inquina? Almeno lavorerebbero.

ZdO 

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