Ci voleva la Corte europea per capire che le banche andavano salvate?

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Alla fine si è scoperto che Bruxelles ha preso decisioni che non gli competevano nei confronti dell’Italia. Il Tribunale dell’Unione europea ha, infatti, annullato la decisione della Commissione Ue di bocciare il piano di aumento di capitale di Banca Tercas da parte della Banca Popolare di Bari. La copertura dell’operazione sarebbe stata fatta avvalendosi della copertura del parte del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Per i giudici la Commissione “ha erroneamente ritenuto che le misure a favore di Tercas presupponessero l’uso di risorse statali e fossero imputabili allo Stato”.

di Antonio Del Furbo



Dunque, il Fondo “ha agito in modo autonomo al momento dell’adozione dell’intervento a favore di Tercas” e i giudici ritengono che la Commissione non abbia “dimostrato il coinvolgimento delle autorità pubbliche italiane nell’adozione della misura in questione”.

 

Due gli aspetti che vengono fuori dalla vicenda: uno sul piano politico, l’altro su quello economico. 

 

L’Abi, com’era facilmente prevedibile, esprime “Grande soddisfazione” riguardo la sentenza e chiede che la “Commissione Europea rimborsi i risparmiatori e le banche concorrenti danneggiate dalle conseguenze delle sue non corrette decisioni che hanno imposto nel 2015 la risoluzione delle ‘quattro banche'”. Persino la Lega s’inserisce nel dibattito e riconosce che quegli aiuti erano necessari per salvare il sistema Italia. “Il veto di Bruxelles mandò a carte quarant’otto i piani delle banche e del Tesoro” spiega l’economista del Carroccio, Claudio Borghi. “Ora la Corte Ue -prosegue l’esponente leghista- dice di fatto che il divieto posto da Bruxelles, da cui deriva l’ingente distruzione di ricchezza e di fiducia dei risparmiatori italiani, non era legittimo”.

 

Insomma, tutti felici e contenti oggi. Peccato, però, che all’epoca l’opposizione dura e pura sosteneva il contrario:“Sistema bancario? Le responsabilità politiche sono ben note e sono in capo al Pd, a quelli che l’hanno gestito. Le responsabilità enormi di quella gente, da Renzi a Boschi, le accerterà, spero, la commissione di inchiesta sulle banche e la magistratura“ urlava Luigi Di Maio a reti unificate. Persino il suo compagno di partito, Giorgio Sorial, buttava fango sulla vicenda del salvataggio bancario:“nel novembre del 2015 il governo approva un altro Decreto ‘Salva-Banche’, che azzera quattro istituti del centro Italia, tra cui, guarda caso, Banca Etruria” tuonava Sorial. “L’esborso è di almeno 4 miliardi a carico del sistema bancario. Non sono fondi pubblici, ma è sempre un regalo ai banchieri. Mentre decine di migliaia di risparmiatori piangono lacrime amare”.

Di diverso avviso fu l’Abi che, già all’epoca, aveva ben chiaro la vicenda:”Una legnata per le banche italiane, siamo imbestialiti con l’Europa. I tedeschi possono salvare le proprie banche con i soldi pubblici e con gli aiuti di Stato e l’Italia no, non è possibile”. Queste furono le parole del presidente Abi, Antonio Patuelli, per contestare il “salvataggio delle 4 banche dissestate e commissariate”.

“La sentenza del tribunale Ue conferma che gli interventi di salvataggio del Fitd (Fondo interbancario di tutela dei depositi) per Tercas erano legittimi, così come sarebbe stato legittimo intervenire per Etruria, Marche, Chieti e Ferrara” dice oggi il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni secondo cui “a quelle quattro banche, nel novembre 2015 è stata invece imposta, improvvidamente, la procedura di bail in, con danni enormi sui risparmiatori, sui lavoratori e sulla fiducia di tutti i clienti”.

Quando il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, fu ascoltato in audizione alla Camera dalla Commissione d’inchiesta sulle banche, dichiarò “di essere stato avvicinato dall’allora premier Renzi sul caso Banca Etruria” spiegando di avergli risposto alla domanda su eventuali fusioni in atto e che ne avrebbe parlato solo con il ministro competente, ovvero quello all’Economia, Pier Carlo Padoan. Proprio Visco sostenne anche di non avere ricevuto pressioni da Maria Elena Boschi, ex ministro delle Riforme, sul caso dell’istituto aretino. Poteva esserci, dunque, un interessamento della politica sulle banche? Certo che sì. Cosa c’era di così malvagio se un capo di un governo, per far fronte alle decisioni di Bruxelles, avesse chiesto al numero uno di un istituto di vigilanza informazioni sulle banche? E quand’anche la Boschi avesse fatto domande a orde di funzionari di Bankitalia e Consob, pur esulando formalmente dalle proprie competenze, nulla di criminoso sarebbe stato commesso.

 

Se all’epoca l’Italia avesse fatto valere le sue ragioni, se l’opposizione avesse badato agli interessi dei cittadini e non ad attaccare governo e authority solo per guadagnare qualche voto in più, la storia di salvataggi, scandali e conseguenti danni per i risparmiatori sarebbe stata ben diversa. Quanti risparmiatori e cittadini hanno pagato perdendo denaro e investimenti? La Germania ha fatto arrivare al proprio sistema bancario 270 miliardi di euro in questi anni contro i 30-40 dell’Italia.

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