Arrivano altri superconsulenti a Palazzo Chigi: la carica dei 2800
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Fondi nuovi che arrivano, superconsulenti che si nominano. Il governo Conte pare proprio non volersi assumere le responsabilità. Specie per i Fondi Ue e Recovery.

Così accade che a Palazzo Chigi inizia la grande guerra dei superconsulenti.

Giuseppe Conte vuole assumere direttamente 2.800 esperti per aiutare la Pubblica amministrazione a spendere le risorse, limitando il raggio di azione delle società private del settore. Qualcuno però, come il ministro Provenzano ad esempio, qualche dubbio lo pone: “In questi anni si sono creati rapporti opachi tra politica e aziende“.

In ballo un giro da affari da 2 miliardi di euro

Nella partita sono in ballo tantissimi soldi: solo nella programmazione dei fondi Europei 2014-2020 la spesa dell’Italia per i consulenti esterni, le cosiddette “assistenze tecniche” a supporto della Pa,  è stata pari a 1,6 miliardi di euro: una cifra che non ha paragone in nessun altro Paese Ue.

E come se non bastasse, altri due miliardi di euro sono stati stanziati nella prossima programmazione 2021-2027 e per il Recovery fund. Una montagna di soldi.

Palazzo Chigi dopo anni di magra torna ad assumere per aiutare la pubblica amministrazione nella spesa dei fondi Ue e apre un grande fronte di scontro contro le grandi società private di consulenza finite nel frattempo nel mirino non solo del governo ma anche di Antitrust, Consiglio di Stato e procura di Roma. In questa partita sono in ballo tanti, tantissimi soldi: solo nella programmazione dei fondi Europei 2014-2020 la spesa dell’Italia per i consulenti esterni, le cosiddette “assistenze tecniche” a supporto della Pa,  è stata pari a 1,6 miliardi di euro: una cifra che non ha paragone in nessun altro Paese Ue. E altri due miliardi di euro sono stati stanziati nella prossima programmazione 2021-2027 e per il Recovery fund. Una montagna di soldi.

L’affare

Se da una parte ci sono i colossi europei come Kpmg, Deloitte e Pricewaterhouse, dall’altra ci sono quelli italiani come Lattanzio, e società para pubbliche come Invitalia. Aziende che si trovano, il più delle volte, nella posizione di fare i controllori e i controllati. L’Anci ha calcolato in oltre 3 miliardi di euro la spesa fatta con i fondi europei della programmazione 2014-2020 per venire in soccorso della pubblica amministrazione. Di questa somma, 1,6 miliardi va alle assistenze tecniche. Contratti assegnati con gare milionarie: la Consip ha bandito nel 2016 una gara da 262 milioni per l’assistenza tecnica nelle regioni. Consip ha bandito anche una seconda gara da 66 milioni per aiutare le Autorità di certificazione: gara dalla quale sono partite indagini dell’Antitrust e della procura di Roma. In tema di appalti, solo per il programma Resto al Sud, Invitalia ha ottenuto una convenzione per assistenza tecnica da ben 40 milioni. Somma che, a quanto pare, non ha aiutato le aziende. Di certo c’è che nonostante questa mole di consulenti esterni l’Italia resta indietro nella spesa dei fondi Ue: l’ultimo report sulla certificazione evidenzia che l’Italia risulta ferma al 35 della spesa.  

Il piano Conte-Provenzano

Il governo ha deciso di fare da solo proprio in virtù dei risultati pessimi degli anni precedenti. La manovra di bilancio approvata da Palazzo Chigi e inviata alle Camera, all’articolo 31 si legge una norma dal titolo: “Rigenerazione amministrativa per il rafforzamento delle politiche di coesione territoriale nel Mezzogiorno”. Ciò significa che si mettono 130 milioni di euro sul piatto per assumere con contratti fino a 36 mesi 2.800 esperti da “reclutare” nelle amministrazioni che devono spendere i fondi di Bruxelles: ministeri, Regioni e Comuni. Il grande sponsor di questa norma è Provenzano. “In questi anni – dice il ministro all’Espressosi sono creati rapporti opachi tra pezzi di politica e amministrazione e società private di consulenza, destinatarie di risorse per le assistenze tecniche ma che hanno restituito poco all’amministrazione, visti gli scarsi risultati nell’avanzamento della spesa e direi anche nella qualità degli investimenti. Io dico che occorre adesso correggere il tiro e iniziare a cambiare rotta: reclutando a livello centrale giovani qualificati, consolidando il sistema delle task force, sostenendo le centrali di spesa, dai ministeri ai Comuni passando per le Regioni, con nuove competenze che oggi mancano”. 

Un piano ambizioso che mette nel mirino le grandi lobby che controllano in tutta Europa il mercato delle assistenze esterne. Un sistema che non accetterà di buon grado una riduzione del loro enorme giro di affari: si parla di almeno 4.000 assunzioni esterne.


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