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Chissà in quanti si saranno sentiti ‘mancare’ dopo aver saputo che la Cassazione ha riconosciuto il velox quale strumento di prevenzione e non di repressione. Quasi sempre, i controlli a tappeto fatti da polizia, carabinieri e, udite udite, polizia locale, risultano mezzi di ‘repressione di massa’. L’organo della giustizia, come più volte accaduto, ha preso questa gente per l’orecchio e gli ha ricordato di essere al servizio dei cittadini e non contro di essi.

Chissà in quanti si saranno sentiti ‘mancare’ dopo aver saputo che la Cassazione ha riconosciuto il velox quale strumento di prevenzione e non di repressione. Quasi sempre, i controlli a tappeto fatti da polizia, carabinieri e, udite udite, polizia locale, risultano mezzi di ‘repressione di massa’. L’organo della giustizia, come più volte accaduto, ha preso questa gente per l’orecchio e gli ha ricordato di essere al servizio dei cittadini e non contro di essi.

Alle divise blu, bianche e nere gli va ricordato perché sono convinti di essere la legge e non, come in realtà dovrebbe essere, persone (?) per mezzo del quale lo Stato esercita le proprie funzioni. Si dice spesso che l’Italia rappresenta la nazione delle associazioni, dei comitati che non permettono un reale sviluppo del paese. Se lo Stato si affida a questi garanti la nascita di movimenti a difesa del cittadino è un obbligo. 

La Cassazione: se c’è truffa gli autovelox vengono sequestrati 

Il 23 Maggio scorso la Corte di Cassazione ha affrontato il caso degli autovelox nascosti e imboscati. I giudici della Corte hanno scritto che lo strumento non deve fungere da repressione ma bensì da prevenzione. Alla luce di ciò le apparecchiature tecniche per il rilevamento della velocità devono essere posizionate in maniera ben visibile e preannunciate da un cartello ben visibile a non meno di 400 metri. Non solo. I giudici, per la prima volta, hanno detto che gli autovelox usati impropriamente o illecitamente possono essere sottoposti a sequestro.

Legge chiara ma le applicazioni farraginose

Come accade solo in Italia, la materia legale è abbastanza complessa. Le norme sono chiare, eppure sono state necessarie dodici circolari ministeriali per mettere in riga gli Enti locali (specie i Comuni), obbligandoli ad avvisare gli automobilisti con cartelli chiari e autovelox ben visibili. L’allora ministro dell’Interno Maroni, nel 2009, è stato costretto ad emanare la madre di tutte le direttive (che poi era un riassunto delle precedenti dodici circolari) in cui esigeva dai Comuni un comportamento “pulito” in materia di autovelox. Tutto risolto? Manco per niente. Sull’anima truffaldina dei berretti bianchi è dovuta intervenire persino la Cassazione che ha dovuto ricordare ai Comuni che la legge va rispettata. Pensate un po’ come siamo messi in Italia.

La Guardia di Finanza indaga nei Comuni

La GdF parla di spartizione di incassi  delle multe tra Comuni e ditte che forniscono gli strumenti di controllo da remoto. Anche su questo, ancora una volta, è dovuto intervenire lo Stato per far passare alla lente d’ingrandimento i contratti stipulati tra gli enti pubblici e le ditte. Nel 2011, in 146 Comuni, furono installati autovelox truccati. Un 60enne, proprietario di diverse società del settore, fu indagato dalla Guardia di Finanza. L’uomo, con la complicità dei Comuni, vinceva le gare e installava velox truccati. Solo 2 erano omologati così che nei verbali venivano riportate sempre quelle due matricole, in qualsiasi luogo d’italia venisse inflitta la sanzione. La truffa portò 

Nella lista anche Comuni abruzzesi

Ovviamente nella lunga lista dei Comuni coinvolti nella maxi-truffa erano coinvolti anche alcuni abruzzesi: Anversa Degli Abruzzi (Aq), Balsorano (Aq), Basciano (Te), Bugnara (Aq), Canosa Sannita (Ch), Collarmele (Aq), Colledara (Te), San Giovanni Lipioni (Ch), Santa Maria Imbaro (Ch), Tossiccia (Te) e Treglio (Ch). 

I Vigili di San Martino sulla Marrucina e Guardiagrele esperti imboscati

A maggio dell’anno scorso la foto di una pattuglia della municipale di Guardiagrele fece il giro del mondo. La vettura dei cappelli bianchi era imboscata sulla strada provinciale 538 Marrucina al Km. 24+300 con tanto di rilevatore di velocità. La strada in quella settimana fu assediata dai vigili tanto forte era il gusto di far cassa a discapito degli automobilisti. Ecchissenefrega se il prefetto ordina e la legge impone: la legge sono anche loro e quindi se la fanno come dicono. Punto. E guai a chi protesta.

Sindaco e Vigili lontani dalla realtà

Cosa dichiararono all’epoca i ‘super poliziotti’ e il sindaco Salvi? I ‘bianchi cappelli’ dissero che:«il cittadino si sbaglia, in quanto la contestazione immediata è prevista semmai con attrezzature che consentono tale procedura e non quando si utilizzano autovelox come i nostri senza ripetitore». Poi sulla segnaletica dissero che:«Nessuna irregolarità perché quelle postazioni si servono di segnaletica mobile». Come se non bastasse Sandro Salvi disse la sua dichiarando che la colpa è delle:«richieste sempre più pressanti dei residenti, a Piana San Bartolomeo e ancor di più nell’adiacente Melone, dove le auto sfrecciano come bolidi». 

A questo punto mi chiedo se quelli che votiamo per rappresentarci ci credono talmente tanto idioti da poter diffondere tali comunicati. Sandro Salvi avrebbe dovuto prendere le distanze da un comportamento illecito della propria polizia municipale e sottolineare che la prevenzione non si fa imboscando le auto dei vigili. E il comandante della stazione conosce gli articoli di legge e le ordinanze prefettizie? 

Caro comandante si studi la legge insieme ai suoi sottoposti. 

di Antonio Del Furbo


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